Fiction: il Barbarossa di Bossi parla rumeno

Fiction: lo 'zingarume' rumeno al servizio della miniserie Barbarossa, volta da Umberto Bossi

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    Renzo Martinelli

    Potenza della Tv: la miniserie Barbarossa, fortemente caldeggiata da Bossi - come emerso anche dalle intercettazioni tra Berlusconi e Saccà - si sta girando in questi giorni in Romania, con centinaia di comparse rumene e rom a impersonare i coraggiosi lombardi che fermarono l’avanzata dell’imperatore. Segnali di riappacificazione politica? Macchè, semplici esigenze di budget. “Lo zingarume rumeno costa poco“, ha affermato il regista Renzo Martinelli. Ed è subito polemica.

    E’ nata sotto i peggiori auspici questa miniserie Rai, per anni in attesa del via libera da Viale Mazzini poi messa nei piani di produzione di RaiFiction, anche grazie alle insistenze del Cavaliere che se ne è fatto promotore presso Agostino Saccà per conto del suo alleato politico (qui la telefonata incriminata). Ora è ‘finalmente realtà’, per la gioia dei sostenitori del Carroccio, che vedranno sia al cinema che in tv le imprese di Alberto da Giussano e dei suoi 900 uomini che combatterono e sconfissero l’imperatore Federico Barbarossa, garantendo così la libertà al territorio lombardo con il sacrificio della propria vita. E a fare da manovalanza all’impresa lombarda troviamo anche qui centinaia di rumeni, impegnati a fare da comparse o a realizzare scenografie e costumi.

    Il parallelo tra le lotte per la libertà del XII secolo e i rapporti tra leghisti e rumeni del XXII balza immediatamente agli occhi, e qualora ai più sfuggisse, visto che è ormai prassi dell’industria audiovisiva italiana (e non solo) servirsi di location e maestranze dei Paesi dell’Europa dell’Est, ci pensa il regista Renzo Martinelli a riportare tutto sul piano politico e non più cinmeatografico-televisivo. “Per la manovalanza ci serviamo dello ‘zingarume’ rumeno, a 400-500 euro la settimana” ha tenuto a precisare Martinelli a proposito del buon ‘rapporto qualità-prezzo’ che la location garantisce e che gli ha permesso di avere una troupe di 130 persone, con solo 15 italiani a fare da caposquadra, cavalli e stuntman a volontà, macchinisti senza vincoli sindacali e a costi ridotti di un quinto (“un macchinista in Italia costa 1500 euro al giorno, qui 300″) con i 30 milioni di dollari stanziati per la realizzazione della miniserie. Insomma la solita storia sul ‘costo del lavoro’ in Italia che ha portato molte industrie a trasferirsi nell’Est, non solo quella cinematografica.

    Inutile dire che l’uscita sullo ‘zingarume’ ha fatto storcere il naso a molti. Passa così in secondo piano il ‘valore’ fictional dell’opera, nella quale sono impegnati una serie di attori di varia estrazione e di vario livello: da Rutger Hauer (Barbarossa) a Raz Degan (Alberto da Giussano), da Murray Abraham a Kasia Smutniak, da Cecile Cassel ad Angela Molina. Insomma un cast eterogeneo che vedremo prima sul grande schermo e poi in tv, secondo una tendenza che si va affermando sempre di più nel mercato fictional italiano.

    Prima o poi vedremo i risultati di questa impresa, ma siamo sicuri che nel frattempo torneremo a parlarne.