Yara Gambirasio, Masi contro l’accanimento mediatico Rai

Mauro Masi richiama i direttori di rete perché spingano le trasmissioni di approfondimento a moderare i toni sul caso di Yara Gambirasio per tutelare i minori davanti alla Tv

Pubblicato da Giorgia Iovane Mercoledì 2 marzo 2011

Yara Gambirasio, Masi contro l’accanimento mediatico Rai
LaPresse

Il ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio, avvenuto sabato scorso nella campagne nei dintorni di Brembate di Sopra, ha risvegliato l’interesse dei media – soprattutto della tv – sulla vicenda delle 13enne scomparsa da casa lo scorso 26 novembre. E’ immediatamente scattato il circo delle inchieste televisive, con tutte le trasmissioni impegnate a ricostruire gli ultimi momenti di vita della ragazza e a stilare il profilo del possibile assassino. Per evitare che si scateni un nuovo caso Scazzi, Mauro Masi, direttore generale Rai, ha redarguito le trasmissioni Rai ad attenersi al Codice Tv e Minori, per non turbare il pubblico in fascia protetta.

Come sempre, gli sviluppi di un caso di cronaca drammatico scatena l’interesse di tutte i talk, i rotocalchi gli approfondimenti della tv pubblica e privata. E così da giorni il caso di Yara Gambirasio ha conquistato tutte le fasce orarie della tv, con indagini mediatiche accurate sugli ultimi momenti di vita della 13enne uccisa con 6 coltellate nelle campagne della bergamasca.
 
Per evitare che si ripeta il delirio mediatico seguito al caso Scazzi, che continua a imperversare con i continui sviluppi inattesi che arrivano dalla Procura di Taranto, il direttore generale della Rai richiama ufficialmente i direttori di rete perché spingano le trasmissioni del daytime ad assumere un atteggiamento più responsabile sui contenuti trasmessi in fascia protetta, per tutelare i minori da particolari macabri spesso al centro delle discussioni tra esperti, avvocati, medici legali, giornalisti – interpellati peraltro non per specifica conoscenza del caso, ma perché utili a riempire con opinioni spesso personali ore e ore di trasmissione.
 
Maggiore libertà, invece, per le trasmissioni di seconda serata, come Porta a Porta, che non a caso in questi ultimi due giorni è arrivato davvero a sostituirsi agli inquirenti facendo proprie indagini sul posto, ricostruendo la sequenza dei movimenti della ragazza, noti e ipotizzati, anche sulla scia dei dati telefonici e delle testimonianze fin qui raccolte.
A meno che non arrivino sanzioni sarà difficile che programmi come La Vita in Diretta o Pomeriggio sul Due cambino indirizzo; sarebbe utile, però, richiamare all’ordine anche i Tg, sempre più spesso impegnati a spingere sul pedale dell’emozione che a raccontare i fatti: e questo è anche peggio.