Sformat di Mariano Sabatini – Amore criminale senza volerlo alimenta la morbosità attorno ai casi di cronaca nera

Pubblicato da Mariano Sabatini Giovedì 15 novembre 2012

Sformat di Mariano Sabatini – Amore criminale senza volerlo alimenta la morbosità attorno ai casi di cronaca nera
LaPresse

Il tema della violenza sulle donne è molto “caldo”, se ne dibatte comprensibilmente con passione e frequenza. Qualcuno ha pensato addirittura di inventare il neologismo femminicidio, come se non bastasse il termine arcaico. Come se occorresse una parola ad hoc per raccontare la bestialità di certi uomini; il che mi appare come un onore spropositato. A volte la troppa partecipazione nel gestire ambiti così delicati porta a commettere delle leggerezze.

Serve distanza, freddezza, bisogna evitare l’accanimento terapeutico dilettantesco e lasciare che i professionisti si occupino di quello per cui si sono formati. A tal proposito, ho visto un’attrice intelligente, Lunetta Savino, leggere un testo a margine di una partita di calcio ripresa dalla tv. Tre minuti di raccoglimento e contrizione concordati, ai margini del rito virile per eccellenza, liturgia domenicale che la maggioranza degli uomini amano sopra tutto. Calcio d’inizio, coscienze tacitate, e tanti saluti.

È perciò che guardo con sospetto a programmi come Amore criminale, il venerdì in prima serata su Raitre, con Luisa Ranieri nel ruolo di presentatrice. Bellezza semplice, sguardo intenso, Ranieri intervista brevemente avvocati ed esperti, poi lancia i servizi con le testimonianze di donne e minori – i minori sono la novità della stagione – vittime di violenze. Sempre meglio dell’enfasi nevrotica di Camila Raznovich, ma Ranieri è un’attrice e si percepisce che recita, legge con scrupolo ciò che gli autori hanno la cortesia di porgerle.

I filmati, su musiche ben scelte e utili a moltiplicare le emozioni, sono molto simili a dolenti videoclip. L’iperrealismo che domina il format (a firma di Matilde D’Errico, Maurizio Iannelli e Luciano Palmerino), con più casi giustapposti, alimenta il voyeurismo di un’ampia fetta di telespettatori; gli stessi che decretano il successo di questo genere televisivo, sovrabbondante su tutte le reti. Quarto grado in primis. Le protagoniste dei casi di cronaca vengono invitate in studio a leggere la motivazione della scelta di visibilità, manco avessero bisogno di una pubblica assoluzione.

In apertura la presentatrice prega gli adulti di tenere i minori lontani dal programma, così se per caso – come verosimile – un quattordicenne fosse davanti alla tv da solo sarebbe avvinto fino alla fine. Di volta in volta arrivano in studio attori, Vincenzo Salemme o Flavio Insinna, testimonial volenterosi contro la maschia ferinità. Così anche i lettori di Chi e Vero sono accontentati. Ma su tutto aleggia l’alibi incontrovertibile della giusta causa.