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Sformat di Mariano Sabatini – A Junior Masterchef cucinare è un gioco da ragazzi

La tv spesso abusa della presenza dei bambini nei programmi come nel casi di Junior Masterchef Australia

Pubblicato da Mariano Sabatini Martedì 20 novembre 2012

Sformat di Mariano Sabatini – A Junior Masterchef cucinare è un gioco da ragazzi

Ti pareva che non piazzavano i bambini anche in cucina? Tanto poi c’è quell’asparago di Marco Bianchi che li mette a dieta… Ci penseremo, intanto su Cielo è in programmazione la seconda stagione di Junior Masterchef Australia, dove gli aspiranti cuochi sono preadolescenti tra gli otto e i dodici anni, divisi in squadre avversarie, e rivelano sorprendenti abilità cuciniere. In una delle sfide richieste dalla produzione sono chiamati a realizzare un intero menù in un ristorante affollato da cinquanta critici gastronomici.

Con la supervisione di quattro tutor, dovranno preparare: gamberi alla griglia con formaggio di capra al pepe e salsa agli agrumi; quaglie all’olio d’oliva con melanzane speziate; filetto di manzo marinato con purea di cavolfiore e riduzione di uva nera; ciliegie sciroppate in crema, decorate con sfogliatine fresche. Alla faccia. Roba da far rizzare le papille gustative alla sola vista e indurre il terrore persino in uno chef professionista.

I bambini alle prese con la pulitura dei crostacei, la denocciolatura delle ciliegie, l’impasto e la cottura in forno delle cialdine… dimostrano una manualità difficile da concepire se non li vedessi all’opera, tra l’altro con il tempo che incalza. In sala, i criticoni assaggiano e si stupiscono per un nocciolo dimenticato o una carne malcotta. Non so quale preparazione e studio, magari con implicazioni schiavistiche, possa esserci dietro – e certo i piccoli cuochi non saranno nati con il grembiule indosso e il mattarello in mano – ma i piccoli sembrano divertirsi. E se è vero che questa tv abusa spesso dei minori, con la connivenza dei genitori, snaturando ingenuità e spensieratezza ad esempio dei piccoli cantori; questo format non tradisce implicazioni divistiche né una competizione portata all’estrema sopportazione.

Nella disinvoltura che dimostrano per la preparazione e la presentazione dei piatti, come nell’organizzazione del lavoro in squadre, è addirittura ravvisabile un che di pedagogico. E per fortuna il tutto è lontano anni luce dalla drammatizzazione esasperata della versione adulti. Si vede che la cucina è davvero un “gioco da ragazzi”.