Sanremo 2012: nessuna pietà per Celentano, c’è sempre un motivo per attaccarlo

Pubblicato da Giorgia Iovane Venerdì 3 febbraio 2012

Sanremo 2012: nessuna pietà per Celentano, c’è sempre un motivo per attaccarlo

Che la partecipazione di Adriano Celentano a Sanremo 2012 avrebbe catalizzato quasi completamente l’attenzione di media, commentatori, politici e opinione pubblica era scontato, ma ormai siamo già al ridicolo e mancano ancora due settimane all’inizio del Festival. Il caso del compenso record è emblematico: prima si contestano le cifre, costringendo l’organizzazione del Festival a far chiarezza, quindi si critica per la beneficenza strillata. Insomma, qualsiasi cosa faccia Celentano è destinato a sbagliare. E tutto ci sa di opportunismo e ipocrisia.

Sanremo è un evento talmente mediatico da polarizzare ed enfatizzare qualsiasi ‘sciocchezza’ trapeli al riguardo: ogni capello diventa una trave e fin qui nulla di strano, visto che fa parte del rituale stesso della kermesse musicale.

Non smettiamo di stupirci, però, della bagarre di reazioni mediatiche e politiche (con queste ultime a fare da cassa da risonanza a vicende che potrebbero essere liquidate con una scrollata di spalle) che si scatena puntualmente con i superospiti italiani. L’anno scorso toccò a Benigni, quest’anno a Celentano: considerato il diverso carattere, con il Molleggiato che non se ne tiene una, l’effetto ‘ridondanza’ è assicurato.

Resta emblematico per noi, però, il caso del suo compenso per Sanremo 2012: appena sono circolate le cifre si è scatenato l’inferno, con politici indignati per lo spreco di risorse pubbliche (entrando anche nel merito del ‘valore’ dell’artista) in tempo di crisi, che non hanno perso tempo a proclamare scioperi del telecomando e a chiedere tagli a Passera e Monti.

Di fronte all’ondata di ‘indignazione’ e ‘scandalo’ – spesso lanciata da chi nega di appartenere a una delle tante caste italiane – Gianmarco Mazzi ha pensato bene di chiarire i termini contrattuali di Celentano per Sanremo 2012, con ampi dettagli sulla beneficenza decisa dal Molleggiato con un articolato piano e la collaborazione di sette sindaci italiani, chiamati a segnalare famiglie in particolare stato di necessità.

Apriti cielo! Don Vinicio Albanesi ha definito ‘diabolica’ l’iniziativa di Celentano, fondatore di un nuovo reality ai danni dei poveri; i politici non hanno mollato l’osso, cambiando leggermente tiro ma di fatto accusando Celentano di fare beneficenza con i soldi degli altri (e dimenticando che Celentano in ogni caso verserà di propria tasca gli oneri fiscali legati al compenso e alla donazione) e di sbandierare ai quattro venti quel che invece, per essere benemerita, dev’essere celato.

Beh, se il contratto di Celentano fosse stato un segreto tutti a polemizzare sui compensi e ad attaccare le scarsa trasparenza della Rai (noi per primi), ma quando sono stati svelati i dettagli per placare lo ‘sdegno’ per il cachet troppo alto, tutti a puntare il dito contro la beneficenza sbandierata. Prima l’hanno additato come un avido approfittatore, che predica bene e razzola male, chiedendo la verità e ‘costringendo’ di fatto Mazzi a ‘vuotare’ il sacco.
Quando la verità è stata annunciata, tutti a dire che bisognava tacerla.
Ma che senso ha? Solo quello di mandare comunicati stampa per conquistare 15′ di celebrità ‘sulle spalle’ di Sanremo e di Celentano.