Cristiano De Andrè al Festival di Sanremo 2014: scheda e testi delle canzoni

Cristiano De Andrè sarà uno dei concorrenti della prossima edizione del Festival di Sanremo: ecco la sua storia

Pubblicato da Simone Morano Martedì 31 dicembre 2013

Cristiano De Andrè al Festival di Sanremo 2014: scheda e testi delle canzoni

Cristiano De Andrè sarà uno dei protagonisti più attesi del Festival di Sanremo 2014. Non tanto – o non solo – per la sua carriera musicale o per il nome che porta: ma soprattutto perché, in questi anni, ha dimostrato di essere genio e sregolatezza, di avere un comportamento fumantino che in più di un’occasione lo ha portato sui giornali. Nato il 29 dicembre del 1962 a Genova, grazie alle frequentazioni del padre Fabrizio Cristiano è sempre stato a diretto contatto con importanti personalità dell’arte e dello spettacolo del nostro Paese (da Gino Paoli a Paolo Villaggio).

Abile musicista (ha studiato chitarra e violino al Conservatorio Niccolò Paganini della sua città), prima di intraprendere la carriera da solista è stato uno dei componenti della band Tempi Duri.

Cristiano De Andrè è salito sul palco dell’Ariston per la prima volta nel 1985, quando ha concorso nella categoria Giovani con la canzone scritta da Roberto Ferri Bella più di me, che si è aggiudicata il Premio della Critica arrivando quarta in classifica.

Al prossimo Festival di Sanremo, l’artista genovese porterà i brani Il cielo è vuoto e Invisibili.

Per lui sarà un’importante occasione di riscatto dopo un passato recente non esattamente tranquillo: dopo aver registrato nel 2012 il tributo a Giorgio Gaber Per Gaber… io ci sono, infatti, nel gennaio del 2013 Cristiano è stato ricoverato al Policlinico di Milano dopo essere stato trovato dalla polizia in stato di alterazione.

L’inizio di quest’anno, dunque, è stato caratterizzato da un momento difficile, al quale è seguita però la pubblicazione di un nuovo album, Come in cielo così in guerra, realizzato con Corrado Rustici.

https://www.youtube.com/watch?v=nKJJAHkIQQc

Come detto, nel passato di Cristiano De Andrè ci sono anche episodi drammatici: nel 2004, per esempio, il cantante è stato condannato per lesioni dopo avere picchiato la sua compagna. Nel 2006, invece, è stato arrestato per violenza, minacce e resistenza a pubblico ufficiale a Santa Margherita Ligure dopo aver picchiato, da ubriaco, due carabinieri.

Il suo rapporto con Fabio Fazio si nutre di una profonda stima reciproca, come dimostra la partecipazione di Cristiano allo speciale di Che tempo che fa dedicato a Fabrizio De Andrè a gennaio del 2009.

Non rimane, quindi, che scoprire cosa ci riserverà l’artista genovese sul palco dell’Ariston tra poco meno di due mesi.


Il cielo è vuoto

di D. Faini – D. Mancino – C. De André – D. Faini – D. Mancino
Ed. Universal Music Italia/Nuvole Edizioni Musical/
Universal Music Publishing Ricordi – Milano

Il cielo è vuoto, c’è soltanto il sole
Che acceca la terra e fa esplodere il grano
E noi che intanto bruciamo
Il cielo è vuoto perché aspetta il seme
Dei nostri sogni e di quello che faremo
Di quello che faremo
È un mantice il cielo è una strana officina
È Dio che si dimentica di fare tutto il suo lavoro
Si stacca l’anima non fa più rumore
Puoi chiudere gli occhi ma non puoi più morire
E me ne frego di quale luce sei illuminata
Io sono illuminato dai lampi che sono tutto il mio sereno
Non posso accettare niente di meno di quello che
Di quello che mi aspetto da te
Ed io mi aspetto molto da te
Il cielo è vuoto c’è soltanto il respiro
È solo un miraggio per prenderci in giro
Non puoi più fingere con me
È un limite il cielo, è un segreto è un tesoro
È Dio che si dimentica di fare tutto il suo lavoro
Si stacca l’anima non fa più rumore
Puoi chiudere gli occhi ma non puoi più morire
E me ne frego di quale luce sei illuminata
Io sono illuminato dai lampi che sono tutto il mio sereno
Non posso accettare niente di meno di quello che
Di quello che mi aspetto da te
Ti accorgi che il cielo è vuoto
Perché la nostra immaginazione
Ha bisogno di spazio, ha bisogno di spazio
È vuoto perché la nostra immaginazione,
Naviga nello spazio
Si stacca l’anima non fa più rumore
Puoi chiudere gli occhi ma è vietato morire
E me ne frego di quale luce sei illuminata
Io sono illuminato dai lampi che sono tutto il mio sereno
Non posso accettare niente di meno di quello che
Di quello che mi aspetto da te
Ed io mi aspetto molto da te
Io mi aspetto molto da te
Io mi aspetto molto da te


Invisibili

di F. Ferraboschi – C. De André
Ed. Nuove Edizioni Musicali – Milano

Tu abitavi in via dell’amore vicendevole
E io qualche volta passeggiavo da quelle parte lì
Il profumo dell’estate a volte era gradevole
E le tue medagliette al merito sul petto brillavano
Brillavano molto più dei miei lividi
Tu camminavi nell’inquietudine
E la mia incudine era un cognome inesorabile
Un deserto di incomunicabilità
Tu eri laureato in danni irreversibili che la droga provoca al cervello
Io un po’ di questo un po’ di quello
In fondo niente di veramente utile
Tu eri bravissimo a specchiarti nelle vetrine
Io altrettanto a svuotare le cantine
Per noi amici, pochi amici, pochissimi amici
Tu eri fortissimo a inventarti la realtà
Io liberissimo di crederla o non crederla
E ho sempre sperato che qualcuno un giorno
Potesse parlare male di noi
Ma eravamo invisibili, talmente invisibili che non ci vedevamo mai
Stu ténpu
Ch’u s’é pigiòu a beléssa e u nostru cantu
Pe ripurtane inderée sénsa ciü un nostru sensu
Ma òua che se vedemmu
Dumàn tüttu u cangiàa
Tu abitavi in via dell’amore vicendevole
E io avevo preso una stanza in affitto da quelle parti lì
Io dimostravo fondamentalmente i miei anni
Tu ormai non sapevi più quali fossero i tuoi
Perché a Genova si mo,riva a vent’anni
Ma senza diventare mai, mai degli eroi
Coi tuoi separati a colpi di calibro trentotto
E i miei tenuti insieme nella speranza per l’umanità
Noi sempre oltre ogni limite
Quel limite era una scommessa da non perdere mai
Tu eri bravissimo a ballare sulle rovine
Io altrettanto a rubare comprensione
Di noi amici, pochi amici, pochissimi amici
Tu eri fortissimo a inventarti la verità
Io liberisismo di crederla o non crederla
Io ho sempre sperato che qualcuno un giorno
Potesse accorgersi di noi
Ma eravamo invisibili, che non ci vedevamo mai
Stu ténpu
Ch’u s’é pigiòu a beléssa e u nostru cantu
Pe ripurtane inderée sénsa ciü un nostru sensu
Ma òua che se vedemmu
Dumàn tüttu u cangiàa
Stu ténpu
Ch’u s’é pigiòu a beléssa e u nostru cantu
Pe ripurtane inderée sénsa ciü un nostru sensu
Ma òua che se vedemmu
Dumàn tüttu u cangiàa