Nuova clamorosa presa di posizione del CdA Rai sulla questione Par Condicio in tv e sulla cancellazione dei talk show politici: il Consiglio di Amministrazione della Tv di Stato ha scelto di rimandare la palla alla Commissione di Vigilanza Rai e non assume nessuna decisione in merito al ritorno dei talk politici in tv. Ha dato, invece, incarico al direttore generale Mauro Masi di presentare nuovamente la questione alla Vigilanza, l’unica a poter decidere sul da farsi. Peccato, però, che la cancellazione totale degli show politici sia stata decisa proprio dal CdA. Fioccano le proteste: il presidente della Rai Garimberti, che auspicava un ritorno della politica in tv, si è detto amareggiato; per Gentiloni (PD) quello della Rai è un vero e proprio suicidio. Soddisfatto Capezzone (PdL).
E’ una curiosa coincidenza che Tribuna Elettorale compia 60 anni proprio nell’annus horribilis dell’informazione politica in tv e soprattutto in Rai, artefice proprio del primo sostanziale cambiamento nella comunicazione politica nazionale. Vale la pena ricordarlo proprio oggi, mentre il CdA Rai sta decidendo se reintrodurre i talk show politici - cancellati qualche settimana fa per rispettare al meglio il regolamento approvato dalla Commissione di Vigilanza contro cui si è espresso il Tar del Lazio, almeno per quel che riguarda l’estesione del regolamento alle Tv private - e alla vigilia del ciclo di tribune e conferenze stampa elettorali in vista delle Elezioni Regionali del 28 e 29 marzo. E certe coincidende acquistano un valore simbolico: nel 1960 la Rai apriva le porte della tv alla Politica, prima ancora che lo facessero gli Usa; nel 2010 speriamo in uno spiraglio. In alto la sigla e l’inizio della prima tribuna elettorale.
Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Sky, La7 e Mediaset contro il regolamento approvato dalla Commissione di Vigilanza Rai in materia di par condicio, che ha di fatto reso impossibili i talk politici in tv, esteso poi a tutte le tv private. Per una ‘migliore’ applicazione del regolamento, poi, il CdA Rai ha deciso lo stop ‘incondizionato’ per tutti i programmi ‘potenzialmente’ politici (da Annozero a Ballarò, da Porta a Porta a L’Ultima Parola) onde evitare possibili sanzioni all’Azienda. Ma a questo punto torna tutto in gioco: previsto per lunedì un CdA Rai per ridiscutere la misura alla luce della sentenza del Tar, che dà a questo punto alle tv private la possibilità di occuparsi delle prossime elezioni regionali.
Pupo ed Emanuele Filiberto, come è noto, non lasciano la prima serata del venerdì di RaiUno, ma cambiano programma: terminato I Raccomandati conducono da stasera Ciak Si Canta!, rubato al fotofinish allo sfortunato Pino Insegno (penalizzato dal flop di Insegnami a Sognare). Ma la decisione di lasciare la premiata coppia, giunta perfino seconda a Sanremo 2010 con Italia Amore Mio, nel prime time dell’Ammiraglia Rai non è stata indolore: il CdA Rai si è spaccato. Dove non ha potuto la Par Condicio ci sono riusciti Pupo & il Principe.
Dopo la decisione del CdA di bloccare tutti i talk show politici fino alle elezioni regionali, il clima a Viale Mazzini è incandescente: il Presidente della Rai, Paolo Garimberti, avanza “seri dubbi sulla costituzionalità” di alcune parti del regolamento approvato a inizio febbraio dalla Commissione di Vigilanza Rai, ma la dichiarazione più sconvolgente è quella del DG Rai, Mauro Masi, che ha definito la scelta del CdA “l’unica concretamente possibile per adempiere al regolamento varato dalla commissione di Vigilanza e di escludere così il rischio di sanzioni per l’azienda“. Michele Santoro, intanto, medita come andare in onda con il suo Annozero in versione ‘integrale’: che sbarchi sul web? Youdem.tv è pronto a dargli spazio.
Il Cda della Rai ha deciso di sospendere tutti i talk show politici in onda sui tre canali della Tv di Stato fino alla tornata elettorale del 28 e 29 marzo prossimo. Stop quindi per Annozero, Ballarò, Porta a Porta e L’Ultima Parola, che verranno sostituiti, dove possibile, da tribune elettorali. Rivolta del mondo dell’informazione: Giovanni Floris parla di “silenzio dell’informazione“, Vespa di “decisione grave, ingiusta e sorprendente”, mentre la Fnsi insieme al sindacato dei giornalisti Rai ha indetto per le 17.00 una conferenza stampa con tutti i conduttori coinvolti dalla decisione del CdA.
Non accennano a placarsi le polemiche sul regolamento della campagna elettorale Rai per le trasmissioni tv nel mese che precede le Elezioni Regionali del 28 e 29 marzo prossimo. Martedì Ballarò si è occupato del caso Bertolaso, mentre questa volta tocca ad Annozero andare in onda in attesa che scatti il ‘blocco’ dei talk politici. Ma Michele Santoro non intende lasciare la prima serata alle tribune elettorali e lo comunica al direttore generale della Rai, Mauro Masi: “Annozero potrà comunque continuare ad andare in onda con cadenza settimanale senza politici“.
Il Presidente della Rai, Paolo Garimberti, ha deciso di non tentare alcuna mediazione tra la Commissione di Vigilanza Rai, cha ha approvato a maggioranza il regolamento per le trasmissioni Rai in vista della campagna elettorale delle prossime regionali, e il CdA, oppostosi nelle sue componenti di centrosinistra. Dettosi “profondamente deluso” dalle decisioni della politica, Garimberti esclama: “La Rai applicherà le norme approvate dalla commissione: si assumano dunque, tutte le responsabilità del caso“. “Ci batteremo con tutte le nostre forze per andare in onda” ha detto Michele Santoro in apertura di Annozero, nel video in alto.
I consiglieri del centrosinistra del CdA Rai hanno chiesto al presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, di intervenire perché venga modificato il regolamento sulla campagna elettorale Rai per le prossime elezioni regionali. Il regolamento, pronto a ‘cancellare’ per un mese i talk politici, è stato approvato a maggioranza dalla Vigilanza e quindi non verrà nuovamente sottoposto al suo giudizio. Domani, invece, verrà esaminato dal CdA. Gli esponenti di minoranza chiedono di “non comprimere l’autonomia editoriale della Rai“. Sul piede di guerra Vespa e Floris. E Berlusconi commenta la decisione della Commissione: “Fermare quelli che ormai sono pollai televisivi non è né scandalosa né preoccupante anche perché potrebbero essere sostituite da tribune politiche“.
Il Presidente della Commissione di Vigilanza della Rai, Sergio Zavoli, si è detto favorevole alla pubblicazione dei compensi dei conduttori Rai, provocatoriamente richiesta da Renato Brunetta ospite di una buntata di dicembre di Cominciamo Bene. La questione ora è passata nelle mani del direttore della Rai Mauro Masi e del Presidente, Paolo Garimberti. Ma sono pochi, nel CdA ad appoggiare l’ipotesi di pubblicare i compensi dei volti di punta dell’azienda.
Giro di vite di Mauro Masi, direttore della Rai, su docufiction e sondaggi nei programmi di informazione. Nel mirino il consueto ‘televoto’ de Il Fatto del Giorno di Monica Setta e le ‘ricostruzioni’ di Annozero. Masi ha comunicato il suo stop con una lettera recapitata ai direttori di rete e di testata, riferendosi in particolare ai programmi trattino casi di cronaca o vicende giudiziarie in atto. Monica Setta si è detta pronta a eliminare il televoto, Michele Santoro polemizza: “Non ci risulta che vi siano leggi, sentenze o regolamenti che impediscano di fare cronaca giudiziaria con l’uso di attori“.
Come sostenuto da tempo, il dialetto è già ammesso nel Festival di Sanremo 2010 e pare che solo la Lega Nord non se ne fosse mai accorta. Non è stato dunque necessario, a parere del CdA Rai, modificare il regolamento della 60ma edizione del Festival, visto che l’articolo 6 specifica sì che le canzoni in gara devono “essere in lingua italiana“, ma anche che “si considerano appartenenti alla lingua italiana, quali espressione di cultura popolare, canzoni in lingua dialettale italiana e non fa venir meno il requisito dell’appartenenza alla lingua italiana la presenza di parole e/o locuzioni in lingua straniera, purché tali da non snaturare il complessivo carattere italiano del testo“. Insomma il dialetto c’era, c’è e resterà nel Festival di Sanremo.
La Rai ha rinnovato il contratto a Bruno Vespa, contratto bloccato qualche settimana fa in attesa di verifiche: per il CdA era un po’ troppo esoso. Intanto Vespa è stato condannato dalla Corte di Cassazione per uno dei suoi processi mediatici. In alto Vespa ospite a Domenica In, introdotto da una magnifica sigletta.

Antonio Di Bella incassà il sì del CdA Rai e prende il posto di Paolo Ruffini alla direzione di Raitre. Una decisione che vede il Pd con Gentiloni e Rizzo Nervo parlare di rimozione ed epurazione politica di Ruffini. Decisione ‘esorbitante’ per il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, pienamente condivisa, invece, dal presidente della Rai, Garimberti.