YouTube vuole diventare una tv e Google sfrutta l’etere per la banda larga

YouTube vuole diventare una tv e Google sfrutta l’etere per la banda larga

    Immagine tratta dal sito www.realgnano.netsons.org

    YouTube continua a crescere e dopo gli accordi presi con un network americano di tv locali (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo) mira ora a trasformarsi in una vera e propria web tv, con tanto di trasmissioni in diretta. Google, intanto, pensa a come sfruttare le frequenze della tv analogica per potenziare la banda larga.

    La transizione da sharing a broadcaster non è certo facile, visto che YouTube si muove da sempre sul labile confine che divide legalità da illegalità. Buona parte dei contenuti diposnibili sul sito violano le leggi del copyright e nonostante gli accordi siglati nel tempo con molte major, dalla Universal alla Cbs, non mancano richieste di risarcimenti milionari (come quelli venuti da Viacom, proprietaria tra le altre tv anche di Mtv). Ma i creatori di questa gallina dalle uova d’oro, Chad Hurley, Steve Chen e Jared Karim, che hanno incassato con la vendita del sito a Google centinaia di milioni di dollari, sono possibilisti circa la definizione di un accordo risolutore con i broadcaster tv. Nel piccolo cercano di collaborare, cancellando dal sito i contenuti segnalati come violazione del copyright (e in questo la Rai è sempre in prima linea, restando al mercato italiano), ma mirano a chiudere deinitivamente il problema.

    L’obiettivo primario, da raggiungere entro la fine dell’anno in corso, è la creazione di un portale che faccia definitivamente concorrenza alla tv tradizionale, con tanto di trasmissioni in diretta disponibili per le piattaforme più disparate. “Il nostro interesse e quello di Google” – spiega Steve Chen – “è di rendere YouTube disponibile per il maggior numero di media possibili. Ora siamo negli iPod, nei cellulari di Nokia, Lg, Motorola, nella Apple Tv, e ovviamente in Internet. Ma non ci poniamo dei limiti”.
    E aggiunge: “La qualità delle nostre immagini è buona anche su schermi più grandi, l’offerta di contenuti sta diventando sempre più ampia, possiamo essere una interessante alternativa all’intrattenimento tradizionale. E pensiamo che il fatto di poter essere visti ovunque, in qualsiasi momento, per due o tre minuti, sia una chiave determinante per il nostro successo futuro”. La sfida principale, però, resta quella di non tradire la “mission” con la quale l’esperienza di YouTube è nata, ossia la condivisione di filmati e contenuti. Come amano ripetere i tre fondatori, l’idea è venuta dopo aver riscontrato grandi difficoltà a condividere delle foto e dei filmati amatoriali girati in occasione di una cena tra amici. Da qui la “necessità” di costruire qualcosa che permettesse di superare il problema, “qualcosa” che è diventato negli ultimi anni il colonizzatore della banda disponibile per la trasmissione dati, tanto da far prevedere, a causa della sua crescita, l’esplosione di Internet nell’arco dei prossimi tre anni.

    A questo sta pensando Google, che sta mettendo a punto un sistema per sfruttare le onde analogiche lasciate libere dalle tv con lo switch off al digitale per navigare su Internet a velocità “supersoniche”. Si parla, così, di Wi-Fi 2.0, un sistema che permetterà di trasmettere dati a miliardi di bit al secondo invece che milioni, come ora accade con la banda larga. Dal febbraio 2009 inizeranno ad essere disponibili le frequenze analogiche e così Google sta già lavorando ad apparecchi a basso consumo che permettano di accedere al nuovo sistema già l’anno prossimo.

    Il software, messo appunto proprio da Google, sarà Android, già scelto da molti produttori di cellulari: il software è in grado di sfruttare il protocollo Voip (quello usato da Skype, per intenderci). Il crash di Internet potrebbe, così, essere scongiurato, aprendo nuove forntiere alla navigazione e ai servizi online.

    Nonostante la guerra per la conquista del pubblico tv sia appena iniziata, le tre menti di YouTube dichiarano di non voler combattere contro la tv tradizionale: “Non siamo contro la televisione” – dicono -”siamo integrati con la televisione, siamo complementari. Il nostro lavoro è quello di distribuire contenuti brevi che danno la possibilità a chi li vede di interagire con il video per qualche minuto, senza doversi sedere in poltrona e stare fermo per mezz’ora o un’ora, condividendo la loro esperienza con altri. Il modo in cui i nostri utenti usano il video è simile al modo in cui si usava la fotografia qualche anno fa. E’ cambiato il mezzo, adesso c’è Internet, ma l’idea di base è la stessa, condividere con gli altri un’esperienza positiva, un’immagine, un ricordo, un’idea. Se a questo si aggiungono pezzi di film, videoclip, spezzoni di programmi televisivi, la memoria collettiva diventa ancora più grande e più condivisa”.

    Per compiere appieno il grande salto dalla condivisione al broadcasting puro è necessario, però, introdurre nuove forme di pubblicità, utile a sostenere i costi derivanti dai nuovi obiettivi. “Stiamo cercando il modo di integrarla ai video nella maniera migliore. Il problema è non dare fastidio agli utenti. Se la pubblicità è “entertaining” il pubblico clicca con piacere. Ma è evidente che dobbiamo trovare un modo per far si che il nostro prodotto sia ancora più interessante per gli investitori pubblicitari”.

    La televisione generalista è avvertita, nel prossimo anno ne vedremo delle belle.

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