Yara Gambirasio, Masi contro l’accanimento mediatico Rai

Mauro Masi richiama i direttori di rete perché spingano le trasmissioni di approfondimento a moderare i toni sul caso di Yara Gambirasio per tutelare i minori davanti alla Tv

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    Yara tv rai

    Il ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio, avvenuto sabato scorso nella campagne nei dintorni di Brembate di Sopra, ha risvegliato l’interesse dei media – soprattutto della tv – sulla vicenda delle 13enne scomparsa da casa lo scorso 26 novembre. E’ immediatamente scattato il circo delle inchieste televisive, con tutte le trasmissioni impegnate a ricostruire gli ultimi momenti di vita della ragazza e a stilare il profilo del possibile assassino. Per evitare che si scateni un nuovo caso Scazzi, Mauro Masi, direttore generale Rai, ha redarguito le trasmissioni Rai ad attenersi al Codice Tv e Minori, per non turbare il pubblico in fascia protetta.

    Come sempre, gli sviluppi di un caso di cronaca drammatico scatena l’interesse di tutte i talk, i rotocalchi gli approfondimenti della tv pubblica e privata. E così da giorni il caso di Yara Gambirasio ha conquistato tutte le fasce orarie della tv, con indagini mediatiche accurate sugli ultimi momenti di vita della 13enne uccisa con 6 coltellate nelle campagne della bergamasca.

    Per evitare che si ripeta il delirio mediatico seguito al caso Scazzi, che continua a imperversare con i continui sviluppi inattesi che arrivano dalla Procura di Taranto, il direttore generale della Rai richiama ufficialmente i direttori di rete perché spingano le trasmissioni del daytime ad assumere un atteggiamento più responsabile sui contenuti trasmessi in fascia protetta, per tutelare i minori da particolari macabri spesso al centro delle discussioni tra esperti, avvocati, medici legali, giornalisti – interpellati peraltro non per specifica conoscenza del caso, ma perché utili a riempire con opinioni spesso personali ore e ore di trasmissione.

    Maggiore libertà, invece, per le trasmissioni di seconda serata, come Porta a Porta, che non a caso in questi ultimi due giorni è arrivato davvero a sostituirsi agli inquirenti facendo proprie indagini sul posto, ricostruendo la sequenza dei movimenti della ragazza, noti e ipotizzati, anche sulla scia dei dati telefonici e delle testimonianze fin qui raccolte.

    A meno che non arrivino sanzioni sarà difficile che programmi come La Vita in Diretta o Pomeriggio sul Due cambino indirizzo; sarebbe utile, però, richiamare all’ordine anche i Tg, sempre più spesso impegnati a spingere sul pedale dell’emozione che a raccontare i fatti: e questo è anche peggio.