X Factor 5, il manuale del perfetto talent

X Factor 5, il manuale del perfetto talent

Un commento sul primo speciale casting di X Factor 5

    X Factor 5_primo speciale

    Ohhhh, finalmente siamo tornati a respirare un po’ di musica e di spettacolo in tv: si è appena concluso il primo speciale casting di X Factor 5 e dobbiamo dire di essere soddisfatti. Due ore di montaggio di casting potevano essere di una noia mostruosa e invece la struttura della puntata è stata tecnicamente affascinante (i montatori e gli autori Magnolia restano sempre i migliori in questo senso) e narrativamente coinvolgente. X Factor non ha perso le sue qualità peculiari, anzi le potenzia: interessante la selezione dei concorrenti da mandare in onda, che ha prediletto personaggi di spessore, nei loro pregi e nei loro difetti, presentati senza guardare al minutaggio e senza cedere solo al ‘sensazionalismo’ o al talento incompreso. Un vero spaccato di quel che un casting come quello di X Factor può presentare, condito da una giuria che sa fare il proprio mestiere.

    Siamo troppo entusiasti? Beh, certo, quella andata in onda è una puntata ‘di montaggio’, non un live, ma non per questo è più semplice da realizzare, anzi. Starete pensando che probabilmente l’aver seguito il disastroso precedente di Star Academy - che ha appiattito i concorrenti ‘costringendoli’ a cantare in coppia o in gruppo e che si è appoggiato a una giuria decisamente ‘seduta’ – abbia ‘condizionato’ il nostro sguardo… beh, lo escludiamo, visto che televisivamente e narrativamente nella prima puntata di X Factor 5 non mancava nulla.

    Ci sono i personaggi: i concorrenti presentati hanno tutti qualcosa da raccontare, al di là delle qualità vocali;
    c’à la giuria, che riesce a tirar fuori ai talenti (o presunti tali) le proprie storie, dal ‘banale’ contrasto marito-moglie di cui diventa simbolo Giulia cantando Bastardo al percorso ‘maieutico’ che porta Giulio Montagna a mettere da parte la sua maschera da clown per mostrare se stesso; il tutto senza buonismi, ma con la giusta dose di cinismo e di ironia cui X Factor ci aveva abituato e senza inutili gli battibecchi da primedonne che invece dominano nei casting di Amici, dove i concorrenti sono ridotti a meri spunti di contrasto tra i professori.

    E ancora, ci sono gli autori: presentare tutti e 113 concorrenti è impossibile, per cui si fa una scelta autoriale riconoscibile, che mescola i talenti incompresi alla storia da soap, come quella delle sorelle Lallai, per la quale la giuria si trasforma in una sorta di ‘consulente familiare’. Tutto molto lontano dalla formula, piuttosto simile nella sostanza, dei casting di Amici, in cui in poco più di un’ora si fanno scorrere tutti gli aspiranti allievi spesso senza neanche annunciarli e senza concedere loro più di un istante.

    In più ci sono i tempi: il ritmo non è dato dalla velocità, spesso fine a se stessa, ma proprio dalle storie.

    Alle sorelle Lallai sono dedicati ben 15′ ma non si avverte mai la sensazione della ridondanza, della ripetizione, della stanchezza. Un perfetto cliffhanger ci lascia con la curiosità di sapere cosa ne sarà di loro, riuscendo così a creare anche un difficile link con la prossima settimana. E siamo ben lontani da una collazione di audizioni: alla fine l’ammissione o la bocciatura è un ‘dettaglio’, nel frattempo abbiamo conosciuto qualcuno…

    Insomma, c’è una storia che attraversa tutti i personaggi, dal cast giuria agli aspiranti concorrenti: una storia fatta di musica, di attese, di speranze, di rivendicazioni, di ambizioni, di pura gioia, di profondo malessere. C’è passione, divertimento, sensibilità, partecipazione, c’è quella che spesso la giuria cerca nei talenti, ovvero la capacità di ‘trasmettere’ qualcosa al pubblico, di emozionare. Ecco, X Factor 5 ci riesce anche con uno speciale registrato, cosa che come dimostrano gli speciali di Amici non è semplice, anzi.

    In più mantiene la giusta dose di umiltà: nonostante il grande dispendio di mezzi, la presentazione hollywoodiana dei giudici, l’HD e tutti i vari mezzi tecnici messi in campo, i quattro giudici non si ergono sul piedistallo lanciando giudizi tranchant, ma lavorano sul personaggio, perché sanno bene che la forza del programma è principalmente nel cast. Siamo lontani dalla ‘presunzione’ di Star Academy, che ha portato ai risultati che ben conosciamo. Insomma, bentornato talent, bentornato X Factor!

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN SkyTalent ShowX Factor 10

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