X Factor 2013 stroncato da Costantino della Gherardesca: ‘Provinciale e invecchiato’

X Factor 2013 riceve la stroncatura inattesa di Costantino della Gherardesca, che lo bolla come 'invecchiato' e 'provinciale'

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    “.Costantino della Gherardesca spara a zero contro X Factor. Il presentatore di Pechino Express, intervistato da XL di Repubblica, ha parlato di musica, Sanremo, televisione e talent. La sua opinione sul programma condotto da Alessandro Cattelan è tranchant: “X Factor è solo invecchiato. Con l’ultima puntata sono scesi di 300.000 spettatori che per un programma del genere è tantissimo, credo che uno dei suoi più grossi problemi sia che si regge sulla supposta coolness del brand e che vada alla ricerca di qualcosa di effimero, pagandone le conseguenze. Un programma come The Voice of Italy invece è una gara di canto nazionalpopolare e quindi ha meno pretese, e per questo anche ascolti più concreti“.

    Costantino punta il dito, tra l’altro, sulle scelte musicali di X Factor: “Sta vivendo una deriva provinciale, perché se ci pensi agli inizi gli autori del programma qualche sforzo lo facevano, e magari ti infilavano qua e là una canzoncina di Blondie o dei Soft Cell, mentre adesso… Ti immagini se un giovane concorrente prendesse una chitarra in mano e suonasse un brano di Woody Guthrie? La Ventura si squaglierebbe come la strega del Mago di Oz!“.

    L’opinione di Costantino sui talent show, per altro, non è molto migliore: “Ma alcuni di quei poveri cristi [parla dei concorrenti dei talent, ndr] avranno pure le migliori intenzioni, non so… Poi certo, una volta lì si scontrano con autori televisivi negati. Se infine ci metti che il premio del talent è un contratto con la filiale italiana di una major discografica, allora capisci che il danno è totale. Le major sono il colpo di grazia: se a rovinarli non ci è riuscito già il talent, ci pensa l’industria a dargli la botta finale“.

    Ci va giù duro, l’ex concorrente di Pechino Express: “Ma questi concorrenti sono anche persone che… non so, non credo nemmeno che abbiano una vera e propria cultura musicale, il che oggi come oggi è imperdonabile: perché una volta per scoprire i dischi dovevi viaggiare, rimediarti le fanzine, leggerti le riviste inglesi… Adesso però basta andare su internet e spulciarti qualche bandcamp“.

    Ovviamente, l’opinionista laureato in Filosofia ne ha anche per Sanremo: “Sanremo, come i talent, è qualitativamente insignificante. E guarda che non è questione di snobismo: io quando sento questa musica italiana, provo un fastidio tipo… non so, hai presente quando non ti funziona il wi-fi? Mi dà come l’impressione che è venuto a mancare il legame col resto del mondo, come se le informazioni si fossero interrotte“.

    E ancora: “Sanremo musicalmente parlando non è lo specchio di niente. Già negli anni Settanta non contava nulla, in televisione quasi non ci andava più. Negli anni 80 magari poteva capitare che per sbaglio partecipassero artisti con pezzi pop divertenti che col tempo sono diventati di culto in posti tipo il Messico, per capirci, ma adesso nemmeno più quello. Negli ultimi anni c’è stato un momento in cui abbiamo quasi rischiato di liberarci di Sanremo, perché gli ascolti erano andati talmente giù che qualcuno pensò di chiuderlo. Purtroppo però poi arrivò Paolo Bonolis che fece un’operazione molto furba, populista e con uno share incredibile, quindi ahimé ecco che ce lo ritroviamo ancora“.

    La stoccata finale? La proposta di un Sanremo senza musica: “Uno alla fine Sanremo se lo guarda per le gag della Littizzetto, mica per altro. La musica possiamo tranquillamente eliminarla, diciamolo chiaramente: non solo è insulsa, non è nemmeno centrale nella costruzione del programma. E poi magari voi giornalisti dovreste smetterla di parlarne a ogni edizione, come se lì veramente succedesse qualcosa di importante