William Petersen: “Grissom non mi mancherà”

Mancano solo un paio di puntate all’addio di William Petersen da CSI: Las Vegas, e mentre noi (o almeno, io!) ci strappiamo le vesti nell’attesa di vedere se Laurence Fishburne saprà rimpiazzarlo, l’attore, in una recente intervista, ha affermato che lasciare il ruolo di Grissom dopo nove anni non è un dispiacere

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    Mancano solo un paio di puntate all’addio di William Petersen da CSI: Las Vegas, e mentre noi (o almeno, io!) ci strappiamo le vesti nell’attesa di vedere se Laurence Fishburne saprà rimpiazzarlo, l’attore, in una recente intervista, ha affermato che lasciare il ruolo di Grissom dopo nove anni non è un dispiacere.

    E’ ancora presto per dire se, nonostante il debutto boom con quasi 21 milioni di telespettatori, Fishburne saprà rimpiazzare Petersen, che dopo 9 anni ha appeso le provette al chiodo, quello che è certo è che – anche se solo come guest star, Grissom non ci dirà completamente addio.

    Lo stesso Petersen, come scrivevamo, rifiuta di vedere la sua uscita come un addio vero e proprio, grazie anche al suo impegno da produttore esecutivo e da (molto special) guest star, ma per quanto riguarda Grissom, “non mi mancherà. E’ una parte di me che ha raggiunto la sua fine, e penso l’abbia raggiunta nella maniera giusta. Mi sentivo pronto per cambiare, ha spiegato l’attore ad Entertainment Weekly, e spero che i telespettatori non sentano troppo la mia mancanza“.

    Ma perché lasciare la serie? Secondo quanto rivelato da Petersen, la decisione è stata presa per il troppo ‘comfort’ del ruolo: “Mi pagavano un sacco di soldi (dopo essere risultato il primo attore più pagato con mezzo milione di dollari ad episodio, nella nona stagione lo stipendio era salito a 600.000 dollari a puntata, ndr), e non dovevo neanche lavorare troppo duramente, semplicemente seguire il copione“.

    E dunque? “Anche se era una sicurezza restare in CSI Las Vegas, non volevo farlo perché mi pagavano un sacco di soldi, né volevo restarci perché mi salvava dal cercare un altro lavoro. Come artista sentivo che mi stavo atrofizzando, e che dopo 9 anni, tutto era diventato troppo meccanico: di qui, ha concluso Petersen, l’esigenza di prendere una pausa, andarmene e dedicarmi al teatro“.