Vigilanza, eletti i sette componenti del Cda Rai; il 20 sciopero dell’Usigrai?

Vigilanza, eletti i sette componenti del Cda Rai; il 20 sciopero dell’Usigrai?

Vigilanza, eletti i sette componenti del Cda Rai: 4 Pdl/Lega, 2 Pd, 1 Udc

    rai eletto il cda

    La commissione di vigilanza ha eletto i 7 componenti del cda Rai di pertinenza parlamentare: per Pdl-Lega i nomi sono quelli di Antonio Verro, Guglielmo Rositani, Antonio Pilati, Luisa Todini, Rodolfo De Laurentiis è confermato in quota Udc; Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo, indicati dalla società civile, eletti dal Pd. Prima dei non eletti è Flavia Piccoli Nardelli, che ha ottenuto 4 voti; il radicale Marco Beltrandi si è astenuto, e per le 11 – ma non è chiaro se i due eventi sono collegati – i Radicali hanno convocato nella sala stampa della Camera una conferenza stampa cui parteciperà anche Marco Pannella. Tema dell’incontro con la stampa ‘alcune notizie vietate sull’attualità parlamentare e l’aggravarsi dello scempio partitocratico‘.

    Quattro new entry e tre conferme (Rositani, Verro, De Laurentiis) nei sette componenti di indicazione parlamentare del nuovo consiglio di amministrazione della Rai, eletti stamattina dalla commissione di Vigilanza dopo lo stop della settimana scorsa e quello di ieri pomeriggio e lo scontro scontro istituzionale tra le due massime cariche del Parlamento, il presidente del Senato Renato Schifani e quella della Camera Gianfranco Fini, dopo che il primo aveva sostituito in Vigilanza il senatore pidiellino Paolo Amato, contrario alla linea di partito, con il capogruppo di Coesione Nazionale al Senato, Pasquale Viespoli.

    I nuovi consiglieri sono Antonio Verro, Guglielmo Rositani, Antonio Pilati, Luisa Todini (Pdl/Lega), Rodolfo De Laurentiis (Udc/Terzo Polo), Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo (Pd, ma indicati dalla società civile): a questi 7 nomi sono poi da aggiungere Anna Maria Tarantola e Marco Pinto, indicati da Mario Monti quale ministro dell’Economia (l’assemblea degli azionisti per la nomina ci sarà oggi pomeriggio); la nomina della prima a presidente della Rai dovrà prima passare il vaglio della stessa commissione di vigilanza, dove occorrerà una maggioranza del due terzi per l’ok definitivo. Ricordiamo che il ministero dell’Economia ha anche indicato quale nuovo dg Luigi Gubitosi, ex amministratore delegato di Wind, oggi country manager e responsabile del corporate investment banking della Bank of America per l’Italia.

    A votare sono stati tutti i membri di Vigilanza escluso Marco Beltrandi dei Radicali, che hanno annunciato per le 11 una conferenza stampa in cui parleranno di ‘alcune notizie vietate sull’attualità parlamentare e l’aggravarsi dello scempio partitocratico‘, non è chiaro se quest’ultimo collegato alle ultime nomine Rai che hanno rivisto tra l’altro il riformarsi dell’asse Pdl-Lega Nord.

    E intanto l’Usigrai ha fissato per il 20 luglio la data dello sciopero dei giornalisti, ma non è chiaro se, vista l’elezione del cda, questo verrà revocato: a stamattina, il segretario Carlo Verna definiva ‘una risposta sbagliata’ l’ipotesi di commissariamento della Rai (avanzata tra gli altri dal segretario del Pd Pierluigi Bersani e non osteggiata da Pierferdinando Casini e da Flavia Perina di Fli): ‘A Viale Mazzini c’e’ bisogno solo di semplice ordinarietà non inquinata da interessi di parte – dice Verna – se invece si vuol così sottrarre la Rai all’ingovernabilità che i signori del conflitto di interessi in particolare e gli stessi partiti pù in generale determinano, allora anche per noi va beneun provvedimento di legge che cambiando con urgenza le attuali norme porti, come Monti ha annunciato quasi un mese fa, all’insediamento immediato dei vertici designati‘.

    [UPDATE DELLE 11:38] Carlo Verna sembra voler continuare con lo sciopero, ‘le nomine – commenta poco prima delle 11.30 – ci rassicurano in parte, la procedura di sciopero resta aperta, abbiamo tempi tecnici per poter attendere che non ci siano riservate altre sorprese sull’elezione del presidente‘. Il segretario dell’Usigrai sottolinea inoltre ‘le gravi ferite‘ che restano aperte dopo la nomina del cda, ossia ‘uno scontro tra i presidenti dei due rami del Parlamento e una pessima figura per la mancata parità di genere: ennesima prova – conclude Verna – di quanto sia urgente superare l’attuale normativa relativa alla governance‘.

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