Video Vieni Via con Me, tutti gli elenchi dell’ultima puntata

Video Vieni Via con Me, tutti gli elenchi dell’ultima puntata

Tutti gli elenchi e i video dell'ultima puntata di Vieni Via con Me

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Ultimo aggiornamento:

    Riviviamo l’ultima puntata di Vieni Via con Me riproponendovi tutti gli elenchi letti in trasmissione da Fabio Fazio e dai suoi ospiti, da Milena Gabanelli ad Antonio Cornacchione, dal procuratore capo Antimafia Pietro Grassi alla figlia di Walter Tobagi. Rai, scuola, politica e un breve viaggio nelle realtà più difficili del pianeta gli argomenti della puntata, chiusa con un elenco letto da una operatrice di ripresa della Rai, per raccontare ‘la tv che ci piace’. In alto però l’esibizione di Elio e Le Storie Tese che cantano La Terra dei Cachi nell’ultima puntata di Vieni Via con Me.

    Fabio Fazio elenca subito tutto quello che Vieni Via con Me gli ha insegnato: quattro settimane per riscoprire la Rai e la sua missione di servizio pubblico. Un fil rouge, quello della Rai, che attraversa la puntata e ne segna la conclusione, come avrete modo di vedere in coda al post. Ma è anche un modo per rinverdire qualche polemica, come quella scoppiata con Maroni dopo il monologo di Saviano sulla ‘Ndragheta al Nord e quella con le associazioni pro-vita.
    Partiamo quindi da Fazio che legge l’elenco di alcune cose che ha imparato facendo questa trasmissione.
    1. Ho imparato che la Rai è ancora un pezzo importante di questo Paese, anche se spesso dimentica di esserlo
    2. Ho imparato che per molti “televisione pubblica” vuol dire che siccome è di tutti, allora non si può dire niente.
    3. Ho imparato che per molti altri televisione di Stato vuol dire televisione dei partiti.
    4. Ho imparato a pronunciare la parola switch glass, che è questo coso qui alle mie spalle
    5. Ho imparato che aveva ragione il poeta Edoardo Sanguineti quando disse: le parole sono potenti, non sprecatele
    6. Ho imparato che qualcuno si definisce pro-vita, come se ci fosse qualcuno pro-morte.
    7. Ho imparato che ai racconti si può replicare solo con altri racconti. Chi non si è sentito rappresentato da questa trasmissione, può farne un’altra: e noi la guarderemo volentieri.
    8. Ho imparato che mangiare panini per un mese chiusi in una stanza di 18 metri quadri non fa bene alla salute.
    9. Ho imparato che oltre alle parole bisogna stare molto attenti alle figure perchè nel corso della puntata del 15 novembre 2010 abbiamo raccontato la storia di tre cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso e Carcagnosso, mostrando un’immagine tratta dall’omonimo libro. L’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme ha riconosciuto sul mantello dei tre cavalieri il proprio emblema, ovvero la Croce di Goffredo, e tiene a precisare la propria estraneità nella storia fondativa delle mafie
    10. Ho imparato che tutti quelli che vogliono spiegarti “che cosa piace al pubblico”: per fortuna non lo sanno.
    11. Ho imparato che Roberto Saviano è molto telegenico.
    12. Ho imparato che la scorta di Roberto Saviano, non contenta di vederselo davanti tutto il giorno, lo guarda anche la sera in televisione.
    13. Ho imparato che tutti sapevano che la Ndrangheta è al Nord, ma se lo erano dimenticati.
    14. Ho imparato che nessuno sapeva che la spazzatura del Sud arriva anche dal Nord.
    15. Ho imparato che le facce della gente comune e le facce della gente famosa sono facce della stessa medaglia.
    16. Ho imparato che non imparerò mai a fare il nodo della cravatta come si deve
    17. Ho capito perché Roberto Saviano non porta mai la cravatta

    Si procede con l’Elenco delle cose di cui siamo fatti letto da alcuni allievi della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano.
    1. La lettera 22 di Indro Montanelli
    2. La chitarra di Fabrizio De Andrè
    3. Il cestino di piazza della Loggia a Brescia
    4. Il megafono di Federico Fellini
    5. La pipa di Luciano Lama
    6. La borsa di Massimo D’Antona
    7. La 500 di Luigi Calabresi
    8. Gli occhiali spessi di Vittorio Foa
    9. Il camice di Umberto Veronesi
    10. L’ orologio della stazione di Bologna
    11. Il microfono di Luigi Tenco
    12. Il sorriso di Enrico Berlinguer
    13. Gli scarpini di Roberto Baggio
    14. La tonaca di don Lorenzo Milani
    15. La bicicletta di Marco Biagi
    16. La barba di Tiziano Terzani
    17. Gli occhiali scuri di Pier Paolo Pasolini
    18. L’aereo di Ustica
    19. La spilla di Rita Levi Montalcini
    20. Gli occhialini tondi di Alcide De Gasperi
    21. La coppa del mondo del 1982
    22. La costituzione italiana
    23. Il ciak di Sergio Leone
    24. Il pianoforte di Maurizio Pollini
    25. Il taccuino di Ilaria Alpi
    26. Il cappello di Luciano Pavarotti
    27. Le pipe di Sandro Pertini e Enzo Bearzot
    28. Le mani di Walter Bonatti
    29. La Roma di Anna Magnani
    30. L’Alfa Romeo di Tazio Nuvolari
    31. Le mani di Eugenio Montale
    32. La borraccia di Coppi e Bartali
    33. Lo sguardo di Marcello Mastroianni
    34. La sigaretta Alda Merini
    35. Il papillon di Luigi Pirandello
    36. La luna di Papa Giovanni
    37. Gli occhi di Sofia Loren
    38. La bombetta di Totò
    39. La fascia di Anna Maria Ortese
    40. Le rughe di Italo Calvino
    41. I macaroni di Alberto Sordi
    42. Gli occhiali di Enzo Ferrari
    43. Il caffè di Eduardo De Filippo
    44. Le sopraciglia di Alberto Moravia
    45. La malinconia di Aldo Moro
    46. La grazia di Roberto Benigni
    47. La voce di Vittorio De Sica
    48. La mehari di Giancarlo Siani
    49. Il dolore di Primo Levi
    50. La sciarpa di Walter Tobagi

    L’ombra del terrorismo torna anche in questa puntata, dopo i riferimenti all’attentato di Piazza della Loggia, oggetto di un elenco della scorsa settimana: Benedetta Tobagi legge l’Elenco di cose che le ha lasciato suo padre Walter.
    1. Migliaia di libri
    2. il suo sorriso
    3. 98 quaderni pieni di pensieri
    4. una giacca di velluto marrone
    5. la fierezza di portare il suo cognome
    6. l’amore per la storia e la speranza di aprire finalmente gli archivi per poterla scrivere.
    7. una smodata passione per il gorgonzola e il prosciutto crudo
    8. gli occhi
    9. Una frase di Spinoza annotata sul suo diario: “Non deridere le azioni umane, non deplorarle, né compiacersene, ma comprenderle”
    10. il desiderio di scrivere
    11. il caffè, amaro
    12. l’importanza di ascoltare gli altri
    13. tante lettere, ma soprattutto quella del Natale 1978 a mia madre
    14. la mania di scrivere lettere
    15. il potere della gentilezza
    16. la tendenza a fare troppe cose insieme
    17. una bella definizione di giornalismo: “Poter capire, voler spiegare”
    18. una vecchia Olivetti verde
    19. l’amore per la complessità
    20. una lunga sciarpa di lana che mi protegge come un abbraccio
    21. l’indignazione
    22. la lucidità dei suoi articoli
    23. Un’altra frase che si era annotato, di Gregorio Magno: “Se la verità provoca uno scandalo, meglio accettare lo scandalo che abbandonare la verità.
    24. la nostalgia di quello che ci hanno tolto
    25. la convinzione che il terrorismo e la violenza si combattono rendendo la società più giusta
    26. la consapevolezza che migliorare le cose è molto difficile, ma è possibile
    27. la bellezza del mare in inverno
    28. un canguro di peluche
    29. la vita

    Dopo il monologo di Saviano sul terremoto de L’Aquila, Lilli Centofanti, sorella di Davide, morto nel crollo della Casa dello Studente, legge l’Elenco delle motivazioni della sciagura secondo la perizia della Procura.
    1. Non sono mai stati effettuati accertamenti circa l’idoneità dell’edificio al previsto cambio di destinazione d’uso. Era un edificio adibito a: magazzini, uffici e civile abitazione.
    2. L’edificio era stato tenuto in uno stato di cattiva manutenzione per quanto concerne gli elementi strutturali.
    3. Le armature alla base dei pilastri risultavano in pessime condizioni.
    4. La qualità del calcestruzzo impiegato era scadente.
    5. Il progetto strutturale dell’edificio era caratterizzato da gravi errori di impostazione e di calcolo.
    6. In una zona altamente sismica non si era tenuto conto della forza dell’azione sismica.
    7. Era stato realizzato un ulteriore piano seminterrato rispetto all’unico previsto nel progetto.
    8. Erano state realizzate opere difformi dalle autorizzazioni asserite.

    Fabio Fazio e Roberto Saviano leggono insieme un elenco di frasi di Enzo Biagi sull’Italia: un omaggio al grande giornalista di cui il capostruttura di RaiTre, Loris Mazzetti, è stato a lungo il braccio destro.
    1. Gli italiani non esistono. Nessuno è riuscito neppure a catalogarli. Venire al mondo a Palermo o a Catania, è già una classifica. Qui si può morire di mafia come di cassa integrazione.
    2. Chi sottovaluta gli italiani sbaglia. Abbiamo risorse imprevedibili. Quando un partito va male, i responsabili non si sgomentano: lo rifondano.
    3. Gli italiani campano soprattutto per quello che non dipende da loro: il sole, la bellezza dei luoghi, la bontà dei cibi, e le opere d’arte che hanno ereditato e di cui non si curano gran che.
    4. Ogni ottocento italiani, uno è presidente: del condominio, della Pro Loco, della squadra di calcio, di una qualche confraternita di mangioni.
    5. Qui si condona, si esonera, si appella, si grazia. Non si previene mai, se va bene si risana. Il bilancio, il fiume inquinato, la finanza pubblica.
    6. E’ sempre stato difficile avere vent’anni, e non sarà mai semplice essere italiani.
    7. Eppure così com’è, ingiusta e anche crudele, l’Italia io la trovo insostituibile. Non è la migliore, ma è umana. Ha rispetto della vita. Chiesero alla moglie di Manzù perché le piacevano le sculture del marito. “Perché le fa lui”, disse. Mi piace l’Italia: perché mi ha fatto.

    Segue quindi un viaggio nei luoghi più difficili del mondo: si parte con l’Elenco delle cose che ha visto per le strade di Luanda, Angola, letto dal responsabile di Save the Children Italia, Francesco Aureli.
    1. Ho visto bambini orfani di tutto e adulti dormire e fare i bisogni lungo la strada
    2. La forza degli anziani delle comunità locali e la loro consapevolezza di potercela fare da soli
    3. Ho visto lamiere, lamiere, lamiere …sono i tetti delle baraccopoli
    4. Ho visto decine di ragazzini, a piedi nudi tra i rifiuti, che giocano a calcio
    5. L’Albero dell’Uomo, pianta sacra sotto la quale avvengono le discussioni pubbliche
    6. Ho visto una mucca pelle e ossa che bruca la terra
    7. Ho visto bambini vestiti di stracci che sniffano colla
    8. Un altro volontario, che si avvicina ad un malato, che gli sorride …e non capisci chi dei due sta aiutando l’altro
    9. La morte …accolta come fosse parte della vita

    Ci si sposta in Italia per l’Elenco delle cose che ho visto per le strade di Torino, letto da Ernesto Olivero, fondatore del Sermig.
    1. Avevo 9 anni, arrivavo dal sud. Ho visto un cartello: “Non si affitta a meridionali”. Poi ne ho visti altri: “Non si affitta a stranieri”. Adesso vedo tanti meridionali, piemontesi, stranieri … senza casa e senza lavoro.
    2. Ho visto uomini e donne scappati dalla fame o dalla guerra, rifarsi una vita a Torino. Vedo che ora, per tanti di loro non c’è più posto.
    3. Ho visto un ingegnere famoso togliere chiodi da vecchie travi. Con lui migliaia di giovani, per fare di un arsenale militare un arsenale di pace, pieno di pace
    4. Ho visto il direttore del carcere mettercela tutta per dare dignità e lavoro ai detenuti.
    5. Ho visto e continuo a vedere una donna che assiste da anni con amore suo marito, paralizzato e incosciente in un letto. Molti amici a turno l’aiutano, non lo lasciano mai solo
    6. Ho visto uomini di pensiero laico dialogare con tutti.
    7. Ho visto uomini di Dio fidarsi della provvidenza e spendersi per gli altri, per gli ultimi

    Si vola in Romania per l’Elenco delle cose che ha visto sotto le strade di Bucarest, letto da Franco Aloisio, di Parada.
    1. Ho visto gruppi di bambini, inseguiti dalla polizia, rifugiarsi nei tombini, per non esser catturati.
    2. Ho sentito il gelo invernale di Bucarest e il senso di salvezza nel caldo dei canali sotterranei dove corrono le tubature dell’acqua calda.
    3. Sono sceso nei canali, dove i bambini ricostruivano le loro nuove famiglie con i loro compagni di sventura.
    4. Ho visto una banda di ragazzini di strada rubare un giocattolo ad un bimbo di famiglia e, di fronte al suo pianto, ridarglielo.
    5. Sotto le strade di Bucarest qualcuno mi ha detto “nel momento in cui mi hai rispettato, ho capito che mi volevi bene”
    6. Ho rincorso un clown franco-Algerino, Miloud Oukili, con gruppi di ragazzini di strada, stregati dalla sua magia, che oggi sono diventati veri artisti
    7. E soprattutto ho capito che non esistono bambini di strada, ma bambini dimenticati in strada da adulti, e che questi adulti siamo tutti noi.

    Non poteva mancare l’Afghanistan con l’Elenco delle cose che ha visto per le strade di Kabul, letto dalla presidente di Emergency, Cecilia Strada.
    1. Ho visto ragazzini vestiti da soldato, con in mano fucili più grandi di loro.
    2. Ho visto ventitré bambini delle elementari arrivare in ospedale insanguinati. Erano a scuola, quando un razzo è atterrato sulla loro aula. Uno mancava all’appello: era morto sul colpo.
    3. Ho visto le case distrutte dai sovietici, dai mujaheddin, dai talebani, dagli occidentali.
    4. Ho visto le case nuove e pacchiane come torte nuziali, di chi è diventato ricco con i soldi dell’oppio, delle armi, della corruzione.
    5. Ho visto donne togliersi il burqa per le telecamere, in cambio di qualche dollaro, poi le ho viste ricoprirsi e tornare a mendicare.
    6. Ho visto mezzi blindati: troppo blindati per essere una missione di pace, ma non abbastanza blindati per salvare la vita dei soldati che li guidano.
    7. Ho visto decine di ragazzini mutilati dallo scoppio di una mina. E quando chiedi com’è successo ti dicono: “Portavo le pecore al pascolo, raccoglievo la legna. Giocavo”.
    8. Ho visto donne che ti mettono in braccio il loro ultimo figlio: portalo via di qui, dagli una vita migliore, se puoi.
    9. E ho visto elicotteri da guerra fare ombra agli aquiloni, nel cielo di Kabul.

    In basso gli elenchi ‘per le strade del mondo’.

    E siamo a uno dei momenti topici della puntata, ovvero l’Elenco delle cause che incombono, quelle ancora in vita, solo quelle civili, di Report, letto da Milena Gabanelli. “Parlo sempre degli altri, e va a finire che mi fanno causa e poi si parla del fatto che ho tante cause, 30, 40, 50, lievitano. Bene questa sera le elenco, solo le cause civili, quelle penali si contano sulle dita delle due mani e quando me ne arriva una brindo e spiegherò poi perché” ha detto la Gabanelli introducendo il suo elenco ‘milionario’.
    1. Operatore telefonico H3G: 137 milioni
    2. Nagib Sawiris (wind) 10 milioni
    3. Cesare Geronzi 10 milioni
    4. Mario Ciancio Sanfilippo (editore e vicepresidente ANSA) 10 milioni
    5. Salvatore Ligresti 5 milioni
    6. Antonio Angelucci 20milioni
    7. Antonio Angelucci 3 milioni
    8. Fondazione s. raffaele della famiglia Angelucci 5 milioni
    9. Fondazione s. Raffaele della famiglia Angelucci 10 milioni
    10. Tosinvest della famiglia Angelucci 6 milioni
    11. Libero (della famiglia Angelucci) 5 milioni
    12. Stefano Ricucci 10 milioni
    13. Il re della carne Cremonini 12 milioni
    14. Fabrizio Bona (Wind) 5.500.000
    15. Avv. Luca Ponti 1 milione
    16. Romano Marabelli (ministero della Salute) 250.000
    17. Ernesto Ferlenghi (dell’Eni) 500.000
    18. Luca Simoni – ex direttore cassa risparmio S. Marino 1 milione
    19. Giuseppe Nucci manager della Sogin 225.000 euro
    20. Società sanmarinese Karnak lascia decidere al tribunale l’importo
    21. Ex assessore Mario Di Carlo lascia decidere al tribunale l’importo
    22. Silvio Berlusconi – siamo in attesa di ricevere notifica
    Il tutto per un totale, al momento, di 251 milioni di euro. “Siccome per legge una parte di questi soldi l’azienda per cui lavoro li deve accantonare nel fondo rischi, almeno per una ventina di milioni, ho pensato di essere un problema serio, visto che le cause durano dai 3 ai 10 anni” racconta in coda la Gabanelli a Fazio. “Mi sono consultata con l’uomo-azienda per chiedergli consiglio che mi ha risposto ‘per fortuna che c’è questo accantonamento forzato…. sono dentro ad un salvadanaio…e siccome te le cause le vinci,
    siamo sicuri di ritrovarli. …tu non sei un problema, sei una risorsa.

    Stanno là capisci, e nessuno se li può maggnà’. Ecco, ho pensato, le cose dipende da come le guardi. Pensavo di essere un problema e invece sono un salvadanaio“. Grande!



    Si entra, quindi, nel mondo della scuola, anche se visto attraverso l’elenco degli ostacoli che deve superare ogni mattina per accompagnare i suoi figli a scuola una mamma di Napoli, Costanza Boccardi.
    1. Se la scuola non è pericolante, allagata, devastata dai vandali, occupata da senzatetto incolpevoli, allora parto mezz’ora prima perché da quando hanno accorpato le scuole, devo fare più strada e l’autobus passa ogni 40 minuti.
    2. Impreco contro le buche, perché a Napoli quando piove si aprono più strade che ombrelli.
    3. Mi fermo a comprare la carta igienica e il sapone perché non ci sono i soldi per il materiale igienico-sanitario.
    4. Aggiro, perché sono troppo alti per poterli scavalcare, cumuli di immondizia stillante liquami.
    5. Evito lo scarico fognario esterno, che gocciola da un mese sulle scale d’ingresso.
    6. Non possiamo chiamare i Vigili del Fuoco perché sarebbero costretti a chiudere anche questa scuola, che ci ospita da quando la nostra è chiusa per lavori, cioè dal 2003
    7. Ringrazio la maestra che è venuta a scuola con la febbre perché non ci sono soldi per le supplenti.
    8. Invidio le mamme di Milano per il tempo pieno: a Napoli solo 2 su 100 ne hanno diritto.
    9. Infine vorrei aiutare la mamma del compagno disabile di mio figlio Leone che dovrebbe avere sempre l’insegnante di sostegno e invece ce l’ha solo dalle 9.30 alle 10.30 e poi va via. E nessuno lo sostiene più.

    Dalla scuola all’università in agitazione con un Elenco dei pensieri di una ricercatrice sul tetto dell’Università di Roma letto da Francesca Coin, uno dei ricercatori che manifestano contro la riforma Gelmini.
    1. Almeno da quassù riesco a vedere l’orizzonte
    2. Ci hanno detto che difendiamo i baroni. Ma qui sul tetto non se ne vede uno
    3. Dopo dieci anni che faccio ricerca, devo ancora spiegare a tutti a cosa serve il mio lavoro
    4. Dicono che i concorsi sono truccati. Per capire se è vero, mi piacerebbe poterne fare almeno uno
    5. L’Università di Stato deve dimagrire, così può ingrassare l’Università privata
    6. Gli scippi mi hanno sempre fatto paura. Ma non sapevo che si potessero scippare anche le Borse di studio
    7. Sui tetti si sogna. Si sogna un’università pubblica, libera e aperta
    8. Sono stanca di sentirmi dire che sono troppo giovane, che sono troppo vecchia, che ho pubblicato poco, che ho pubblicato troppo, che sono troppo autonoma, che sono troppo dipendente, che sono stata troppo all’estero, che non ci sono stata abbastanza.
    9. Forse vado via da questo paese. Perché non posso più sentirmi inutile dopo tanti anni di ricerca
    10. Forse rimango qui. Perché se se ne vanno i ricercatori, portano via il futuro. E senza futuro, il mio paese muore

    Anche uno scrittore fornisce la sua visione della scuola italiana: l’elenco del peggio e del meglio della scuola letto da Domenico Starnone.
    1. La scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti. La scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero.
    2. La scuola peggiore è quella che esclama: meno male, ne abbiamo bocciati sette, finalmente abbiamo una bella classetta. La scuola migliore è quella che dice: che bella classe, non ne abbiamo perso nemmeno uno.
    3. La scuola peggiore è quella che dice: qui si parla solo se interrogati. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara a fare domande.
    4. La scuola peggiore è quella che dice: c’è chi è nato per zappare e c’è chi è nato per studiare. La scuola migliore è quella che dimostra: questo è un concetto veramente stupido.
    5. La scuola peggiore è quella che preferisce il facile al difficile. La scuola migliore è quella che alla noia del facile oppone la passione del difficile.
    6. La scuola peggiore è quella che dice: ho insegnato matematica io? Sì. La sai la matematica tu? No. 3, vai a posto. La scuola migliore è quella che dice: mettiamoci comodi e vediamo dove abbiamo sbagliato
    7. La scuola peggiore è quella che dice: tutto quello che impari deve quadrare con l’unica vera religione, quella che ti insegno io. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara solo a usare la testa.
    8. La scuola peggiore rispedisce in strada chi doveva essere tolto dalla strada e dalle camorre. La scuola migliore va in strada a riprendersi chi le è stato tolto.
    9. La scuola peggiore dice: ah com’era bello quando i professori erano rispettati, facevano lezione in santa pace, promuovevano il figlio del dottore e bocciavano il figlio dell’operaio. La scuola migliore se li ricorda bene, quei tempi, e lavora perché non tornino più.
    10. La scuola peggiore è quella in cui essere assenti è meglio che essere presenti. La scuola migliore è quella in cui essere presenti è meglio che essere assenti.
    E vi lasciamo al video che raccoglie questi ultimi tre interventi.

    Si passa quindi al tema della legalità con l’elenco di quello che significa legalità per Don Ciotti, tra gli ospiti della puntata.
    1. «Legalità è il rispetto e la pratica delle leggi. È un’esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune». Sono parole di un documento del 1991 della Chiesa italiana.
    2. Legalità non sono, quindi, solo i magistrati e le forze di polizia, a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto. Legalità dobbiamo essere tutti noi.
    Legalità è responsabilità, anzi corresponsabilità.
    3. Legalità sono quei beni confiscati alle mafie e destinati a uso sociale. Per quella legge “Libera” raccolse, quindici anni fa, un milione di firme.
    Legalità sono il pane, l’olio, il vino che produciamo nelle terre confiscate alla mafia. Tremila giovani sono arrivati dall’Italia e dall’estero per dare una mano, per formarsi, per approfondire!
    4. Legalità è l’attenzione ai famigliari delle vittime innocenti delle mafiee ai testimoni di giustizia. Sabato eravamo a Terrasini, in provincia di Palermo, con 400 famigliari. Persone che hanno avuto la forza di trasformare il dolore in impegno e chiedono tre cose: giustizia, verità, dignità. Ci hanno guidato per le strade di Milano, lo scorso 21 marzo: eravamo in 150mila. Con loro è nata nel 1995 la “Giornata della memoria e dell’impegno”, che quest’anno sarà a Potenza.
    5. Legalità sono quei percorsi che Libera anima in oltre 4500 scuole, quei protocolli firmati con circa il 70% delle università. E poi i progetti con alcune istituzioni e col ministero, la “nave della legalità”, la “carovana antimafie” che attraversa ogni regione d’Italia. «La mafia teme la scuola più della giustizia. L’istruzione taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa» diceva Nino Caponnetto.
    6. Non può esserci legalità senza uguaglianza! Non possiamo lottare contro le mafie senza politiche sociali, diffusione dei diritti e dei posti di lavoro, senza opportunità per le persone più deboli, per i migranti, per i poveri. Legalità sono i gruppi e le associazioni che si spendono ogni giorno per questo.
    7. Legalità è la nostra Costituzione. E’ il nostro più formidabile testo antimafia. Le mafie e ciò che le alimenta – l’illegalità, la corruzione, gli abusi di potere – si sconfiggono solo costruendo una società più giusta.
    8. Legalità è speranza. E la speranza si chiama “noi”. La speranza è avere più coraggio. Il coraggio ordinario a cui siamo tutti chiamati: quello di rispondere alla propria coscienza.

    Non si abbandona il tema della legalità con il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso che legge l’Elenco delle cose di cui ha bisogno per combattere la mafia.
    1. Ho bisogno che la lotta alla mafia sia posta tra le priorità nel programma di qualsiasi partito e che le leggi per contrastarla ricevano voto unanime.
    2. Ho bisogno che imprenditoria, burocrazia, politica, rappresentanti delle istituzioni e delle professioni, insomma l’area grigia contigua alla mafia, non intrecci relazioni con essa, formando cricche e reti criminali per gestire i loro lucrosi, comuni affari.
    3. Ho bisogno che ai giovani delle forze dell’ordine, agli operatori di giustizia, ai magistrati, che tanti successi hanno conseguito con dedizione, con sacrifici, con rischio della vita, non manchino risorse, tecnologie, incentivi economici, ma anche autovetture, carburante, carta, etc..
    4. Ho bisogno che nel reato di scambio elettorale politico mafioso oltre al danaro sia compresa qualsiasi utilità in cambio della promessa di voto.
    5. Ho bisogno di conoscere tutti i segreti della mafia, i suoi progetti criminali, le sue strutture, i suoi traffici, le sue relazioni esterne attraverso pentiti e testimoni di giustizia, che vanno incentivati, e attraverso le intercettazioni, che, nel rispetto della privacy, del segreto investigativo e senza imporre bavagli all’informazione, non vanno limitate.
    6. Ho bisogno che i beni sequestrati e confiscati ai mafiosi siano al più presto destinati all’utilità dei cittadini.
    7. Ho bisogno, per evitare che i boss mafiosi continuino a comandare dal carcere, che il regime del 41 bis sia applicato in strutture adeguate e in maniera efficace.
    8. Ho bisogno che siano rapidamente sciolte le amministrazioni locali ed allontanati i funzionari infedeli, quando si pongono al servizio degli interessi e dei privilegi dei mafiosi.
    9. Ho bisogno che all’estero, dove l’Italia è apprezzata per la strategia e gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata, non ci siano Stati-rifugio per i tesori della mafia, della corruzione, dell’evasione fiscale.
    10. Ho bisogno di una legge sull’autoriciclaggio, per indagare, cosa attualmente non consentita, su chi commette un reato e poi ne occulta i profitti.
    11. Ho bisogno di politiche di sviluppo che diminuiscano gli squilibri tra Nord e Sud, che non trattino il Sud come un vuoto a perdere, di quelli che…tanto si arrangiano, tanto si ammazzano tra di loro.
    12. Non ho bisogno per combattere la mafia dell’annunciata riforma della giustizia, almeno di quella che propone la separazione delle carriere, un Consiglio Superiore della magistratura solo per il pubblico ministero, l’appellabilità delle sentenze solo da parte del condannato, leggi ad personam, termini iugulatori per le varie fasi processuali che portano all’impunità degli imputati.
    13. Ho bisogno, invece, di una riforma della giustizia che tenda a ridurre drasticamente il numero degli uffici giudiziari, a rendere più agile e veloce il processo penale, a rivedere il sistema delle impugnazioni, ad eliminare quelle garanzie soltanto formali, che consentono strategie dilatorie, funzionali a scarcerazioni o prescrizioni.
    14. Ho bisogno di stare attento a coloro che più che riformare la giustizia e curarne i mali secolari vogliono riformare i magistrati, delegittimarli, intimidirli, renderli inoffensivi, considerarli un cancro da estirpare.
    15. Ho bisogno di quei magistrati, antropologicamente diversi, che riconoscono nei principi costituzionali, dell’obbligatorietà dell’azione penale, della dipendenza della polizia giudiziaria dal pubblico ministero e dell’autonomia e indipendenza della magistratura, un patrimonio insostituibile di democrazia, da difendere, anche da parte di tutti i cittadini, non come un privilegio di casta, odioso, come tutti i privilegi, ma come principi funzionali alla domanda di giustizia che alta si leva dalla società;
    16. di quei magistrati, che pur non essendo stati eletti dal popolo, si distinguono per il rigore etico, per la strenua ed inflessibile difesa della cosa pubblica, delle istituzioni e della società;
    17. di quei magistrati, matti o utopisti, che ancora credono che in Italia si possa riuscire a processare, oltre ai mafiosi ed ai mandanti delle stragi, anche la mafia dei colletti bianchi, gli infiltrati nelle istituzioni, i corruttori di giudici, di pubblici funzionari e di politici, coloro che creano all’estero società fittizie per riciclare denaro sporco;
    18. di quei magistrati che, come me, dinanzi alle bare rivestite del tricolore, dei berretti degli agenti di scorta e delle toghe dei magistrati Falcone e Borsellino, giurarono che la loro morte non sarebbe stata vana e che per questa Italia unita, al Nord come al Sud, sono pronti a dare la vita.

    In chiusura, come annunciato, l’elenco della tv che ci piace, letto da Susanna, operatrice di ripresa Rai: un memento per tutta l’azienda.
    1. La tv che ci piace è quella che ci pone in grado di rappresentare una finestra sul mondo, e non il mondo visto dalla finestra.
    2. La tv che ci piace è quella che ci ha consentito di fare squadra, ponendo il meglio della nostra professionalità al servizio di un progetto degno, piccolo o grande che sia.
    3. La tv che ci piace è quella che lascia spazio a tutta la gamma della commozione, con l’unica eccezione del riso sguaiato e della lacrima a comando.
    4. La tv che ci piace è quella che quando la spegni ti lascia il cuore un po’ più contento.
    5. La tv che ci piace è quella che ci riconsegna il senso di appartenenza a una grande azienda di servizio pubblico.

    Chiudiamo però con le altre esibizioni musicali della serata: abbiamo aperto con Elio e le Storie Tese e concludiamo con Daniele Silvestri, che ha presentato un suo inedito, e con Francesco De Gregori che canta Viva l’Italia. Per il video dell’elenco di Dario Fo, per il monologo di Roberto Saviano sul Terremoto de L’Aquila e per l’intervento di Antonio Cornacchione vi rimandiamo ai nostri post dedicati.



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