Vieni Via con Me, Fazio: “La Rai non è pronta per un’altra tv”

Vieni Via con Me, Fazio: “La Rai non è pronta per un’altra tv”

Fabio Fazio analizza i motivi del successo di Vieni Via con Me alla vigilia dell'ultima puntata in un'intervista a la Repubblica

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    A poche ore dall’ultima puntata di Vieni Via con Me, Fabio Fazio si è concesso una lunga intervista a la Repubblica nella quale analizza il fenomeno tv degli ultimi 15 anni e traccia un bilancio di questa esperienza per sé, per il pubblico e per la Rai. “Un’altra tv è desiderata da milioni d’italiani. Ma la reazione dell’establishment politico-televisivo è stata tale da farmi pensare che sia troppo presto. La Rai non sopporta che la tv pubblica diventi strumento di un vero dibattito sociale, culturale: l’hanno permesso perché non se n’erano accorti, non se l’aspettavano. E nemmeno noi. Ma la prossima volta sarà impossibile“.

    Tutti avevano paura di un programma contro Berlusconi, ma in realtà il premier non è mai stato apertamente nominato, se non nella prima puntata per bocca di Roberto Benigni (che, per parafrasare un vecchio carosello, ‘con quella bocca può dire ciò che vuole’): la cosa ha spiazzato Rai e politica che ci ha messo qualche giorno per rendersi conto della portata di Vieni Via con Me; diciamo che ha aperto gli occhi dopo la seconda puntata e non solo per l’orazione di Saviano sulla ‘Ndrangheta al Nord, ma soprattutto per la conferma degli ascolti record del debutto.

    Siamo il primo programma già nel dopo-Berlusconi - ha detto Fabio Fazio a la Repubblica – Abbiamo fatto una tv riformista e non c’è cosa che spaventi più del riformismo. La rissa a somma zero di altri talk show in fondo è del tutto innocua” ha aggiunto il conduttore, che si dice ancora stupito dall’affetto e dal riscontro del pubblico. “Siamo partiti per fare il 12%. Il 15 sarebbe già stato un successo. E’ arrivato il 30. Perché non lo capisco neppure io. Dai dati ho capito soltanto che una grande fetta di pubblico è in realtà un non pubblico, gente che non accendeva mai il televisore” spiega Fazio, che individua un interessante parallelo politico: “Abbiamo recuperato l’astensionismo di massa, che evidentemente non era indifferenza, ma ribellione alla tv del pollaio“.

    I dati Auditel, l’impennata di visite sul video portale della Rai, la massiccia visualizzazione di contenuti del programma su YouTube e gli oltre 190.000 fans su Facebook disegnano, quindi, un pubblico tv lontano dalle solite categorizzazioni degli analisti: un pubblico che si è idealmente mobilitato per un’altra tv, che però Rai e politica non sono pronti ad affrontare. Pare ne abbiano una tale paura da spingere il dg Mauro Masi a commentare l’enorme successo registrato dal programma con un laconico “gli ascolti non sono tutto”: “L’editore che di sicuro da domani mi chiederà di mettere a frutto il successo per nuovi programmi. Buona, vero?“, commenta ironico Fazio.

    Ma quali gli elementi che hanno conquistato il pubblico? Il recupero di valori sempre più nascosti, come la laicità e la legalità e il linguaggio, narrativo e teatrale, lontano da contrapposizioni ideologiche urlate e vuote, spiega Fazio. “Saviano è amato perché incarna il bisogno di legalità di un pezzo di Paese disgustato dalla corruzione, dal malaffare, dalla rassegnazione a convivere con le mafie, e poi la narrazione è più libera dell’inchiesta. Roberto ha questo dono del divulgatore, inoltre è un trentenne, appartiene a un generazione non ideologica. Poi gli ascolti hanno avuto un effetto Sanremo: tutti dovevano intervenire. Ma se questo ha finalmente portato la discussione politica su temi concreti, come la ‘ndrangheta in Lombardia, i diritti civili, l’integrazione degli immigrati, beh, vivaddio“.

    Temi caldi, tra cui quelli dell’eutanasia che hanno scatenato le polemiche dell’ultima settimana; ma Fazio torna sull’argomento spiegando ancora una volta i motivi della mancata replica delle associazioni pro-vita: “Accettare quella replica avrebbe significato ammettere che Mina Welby e Beppe Englaro avevano parlato in favore della morte. Non esiste direttiva Rai che possa impormi un’assurdità del genere“.
    Per fortuna c’è qualcuno che mantiene la lucidità anche tra i corridoi di Viale Mazzini…

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