Vieni Via con Me: CdA impone replica dei pro-life. Fazio: “Inaccettabile”

Vieni Via con Me: CdA impone replica dei pro-life. Fazio: “Inaccettabile”

Nuova polemica intorno a Vieni Via con Me: le associazioni pro-life ottengono dal CdA Rai il 'permesso' di replicare agli elenchi di Mina Welby e Beppino Englaro; gli autori si oppongono

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    Vieni Via con Me rischia di trasformarsi in un ufficio reclami: il CdA Rai ha ascoltato le proteste dei gruppi pro-life sul piede di guerra da due settimane – da quando, cioè la moglie di Piergiorgio Welby e il padre di Eluana Englaro si sono ‘permessi’ di testimonare la propria esperienza di vita e di morte dei propri cari con due elenchi letti nella seconda puntata del programma di Fazio e Saviano -, concedendo loro la possibilità di ‘replicare’ a difesa della vita, in ogni sua forma. Immediata la reazione degli autori: “Inaccettabile! E per due ragioni…“. Le approfondiamo in basso.

    Si sta verificando quello che Fabio Fazio, Roberto Saviano e il capostruttura di RaiTre Loris Mazzetti (che peraltro rischia il posto) temevano nel momento in cui la Rai ha concesso al ministro dell’Interno Roberto Maroni di ‘replicare’ al monologo di Saviano sulla ‘Ndrangheta al Nord con un elenco letto nella scorsa puntata del programma: dati gli altri ascolti registrati, ormai tutti cercano il ‘contraddittorio’ e chiedono di partecipare alla trasmissione per ‘contestare’ quanto raccontato a Vieni Via con Me. Poco importa che siano resoconti di indagini della magistratura o semplici testimonianze di vita vissuta (come quelle di Mina Welby e Beppino Englaro), non importa che siano vicende pubbliche o private… la politica sembra non riuscire a uscire dal tunnel di una ‘par condicio’ che soffoca l’opinione.

    E così dopo Maroni ecco scendere in piazza, con tanto di sit-in di protesta davanti a Viale Mazzini, i gruppi pro-life, indignati dal ‘panegirico’ dell’eutanasia che secondo loro si è celebrato nella seconda puntata di Vieni Via con Me, quando l’argomento fu affrontato anche nel secondo monologo di Saviano ed ha assunto il volto di una moglie e di un padre che hanno detto addio ai propri affetti più cari. Il caso Maroni ha avuto la precedenza, dato il gran clamore sollevato dalle proteste del ministro, e così i gruppi pro-life, sostenuti dall’Udc, sono stati ricevuti dal dg Mauro Masi solo due giorni fa e il caso è stato affrontato dal CdA solo ieri. In basso Pierfedinando Casini spiega le sue ragioni.



    I consiglieri si sono ovviamente divisi: da una parte i consiglieri di maggioranza, che hanno votato sì alla replica, con il supporto del Presidente Rai Paolo Garimberti; dall’altra i consiglieri di minoranza Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, che hanno abbandonato il consiglio prima della votazione e che poi hanno diffuso una nota stampa nella quale sottolineano come sia “profondamente sbagliato utilizzare situazioni così delicate e difficili, come il tema della malattia, della vita e della morte, per costruire contrapposizioni ideologiche“, dichiarandosi stupiti del voto favorevole di Garimberti.

    Dal canto loro Fazio e Saviano ritegono la decisione del CdA “inaccettabile e per due ragioni, una specifica e una di principio“. “La ragione specifica: concedere un cosiddetto diritto di replica alle associazioni pro-vita significherebbe avallare l’idea, inaccettabile, che la nostra trasmissione sia stata “pro-morte”, mentre abbiamo raccontato due storie di vita, sottolineando la pari dignità, di fronte alla prosecuzione artificiale della vita, di chi sceglie di accettarla e di chi sceglie di rifiutarla” sottolineano gli autori del programma, ricordando che Beppino Englaro ha letto una pronuncia del 2007 della Corte di Cassazione, che quindi riguarda tutti, nessuno escluso: “Accanto a chi ritiene che sia nel proprio migliore interesse essere tenuto in vita artificialmente il più a lungo possibile, anche privo di coscienza, c’è chi, legando la propria dignità alla vita di esperienza e questa alla coscienza, ritiene che sia assolutamente contrario ai propri convincimenti sopravvivere indefinitamente in una condizione di vita priva di percezione del mondo esterno“.

    Veniamo quindi alla ragione di principio: “Un programma di racconti, come il nostro, non ha la pretesa né il dovere né la presunzione di rappresentare tutte le opinioni. Non siamo un talk-show, non siamo una tribuna politica. Se ogni associazione o movimento che non si sente rappresentato da quanto viene detto in trasmissione chiedesse di dire la sua, non basterebbero mille puntate di “Vieniviaconme”. La Rai dispone di spazi adatti per dare voce alle posizioni del movimento pro-vita, che del resto già ne usufruisce ampiamente. L’idea che ogni opinione, ogni racconto, ogni punto di vista, ogni storia umana debba essere sottoposta a un obbligo di replica ci pare lesiva della libertà autorale, della libertà di scelta del Pubblico, e soprattutto della libertà di espressione“.

    C’è un lato buono in tutto questo: il rumore delle associazioni pro-life ha ‘mitigato’ l’ennesima protesta del Ministro Maroni che all’indomani della terza puntata di Vieni Via con Me, qualla a cui aveva partecipato, aveva contestato un passaggio del monologo di Saviano sui rifiuti speciali provenienti dalle industrie lombarde smaltiti llegalmente in Campania con l’appoggio della Camorra. “Sui rifiuti, alcuni dati citati da Saviano sono incontestabili, ma generalizzare che dalla Lombardia vadano a Napoli e in Campania… In Lombardia abbiamo l’autosufficienza Provincia per Provincia…” ha protestato il ministro. Ma Maroni il suo elenco lo ha già fatto: come andrà a finire con le associazioni pro-life? Noi non possiamo che ‘appellarci’ alla pronuncia della Cassazione, riproponendovi l’intervento di Saviano su Welby.

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