Video Sgarbi su RaiUno, tra monologhi e telepromozioni

Video Sgarbi su RaiUno, tra monologhi e telepromozioni

La prima puntata di Ora ci Tocca Anche Sgarbi su RaiUno: un lungo monologo, costruito sui padri, sui padrini, sugli allievi di Sgarbi, sull'Italia che vorrebbe

    Vittorio Sgarbi è in onda su RaiUno e la prima puntata di Ora ci Tocca Anche Sgarbi (titolo che potrebbe lasciare presto il posto a quello ‘originale’, Il Mio Canto Libero, se arriva il placet della vedova di Lucio Battisti) si presenta concentrata sul conduttore che apre con un lungo monologo, più che altro una lectio magistralis con la quale Sgarbi parla di se stesso, dei suoi padri, dei suoi modelli, della sua storia tv. Non esita a servirsi del mezzo pubblico per difendersi dalle accuse di collusione mafiosa lanciategli da Oliviero Toscani. Dopo 21 anni chiede idealmente scusa a Federico Zeri, che maledisse al Maurizio Costanzo Show segnando la sua ascesa tv, individua in Cossiga uno dei suoi allievi, ripercorre le sue risse e a sorpresa si presta a una telepromozione… Questo non ce lo aspettavamo.

    Aprirò con un monologo di 22′, due in più di quelli riservati a Saviano in Vieni Via con Me” diceva Sgarbi prima del suo debutto su RaiUno, ma la lunga introduzione alla prima puntata di Ora Ci Tocca Anche Sgarbi – Or vi sbigotterà (sottotitolo nato dall’anagramma del suo nome) sembra più una lectio magistralis, esposta in una sorta di anfiteatro dominato dalla riproduzione de La Scuola di Atene di Raffaello. Non rinuncia a parlare di Dio, sebbene liminarmente, come fil rouge. “La puntata di oggi doveva essere dedicata a Dio – dice Sgarbi aprendo il programma – ma il timore che ci fossero eretici in circolazione [si riferisce al teologo eretico Matthew Fox, n.d.r.] ci hanno fatto cambiare. Comunque abbiamo voluto fare la diretta perché la diretta è un simbolo di libertà“.

    Ma gran parte del programma è dedicata di fatto a se stesso: dalle difficoltà incontrate alla vigilia del programma (“La notizia è che abbiamo cominciato. Oggi avevo pensato di rimandare per qualche ora ho pensato che avrei potuto meglio costruire una trasmissione con una struttura così solenne e iniziare più in là“), ai suoi padri, tra cui annovera Federico Zeri, al quale augurò la morte nella sua prima apparizione al MCS nel 1989 e al quale ora, ormai scomparso, chiede scusa, giustificando la sua uscita come una forma di amore all’opposto.

    Ma tra i suoi modelli si ritrovano Arbore & Co. di Quelli della Notte (con i quali si avvicinò alla tv), Papa Luciani (che defininì Dio prima ‘madre’ e poi padre’); tra i suoi padrini Walter Chiari; tra i suoi allievi Francesco Cossiga, picconatore della Prima Repubblica che individua idealmente come seguace delle sue tante intemperanze verbali in tv, ripercorse con una sorta di best of che ha spaziato dalla rissa con la Mussolini a La Pupa e il Secchione alle liti con Barbara d’Urso a Pomeriggio Cinque, dagli schiaffi di D’Agostino agli scontri con Alessandro Cecchi Paone (col quale dice di essersi riconciliato).

    Ma Cossiga è stato anche il suo modello politico e lo ricorda con ‘tenerezza e stima’. “Da buon intellettuale ho sempre ritenuto inutile la politica e dannosa la televisione: mi sono ricreduto…” dice Sgarbi, che procede lungo il suo excursus su quello che a lui ‘ispira’, piace, ama.
    Introduce Morgan come il suo compagno di viaggio definendolo il Caravaggio dei nostri tempi, che canta il tema de Il Padrino.



    Indubbie le capacità retoriche, indubbio lo studio nella preparazione di questo programma e nella costruzione di questo suo viaggio, condito di immagini, filmati, video, inserti anche musicali, aneddoti della sua vita, anche legati alla recente attualità, come l’accusa di collusione mafiosa lanciatagli dall’ex amico Oliviero Toscani (che ha parlato di pressioni malavitose per il suo incarico di assessore a Salemi). Costruisce addirittura una vera e propria arringa in sua difesa, attaccando Il Fatto Quotidiano in primis e tutte le testate che hanno riportato con clamore le dichiarazioni di Toscani su cose che Sgarbi definisce ‘vecchie’, già discusse dai magistrati, solo per impedirgli di andare in onda, per ostacolarne il debutto su RaiUno. Al traditore Toscani dedica dei versi di Dylan Thomas e spiega che le sue ultime ‘rivelazioni’ nascono da un no a un compenso da lui richiesto per partecipare al progetto tv di Sgarbi. Il tutto fuori scaletta, che prevedeva invece un breve intervento di appena 1 minuto e mezzo sull’argomento ‘Salemi’. Uso privato del mezzo pubblico? Beh, diremmo di sì.



    L’ultimo blocco del programma, poi, è dedicato allo Sgarbi ‘figlio’ e ‘mancato padre’, che si collega con l’anziano padre e accoglie in studio il 22enne Carlo, avuto da una donna e mai davvero seguito, verso il quale ora nutre un discreto senso di colpa, mitigato dalla giustificazione razionale di non aver mai voluto essere padre. Il figlio non è certo tenero con lui, in una sorta di intervista doppia che sciorina in prima serata i fatti intimi, o meglio le convinzioni private sulla famiglia, di Sgarbi.

    C’è anche l’anti-Travaglio, che illustra in un lungo monologo i disastri delle energie alternative, con i parchi eolici che condannano a morte certa gli uccelli migratori e i campi fotovoltaici che rendono aridi i campi; c’è il vescovo che parla del Padre Eterno, come previsto nella puntata ‘cassata’ su Dio, rigirata poi sul ‘padre’. Ci sono Morgan e Fausto Leali, ci sono due belle ragazze che fungono da intervistatrici di Sgarbi, che però si perdono nei salti di scaletta improvvisi di Vittorio e sostanzialmente lo ‘lasciano da solo’. Insomma, c’è di tutto un po’…

    Non sbigottisce la sua capacità affabulatoria: Sgarbi sa tenere il pubblico, infarcendo di riferimenti culturalmente sostenuti (piacevoli da sentire in un prime time) anche fatti assolutamente privati, in una trasmissione che ruota assolutamente su di sè, che non riesce del tutto a partire da sé per andare altrove, ma si ferma intorno a lui. Questa prima puntata è cannibalizzata da Sgarbi, che segue il proprio filo ‘narrativo’ senza far capire dove voglia andare a parare (ammesso che voglia andare da qualche parte). Probabilmente il debutto risente della riscrittura imposta dalla ‘censura’ Rai che ha impedito a Sgarbi di presentare la puntata su Dio così come l’aveva concepita (anche se l’impressione è che sia sostanzialmente rimasta la stessa, epurata di qualche presenza) e per una valutazione del programma (finora non pervenuto) attendiamo la seconda puntata.

    Sbigottisce piuttosto l’averlo visto protagonista in una telepromozione del thé solubile: il clima aulico si spezza quasi inesorabilmente.
    Noi sospendiamo il giudizio. Attendiamo i vostri commenti…

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