Velvet 4, Francesco Testi a Televisionando: ‘Con Marco Cafiero faccio per la prima volta il cattivo’ – Intervista

Francesco Testi è uno dei protagonisti di Velvet 4, che dovrebbe arrivare su Raiuno il 29 giugno 2017. L'attore racconta a Televisionando l'esperienza lavorativa in Spagna e anticipa nuovi progetti in spagnolo per il circuito latino-americano. Testi, inoltre, presenta il suo cortometraggio 'Oltre la finestra', scritto e girato per sensibilizzare sul tema della violenza contro le donne.

da , il

    Velvet 4, Francesco Testi a Televisionando: ‘Con Marco Cafiero faccio per la prima volta il cattivo’ – Intervista

    Su Raiuno sta per arrivare Velvet 4 e tra i protagonisti ritroveremo Francesco Testi nei panni di Marco Cafiero, nuovo direttore della Galleria. L’attore italiano, entrato nel cast della fortunata fiction spagnola nella terza stagione, avrà un ruolo centrale nella trama della quarta e ultima stagione di Velvet che – attesa per aprile scorso – dovrebbe arrivare sui nostri teleschermi giovedì 29 giugno, salvo ulteriori spostamenti.

    Francesco Testi torna a vestire i panni di Marco Cafiero in questa sua prima esperienza di lavoro all’estero che, come ci racconta, potrebbe presto ripetersi. In Spagna, infatti, l’attore italiano ha riscosso successo e nuove produzioni sono interessate ad averlo, ora che lo spagnolo per lui non ha più misteri. Nel frattempo, Testi si divide tra il lavoro attoriale e quello dietro la macchina da presa: la regia, infatti, è l’altra sua passione che gli sta regalando grandi soddisfazioni. Con il cortometraggio ‘Oltre la finestra’ – scritto e diretto da lui per sensibilizzare sul tema della violenza contro le donne insieme all’Associazione ‘Senza veli sulla lingua’ – Francesco Testi sta partecipando a numerosi Festival Internazionali, portando a casa premi e riconoscimenti.

    Cosa ci dobbiamo aspettare dalla quarta stagione di Velvet?

    Non voglio rivelare molto per non rovinare la sorpresa ai telespettatori. Quello che, però, posso dire è che i produttori e gli sceneggiatori di Velvet sono molto bravi e molto intelligenti nel creare trame che continuino ad interessare il pubblico. In questa stagione – che inizia con un salto temporale di qualche anno – rispetto alla fine della terza stagione hanno rimescolato molto le carte, anche per quanto riguarda il mio personaggio. E soprattutto ci sarà un alone di mistero sul ritorno a Madrid di Alberto Márquez.

    Marco Cafiero, il tuo personaggio, non è esattamente la simpatia in persona. Come è stato interpretare per la prima volta un cattivo?

    È stata intanto una cosa tutta nuova: recitavo in una lingua che non era la mia e con un personaggio molto distante da me. In più, ho interpretato un cattivo quando in Italia il cattivo non lo avevo mai fatto. Inizialmente ho quindi avuto delle difficoltà in più, visto che dovevo approcciarmi a un personaggio che non stava simpatico neanche a me. Poi uno riesce comunque a ‘scollarsi’ da questa cosa, a entrare nel personaggio e a trovare anche dei suoi lati che ti divertano, magari usando l’ironia. Alla fine, comunque, è stata un’esperienza formativa di alto livello.

    Hai dovuto imparare lo spagnolo per questo lavoro. È stata una difficoltà in più?

    Lo è stata nella precedente stagione, visto che non avevo mai aperto prima un libro di spagnolo. Approcciarmi al lavoro della terza stagione di Velvet è quindi stato complicato. L’anno scorso, invece, per le riprese della quarta, è stato tutto più semplice, perché avevo già più confidenza con la lingua e perché sono stato in Spagna per cinque mesi.

    Dopo tre stagioni il gruppo dei tuoi colleghi spagnoli era sicuramente affiatato. Al tuo arrivo come sei stato accolto?

    Sono stati tutti gentilissimi, già dal provino. Il provino l’ho fatto su parte con David Pinillos, che è uno dei registi della serie, con Paula Echevarría (Ana Ribera nella serie, ndr) e con Javier Rey (Mateo nella fiction, ndr). Già lì ho capito che l’ambiente era molto amichevole. Tutti gli attori con cui ho lavorato – già nei primi tempi, in cui era evidente che avessi delle difficoltà con la lingua – mi hanno sempre dato tutti una mano, sono stati molto disponibili. Da questo punto di vista non posso davvero lamentarmi.

    Ci sono differenze tra un set italiano e uno spagnolo?

    Rispetto al lavoro televisivo che mi ha riguardato in Italia c’è un modus operandi leggermente diverso. In Spagna, prima di ogni scena, si fa una sorta di piccola riunione con il regista e gli attori che ci devono lavorare, c’è una lettura a tavolino e il regista ci dà le prime indicazioni su ciò che vuole dalla scena. È un po’ diverso, quindi, rispetto al ritrovarsi direttamente sul set e provare direttamente, come avviene in Italia. Anche la tempestica, poi, è differente. Negli ultimi anni ho notato che da noi si corre sempre di più, che si devono girare sempre più pagine al giorno, che si ha sempre meno tempo per ogni scena. In Spagna, invece, si lavora ancora con tempi umani.

    velvet 4 puntata 6 francesco testi marco cafiero

    Ti piacerebbe lavorare di nuovo in Spagna?

    Dico la verità: un nuovo lavoro già l’ho rifiutato, perché non si confaceva a quello che avevo in mente io. Però è evidente che questo lavoro in Spagna mi ha aperto a ventaglio delle possibilità nel circuito latino-americano e quindi sì, sto valutando delle possibilità.

    In Spagna hai riscosso successo. Gli articoli dei giornali e dei siti spagnoli hanno scritto: ‘Il sex symbol italiano che ha conquistato le fan di Velvet’. È una soddisfazione?

    (Ride, ndr) Sì. Ma la soddisfazione maggiore è stata quella di aver lavorato in un contenitore di grande qualità, perché parliamo del gotha del lavoro attoriale in Spagna. Ho lavorato con José Sacristán, con Aitana Sánchez-Gijón, con Asier Etxeandía, con tutta una serie di attori che hanno vinto numerosissimi premi: lavorare con loro è come un attestato implicito di controllo qualità. Inoltre, non dimentichiamo che Velvet è visto in oltre 60 Paesi in tutto il mondo. La quarta stagione di Velvet nel circuito latino-americano è già sulla piattaforma Netflix.

    Quest’anno la fiction di Canale 5 è stata un po’ in sofferenza quanto agli ascolti. Ti sei fatto un’idea del perché?

    Ci possono essere svariate ragioni. Una di queste può essere una scelta editoriale non perfettamente azzeccata, come può succedere. Oppure può essere una cosa ciclica: ci sono dei mesi in cui i prodotti in onda su Mediaset vanno bene e altri mesi in cui invece tutto va male. Le spiegazioni possono essere tante, ma io sicuramente non sono così esperto di palinstesi per offrire una soluzione o darti una risposta precisa. Sono però sempre stato dell’idea che i risultati vanno accettati: è ovviamente più facile quando le cose vanno bene, mentre non lo è quando vanno male. Con il passare degli anni, poi, le cose sono molto cambiate: ricordo che anni fa se non facevi almeno il 22-23% non dico che avessi fatto flop, ma non era certo un successo. Oggi con il 24% ti stendono il tappeto rosso.

    Le fiction Ares sono quelle che ti hanno lanciato in Italia. Ti rivedremo anche lì?

    In questo momento non so risponderti. Vedremo.

    Per l’Associazione ‘Senza Veli Sulla Lingua’ hai scritto e diretto il corto ‘Oltre la finestra’. Come è nata questa idea?

    È nata dal fatto che io e Ebla Ahmed, presidente e fondatrice dell’Associazione, siamo amici da anni. Quando mi ha chiesto di darle una mano a sensibilizzare su questa tematica, io le ho proposto una collaborazione che riguardasse proprio il corto. Poi abbiamo riscontrato una serie di difficoltà ‘organizzative’. Trovare persone che lavorino gratis per fini sociali è meno facile di quanto potrebbe sembrare. Alla fine l’ho girato in Spagna, mentre mi trovavo lì per le riprese di Velvet, nelle ultime due settimane. Ho fatto tutto da solo, ho cambiato leggermente la storia, ma alla fine della fiera non mi posso lamentare perché credo che questo adattamento non abbia tolto niente a quello che era il fine originario. Ho cercato di fare qualcosa che fosse d’impatto, in un minutaggio ristretto. E sono soddisfatto. Il corto ha già vinto dei premi internazionali ed è attualmente in concorso ad altri festival, tra cui il Festival Internazionale di Madrid e il Long Island Film Festival.

    Nel tuo futuro quindi c’è la regia o pensi di continuare a dividerti tra il lavoro attoriale e il lavoro dietro alla macchina da presa?

    Auspico di riuscire a fare entrambe le cose perché in modi diversi sono lavori che mi danno grandi soddisfazioni. È chiaro che poi ci vuole la fortuna di capitare dentro i progetti giusti. Quella del corto ‘Oltre la finestra’ è una cosa che mi sono ricavato completamente da solo, è una piccola cosa, ma della quale vado orgoglioso perché è un’opera di filmmaking totale, dall’inizio alla fine. E poi staremo a vedere cosa succede.

    Quanto è difficile oggi trovare dei prodotti di qualità in cui credere, come attore?

    C’è una componente di scrittura che bisogna valutare, prima di tutto. Solo che poi a volte capita che una storia scritta bene abbia alla fine una risultanza che non regge le aspettative iniziali. Le scelte editoriali relative alla regia, alla fotografia e al pacchetto degli attori vanno a fare la differenza. Ti posso dire che se domani mi proponesse un lavoro Sorrentino, probabilmente – e nemmeno questo è certo – andrei molto sul sicuro a dire di sì. Questa è ovviamente un’iperbole, per dirti che non è mai tutto scontato in questo nostro mestiere.