Un ricordo di Massimo Troisi a 14 anni dalla sua scomparsa

Un ricordo di Massimo Troisi a 14 anni dalla sua scomparsa

Un omaggio video a Massimo Troisi a 14 anni dalla sua scomparsa

    Un ricordo di Massimo Troisi a 14 anni dalla sua scomparsa

    Massimo Troisi si è spento il 4 giugno 1994 nella casa della sorella, ad Ostia, a soli 41 anni e a sole 12 ore dalla fine delle riprese de Il Postino. Lo ricordiamo a 14 anni dalla sua scomparsa con un’antologia, non certo esaustiva, dei suoi sketch e delle scene dei suoi film. Nel video la poesia che Roberto Benigni ha dedicato all’amico scomparso troppo presto.

    Massimo Troisi resta un grande della comicità italiana, sebbene per molti anni sia stato poco amato dal pubblico non campano, che ha a lungo giudicato il suo stile smozzicato, la sua cadenza dialettale, la sua pigrizia partenopea come un limite e non come l’espressione di un modo diverso di fare comicità, di un modo nuovo di raccontare i vizi, le storture, le assurdità della sua Napoli, verso cui non è mai stato particolarmente condiscendente.
    Lontano dagli stereotipi della sua terra, come ricordano Benigni e Arbore, non ha fatto della pizza, del Vesuvio, di Pulcinella la sua cifra comica, anzi ne è stato quasi schiacciato. Il riscatto internazionale de Il Postino lo ha liberato da un clichè in cui i media hanno sempre voluto inquadrarlo, ma ha segnato inesorabilmente la sua salute, minata da una malattia al cuore che lo accompagnava dall’adolescenza.
    La fatica delle riprese, che non ha voluto mai interrompere, l’ha portato alla morte, avvenuta nel sonno in un pomeriggio di giugno di 14 anni fa. Sappiamo di peccare di superficialità e di “ingratitudine”, ma abbiamo scelto di non inserire video tratti da Il Postino: in cuor nostro odiamo quel film, per quanto bello e poetico possa essere. In maniera infantile gli diamo la colpa della sua prematura scomparsa.

    E dire con la morte Troisi ha sempre scherzato, così come ha sempre ironizzato sulla sua salute: indimenticabile uno speciale realizzato con tutti i suoi amici datato 1982 e intitolato Morto Troisi, Viva Troisi. Un caposaldo del suo repertorio, nel quale è praticamente assente, nascosto dietro la cinepresa, che raramente si rivede in tv: e in tempi di repliche sarebbe bello che la Rai, per la quale fu prodotto, lo rimandasse in onda. Vediamone un pezzetto con Carlo Verdone, Maurizio Nichetti, Roberto Benigni e Renzo Arbore, recuperato da YouTube.

    La sua carriera inizia in un piccolo teatro oratoriale di San Giorgio a Cremano, dove con l’amico d’infanzia Lello Arena e la new entry Enzo Decaro (nome d’arte di Vincenzo Porcaro), fonda La Smorfia nel 1976. Nel 1977 il trio sbarca in Rai prima con Non Stop, poi con La Sberla (1978), infine con Luna Park, nel 1979. Grazie a queste partecipazioni televisive gli italiani possono conoscere i cavalli di battaglia che hanno reso il trio famosissmo e apprezzato in Campania, tra teatro e programmi radiofonici.
    Rivediamo quattro degli sketch più geniali e divertenti partoriti dal trio, dall’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele ad una famiglia “povera ma onesta”, all’Arca di Noè, con la creazione del Minnollo, ai problemi di Napoli per arrivare a San Gennaro, procacciatore di numeri per il Lotto.

    La Smorfia – Annunciazione

    La Smorfia – L’Arca di Noè

    La Smorfia – Napoli

    La Smorfia – San Gennaro

    Da lì la carriera dei tre decolla e Massimo Troisi inizia a pensare al cinema. Si chiude l’esperienza de La Smorfia ed esce nel 1981 il suo primo film, Ricomincio da Tre, un capolavoro di trovate comiche e di amare riflessioni sulla condizione dei meridionali, nascoste dietro una fuga a Firenze (“Emigrante?”) e la ricerca di una nuova vita (“Chi parte sa da cosa fugge, ma non sa che cosa cerca”).

    Rivediamo due delle scene più rappresentative (anche se sarebbe da far rivedere tutto il film!), ovvero la scena iniziale, con quel “Gaetanoooo” urlato a squarciagola da Lello Arena in uno scenario devastato dal terremoto del 1980 e con la preziosa chicca di “filosofia dell’autonomia” illustrata a Robertino (“Jesce, tocca ‘e ffemmene, va ‘a rubba’!”), il manifesto di una generazione.

    Ricomincio da Tre – Gaetanoooo

    Ricomincio da Tre – Robertino

    Seguono poi altri film, tutti di successo, tutti con un pezzo di una Napoli diversa dalla solita cartolina, anzi a volte assente, dispersa nei tic, nelle caratteristiche, nei difetti e nei pregi dei personaggi. Come regista firma Scusate il ritardo (1983), l’indimenticabile Non ci resta che piangere, con Roberto Benigni (1984), Le vie del Signore sono finite (1987), Pensavo fosse amore, invece era un calesse (1991).
    A questi vanno aggiunti No grazie, il caffè mi rende nervoso (regia di Ludovico Gasparini, 1982), F.F.S.S. cioè che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene (regia di Renzo Arbore, 1983), Hotel Colonial (regia di Cinzia Th Torrini, 1986), Splendor, con Marcello Mastroianni (regia di Ettore Scola, 1988), Che ora è? (ancora con Mastroianni e la regia di Ettore Scola, 1989), Il viaggio di Capitan Fracassa (regia di Ettore Scola, 1990) fino a Il Postino di Michael Radford (1994).

    Come non rivedere la celebre scena della lettera a Savonarola, un pezzo da maestri che Benigni e Troisi “rubano” e arricchiscono con il proprio stile da Totò e Peppino (“Signorina! Veniamo noi con questa mia addirvi una parola…”) e l’invito, tutto intriso della religiosità del quasi 1500 a Frittole, del “Ricordati fratello che devi morire”.

    Non ci resta che piangere – Lettera a Savonarola

    Non ci resta che piangere – Ricordati fratello….

    Non tantissime le partecipazioni televisive, concesse solo agli amici più cari, gli unici per i quali era disposto a forzare la sua natura riservata e accidiosa. Restano indimenticabili le partecipazioni ai programmi di Gianni Minà, come Alta Classe o in occasione del primo scudetto del Napoli, o ancora gli sketch ‘regalati’ a Indietro Tutta come l’autista dei pulmini di giapponesi in giro per l’Italia (“due ore da casello a casello”).
    Una breve carrellata ci permetterà di rinfrescare la memoria, sebbene certe scene siano stampate indelebilmente nella mente.

    Collegamento con Gianni Minà per il primo scudetto del Napoli (1987)

    Indietro Tutta – Indentichiè Quiz 1987 (prima parte)

    Indietro Tutta – Indentichiè Quiz 1987 (seconda parte)

    Indietro Tutta – Indentichiè Quiz 1987 (terza parte)

    Non basta certo questo per ricordare tutta la carriera e il genio di Troisi, che campeggia negli angoli di Napoli appeso alle pareti con Totò e Maradona (e non è folklore, fatevi un giro per Via Nilo), e che viene ricordato ogni anno dal Premio Massimo Troisi, un osservatorio sulla comicità voluta dalla famiglia, che si tiene ogni estate a San Giorgio a Cremano. Peccato che nessuna rete tv abbia colto l’occasione di dedicare un pomeriggio estivo ai suoi film: confidiamo nel 15 anniversario.

    Inutile dire che i grandi non muoiono mai, Massimo Troisi ci manca ogni giorno di più.

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