Un Matrimonio, Pupi Avati debutta su Rai Uno ed è ‘promosso’ dalla Chiesa [FOTO+VIDEO]

Un Matrimonio, Pupi Avati debutta su Rai Uno ed è ‘promosso’ dalla Chiesa [FOTO+VIDEO]

Un matrimonio, Pupi Avati racconta una saga familiare lunga 50 anni; e Vincenzo Paglia promuove la fiction

    Debutta domani su Rai Uno in prima serata Un Matrimonio, il ‘film di seicento minuti‘ (definizione del regista Pupi Avati, secondo cui ‘fiction è rinunciatario‘) con ben 259 diversi personaggi uniti dal tema del matrimonio: nozze che durano cinquanta anni, e che sono ‘promosse’ dall’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Consiglio Pontificio per la Famiglia, che provocatoriamente parla di ‘matrimonio scandalo‘.

    Un matrimonio – in onda con le prime due puntate domenica 29 e lunedì 30 – vede protagonisti Micaela Ramazzotti, Flavio Parenti, Christian De Sica, Andrea Roncato, Ettore Bassi e Katia Ricciarelli; film tv in sei puntate, racconta la storia d’amore fra Francesca Osti (comunista) e Carlo Dagnini (democristiano): nonostante le differenze e le difficoltà/incomprensioni (che porteranno anche ad una separazione), il loro amore attraverserà la storia d’Italia (e di Bologna, città d’origine del regista), dal boom economico al referendum sul divorzio, passando gli anni di piombo; non mancheranno anche le storie dei figli e dei nipoti, ma soprattutto immagini reali del tempo che fu, grazie al sostegno delle Teche Rai.

    Come spiegava qualche mese fa Avati ad Avvenire, la vicenda è molto autobiografica (ma lasciando spazio alla fantasia), ispirata al matrimonio suo e dei suoi genitori:

    ‘Come nella fiction, mio padre veniva da una famiglia democristiana dell’alta borghesia, mia madre da una famiglia operaia e socialista. Ha funzionato anche perché due mondi così distanti si sono completati a vicenda. Purtroppo, però, dopo 13 anni di matrimonio mio padre morì in un incidente d’auto lasciando orfani me dodicenne con altri due fratelli. Mia madre non si è mai più risposata e si è dedicata solo a noi: ma l’ha fatto con gioia‘.

    ‘Dopo 48 anni insieme a mia moglie penso di avere l’esperienza necessaria per dire com’è un matrimonio, nel bene e nel male. Prima sarei stato troppo giovane. Invece molti di quelli che scrivono e producono fiction hanno, purtroppo, delle famiglie a pezzi, divorzi, separazioni. E come fanno a raccontare un matrimonio che dura per sempre?‘.

    Avati usa il termine fiction, ma a Famiglia Cristiana preferisce parlare di

    ‘Sei parti di un unico film della durata complessiva di 600 minuti, una grande saga che più italiana non si può: parte dal 1948 e si conclude verso il 2005: Un matrimonio inizia con la celebrazione delle nozze d’oro, poi a ritroso racconta mezzo secolo di vicende familiari, ma usando un espediente narrativo: la storia è narrata da una figlia adottiva della coppia, una ragazza paraplegica. I due sposi hanno due figli maschi e decidono di adottare una bambina. Quando vanno all’orfanotrofio scelgono una bimba che non cammina. [...] La ragazza è la voce narrante, racconta la storia di suo padre e di sua madre, con la capacità di chi è stato in casa più degli altri due figli.’

    E la Chiesa, tramite monsignor Vincenzo Paglia intervistato dal Corriere della Sera, promuove la fiction ‘educativa’:

    ‘Pupi Avati ci mostrerà lo scandalo di un matrimonio che dura mezzo secolo e resiste alle difficoltà. E lo proporrà a una platea televisiva dominata da una cultura diffusa sempre più individualista… [...] Le famiglie composte da padre, madre e figli non sono minoritarie. I figli vanno a vivere da soli, registrandosi come famiglia. Poi ci sono le separazioni. I divorzi. Le vedovanze. Tutte nominalmente famiglie di singoli.

    Ma la famiglia come unità affettiva resta la più preziosa risorsa italiana. Dico solo che tanti giovani senza lavoro, o che improvvisamente lo perdono, sarebbero già finiti letteralmente per strada se non avessero le famiglie d’origine. Tanti padri e madri che lavorano non saprebbero come allevare i figli se non ci fossero i nonni. Tanti separati e divorziati, maschi e femmine, conoscerebbero la marginalità sociale se non ci fossero le famiglie…’

    Il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia si addentra in un’analisi sociologica:

    ‘Questo nucleo così poco considerato dalla società di oggi in realtà si occupa stabilmente delle parti più deboli della società stessa. Appunto i bambini, gli anziani e i malati. Senza la famiglia, certi problemi assumerebbero i connotati e le dimensioni di una tragedia collettiva, antropologica ed economica. [...] Si parla molto delle famiglie de facto . Ma sarebbe bene che venisse sostenuta anche la famiglia fondata sul matrimonio de jure. Perché è quella che, de facto , sostiene la società…’

    Parole condivise da Avati, che presentando la fiction nei giorni scorsi ha spiegato a il Giornale:

    ‘Oggi la gamba zoppa è la famiglia. Meriterebbe l’attenzione di tutti molto più dello spread; le televisioni partecipano a questo degrado. Per esempio, demolendo la figura paterna e presentandoci pessimi padri’

    La fiction ha avuto momenti difficili – e una messa in onda ritardata, rispetto a quanto previsto – ma andrà in onda a partire da domani:

    ‘Sei anni fa, quando per la prima volta proposi alla Rai di girare un film su un matrimonio che dura mezzo secolo mi risposero: allora è una fiction in costume. Ma come!, replicai, sono sposato con mia moglie da quarantanove anni e vesto come lei… Il fatto è che oggi il matrimonio duraturo è considerato in via di estinzione. Lo scandalo non è la separazione, ma il matrimonio che resiste. Quando sento qualche giovanotto che dopo pochi anni pontifica che il matrimonio è un’istituzione superata e che non si può restare tutta la vita al fianco della stessa persona, mi ribello. Se ti arrendi alle prime difficoltà non puoi sapere che un legame acquista in bellezza e complicità col passare del tempo’.

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