Un Caso di Coscienza: la morte di Stefano Cucchi in un episodio della fiction

Un Caso di Coscienza: la morte di Stefano Cucchi in un episodio della fiction

La vicenda della morte di Stefano Cucchi comparirà in una puntata della fiction Un Caso di Coscienza

    Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano

    La morte di Stefano Cucchi diventa una serie televisiva: la storia del romano verrà trattata nella prossima stagione di Un caso di coscienza, la fiction di Rai 1. Il caso del romano continua a distanza di anni a indignare e nel 2013 il pubblico di Rai 1 troverà fra uno dei casi trattati da Sebastiano Somma uno molto simile alla morte del 31enne arrestato per droga il 16 ottobre del 2009 e morto sei giorni dopo essere stato ricoverato in ospedale e sul cui corpo furono ritrovati segni di pestaggi. (Nella foto la sorella di Stefano, Ilaria).

    Sebastiano Somma, che nella fiction interpreta il personaggio principale l’avvocato Rocco Tasca, ha spiegato al Corriere della Sera la somiglianza fra il caso di Cucchi e quello trattato da Rai 1: ‘I riferimenti forti ci sono perché c’è la morte di un ragazzo in carcere che sembra che sia stato ucciso a bastonate. È un’ispirazione, ma non un parente di primissimo grado perché la situazione è ancora aperta, per cui non si possono dare riferimenti né tirare conclusioni ben precise. La requisitoria finale dell’avvocato che interpreto sarà una denuncia al sistema carcerario, un sistema che mette in celle comuni tossicodipendenti, persone con problemi psichici e delinquenti comuni, senza creare un’alternativa‘.

    Il caso di Cucchi è ancora aperto, proprio qualche settimana fa La7 ha trasmesso un documentario sul decesso del 31enne romano 148 Stefano. Mostri dell’inerzia di Maurizio Cartolano. A causare la sua morte sarebbero stati i traumi conseguenti alle percosse, il digiuno, la mancata assistenza medica, i danni epatici e l’emorragia alla vescica. Pare che determinante sia stata l’ipoglicemia, per il suo decesso vennero indagati tre poliziotti della penitenziaria e tre medici. Gli agenti sono tuttora indagati per percosse e lesioni, mentre i medici lo sono per abbandono di incapace. Un caso che ha sconvolto l’opinione pubblica verrà trattato in una fiction di Rai 1: ‘Gli autori si ispirano sempre a fatti reali, Un caso di coscienza in questo senso potrebbe andare avanti all’infinito. È una sorta di Report a livello di fiction dove si raccontano e denunciano fatti di cronaca.

    La serie sta andando molto bene anche sul mercato americano. Piace perché è un giallo, un legal thriller, raccontato in modo interessante, ma anche perché c’è uno spaccato di umanità che gli americani apprezzano molto. Questo aspetto tipicamente italiano di emozionare, di lavorare sulla personalità individuale delle vittime rispetto alle grandi ingiustizie in cui sono coinvolte è uno dei nostri punti di forza‘, ha aggiunto Somma che interpreta il ruolo di Tasca da cinque stagioni.

    Lo sceneggiatore Andrea Purgatori chiarisce che il caso che verrà trattato è solo in parte ispirato a quello di Stefano Cucchi: ‘Abbiamo fatto una manipolazione su una storia reale. Abbiamo immaginato una vicenda molto simile, quella di un giovane in carcere che muore per le percosse che riceve e poi si scoprono coperture, depistaggi e omertà‘. Non solo Cucchi, a Un caso di coscienza si parlerà anche di razzismo, malasanità, adozioni internazionali e violenza nelle carceri. Una delle carte vincenti della fiction Rai è proprio quella di parlare di fatti di cronaca, in cui spesso l’avvocato Tasca diventa una sorta di Davide contro Golia: ‘Il punto di forza di “Un caso di coscienza” è l’idea che ogni volta mettiamo in scena Davide contro Golia, casi nei quali la vittima è debole, fragile, e difficilmente riuscirebbe a contrastare il potere forte che ha davanti». L’aspetto meno convincente? «Probabilmente è nella difficoltà di riuscire a imporre sulle reti generaliste un linguaggio a cui ormai si sono abituate le giovani generazioni che guardano le serie americane. I telefilm americani hanno la qualità di non essere didascalici, di non dover spiegare mai troppo’, ha concluso lo sceneggiatore Purgatori.

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