Tv fotocopia e sempre più trash, parola di esperti

Tv fotocopia e sempre più trash, parola di esperti

Palinsesti sempre meno votati alla qualità, sempre più intrisi di programmi spazzatura e sempre più uguali a se stessi: questo il quadro sulla tv italiana che emerge da uno studio condotto da Comunicazione Perbene, ente no-profit votato all'"ecologia della comunicazione", che ha coinvolto 150 esperti, tra sociologi, psicologi, esperti di media e investitori pubblicitari

    Trash tv italiana

    Palinsesti sempre meno votati alla qualità, sempre più intrisi di programmi spazzatura e sempre più uguali a se stessi: questo il quadro sulla tv italiana che emerge da uno studio condotto da Comunicazione Perbene, ente no-profit votato all’”ecologia della comunicazione”, che ha coinvolto 150 esperti, tra sociologi, psicologi, esperti di media e investitori pubblicitari.

    Basta scorrere l’offerta televisiva delle varie emittenti nelle ultime stagioni tv perché i risultati cui sono giunti i 150 esperti coinvolti da Comunicazione Perbene saltino all’occhio del telespettatore medio: l’analisi condotta sull’offerta tv italiana, passata, in corso e che verrà, è impietosa e del resto non lontana dalle lamentele che quasi quotidianamente registriamo, ed evidenziamo, nel nostro blog.

    Quali sono i difetti atavici della nostra tv messi sotto la lente d’ingrandimento degli studiosi? Beh, in primis la presenza di una tv drasticamente omologata e per di più verso il basso. Una sintesi dei dati la ritroviamo nelle parole di Saro Trovato, presidente di Comunicazione Perbene: “Nella stagione appena passata abbiamo visto una tv dove a dominare non è certo stata la qualità, ma nemmeno la varietà dell’offerta. Su qualsiasi rete ci si trovasse la costante erano risse, urla, volgarità e messaggi dove ad essere premiata era l’assoluta mediocrità. Una tv cattiva maestra, insomma, e analizzando i palinsesti per la stagione che sta per cominciare le cose sembrano ancora peggiorare“.

    Diamo però una rapida panoramica dei dati.
    Per il 41% degli studiosi coinvolti, l’offerta tv italiana risulta “completamente omologata“, con palinsesti sempre uguali, indipendentemente dalla rete di trasmissione, sia essa pubblica e privata; dominano, peraltro, solo alcuni tipi di programmi, evidentemente ‘di moda’ dove prevalgono le risse (per il 95% degli intervistati), per lo più ‘volute’ dagli autori (secondo il 58%), piene di parolacce (per il 46%) e volgarità (stando al 39%) e per la maggior parte dei casi inadatti alla fascia oraria (32%).

    Ma scendendo un po’ più in profondità e analizzando i ‘contenuti’, i 150 esperti hanno notato una certa massiva indulgenza della tv nostrana per l’esaltazione della mediocrità (secondo un 48% che punta il dito soprattutto sui reality show) e di valori distorti (34%), come la sopraffazione (secondo il 47%), la violenza verbale (41%) e la tendenza a premiare il furbo a svantaggio dell’onesto (per il 36%), male che attanaglia il nostro Paese non solo in tv. Chissà perché davanti a nostri occhi appare improvvisiamente l’immagine di Fabrizio Corona, non certo l’unico esempio ‘creato’ dalla nostra tv, ma di certo uno dei più rappresentativi.

    Cosa fare, quindi? Secondo noi basterebbe un minimo di buon senso, ma gli esperti hanno argomentato in maniera un po’ più precisa: la ricetta per riportare in tv un po’ di qualità passerebbe per un maggior coraggio degli operatori tv, chiamati a non sottostare alle ‘mode del momento’ (per il 38%), a investire nella sperimentazione di linguaggi e contenuti (46%), e differenziare le proprie offerte (32%).
    Peccato che poi, chiamati a indicare qualche soluzione pratica, il 32% degli esperti spinga per un aumento dei programmi affidati grandi personaggi dell’intrattenimento (non si capisce chi siano, però), una maggiore offerta di documentari (27%) e per programmi di approfondimento su grandi temi (23%), senza dimenticare film e fiction di qualità (16%), dove però il discrimine per valutare la qualità si fa assolutamente delicato. Del resto quello della valutazione della qualità tv resta da sempre un nodo insoluto che gli esperti ‘aggirano’ citando più o meno i soliti nomi noti: da Giovanni Minoli (che però sa ben coiniugare linguaggio tv e contenuti) a Piero e Alberto Angela, passando però anche per Antonello Piroso, Enrico Mentana, Milena Gabanelli, Fabio Fazio e Corrado Augias. Tutti personaggi che in tv al momento ci sono e con programmi valutati dagli esperti ‘di qualità’: vuol dire che per fortuna delle enclaves di tv guardabile ci sono ancora. In alcuni casi basta saper scegliere: certo non è sufficiente e una mano sulla coscienza le tv dovrebbero finalmente e seriamente passarsela, soprattutto in funzione delle fasce più deboli, per età, cultura e censo.
    Un tv diversa è assolutamente possibile: ma del resto se si va avanti così la contrazione degli ascolti, che negli ultime stagioni ha visto una riduzione del pubblico del 4% in media, continuerà imperterrita: il pubblico non è stupido.

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