TuttoDante, il rischio della serializzazione

Roberto Benigni e TuttoDante, il rischio della serializzazione

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    Roberto Benigni in TuttoDante

    E’ iniziata ieri sera la serie di 13 appuntamenti con la Divina Commedia tratta dallo spettacolo teatrale TuttoDante di Roberto Benigni. L’audience lo premia con il 23,6% di share e oltre 3.200.000 telespettatori. Ma forse si rischia di rompere la magia creata dall’evento del V Canto dell’Inferno,

    Ieri sera è andato un onda un estratto dello spettacolo svoltosi in piazza Santa Croce a Firenze, proprio sotto il busto di Dante che troneggia davanti all’omonima e monumentale Chiesa. La sensazione iniziale è stata quella di un déjà vu, mitigatasi con l’inizio della lettura delle terzine del XXXIII Canto del Paradiso, ma mai definitivamente sopita. In qualche modo si è avuta l’impressione di essere improvvisamente nel backstage dell’evento fiume del 29 novembre. Rivedendo Benigni all’opera se ne sono scoperti alcuni “trucchi”, alcuni atteggiamenti, alcuni degli espedienti – come l’improvviso e continuo riferimento al filosofo di Vergaio, Marione – usati nel mantenere viva l’attenzione dello spettatore addentrandosi nel mondo “oscuro” della Commedia.

    Qui uno spezzone della puntata di ieri sera, dedicata al confronto tra Marione e Shakespeare

    Insomma resta un piacere ascoltarlo, ma è svanito quell’alone di magia, di fascino, quella potenza affabulatoria che aveva reso unica e affascinante la serata dello scorso giovedì. Da Umile Guitto al servizio della Poesia è tornato ad essere un bravissimo attore che sa tenere palco e spettacolo con tecnica e maniera.

    Aldo Grasso aveva già messo in guardia sui rischi della serializzazione di Dante: “Benigni deve restare un evento unico e irripetibile, serializzare la Divina Commedia non e possibile, il pubblico si stancherà presto”. In basso il video della sua rubrica, tratta da Corriere.tv.

    Altra cosa piuttosto lenta e fastidiosa la doppia siglia e il doppio invito all’ascolto prima della trasmissione. Evidentemente in Rai hanno capito che un paio di spot in più servivano. La sequenza, però, è stata irritante: terminata la trasmissione precedente c’è stata la pubblicità (le famose Farfalle del listino Sipra), poi è partito l’invito all’ascolto che introduce il programma; da qui una lunga sigla su riprese panoramiche della piazza durata non meno di tre minuti, poi ancora spot e un altro invito all’ascolto. Solo allora, quando stavano per ripetersi identiche le immagini della sigla già andata in onda (sull’ormai tradizionale musica che accompagna l’ingresso di Benigni) il comico si materializza. Come da programma è stata tagliata la parte dedicata all’”attualità politica” per entrare subito nel canto dantesco.

    Vedremo cosa succederà nelle prossime settimane. Appuntamento, comunque, a giovedì 13 con il I Canto dell’Inferno.