Tutti Pazzi per Amore 3 in forse; Angeletti: “Fate il tifo per noi”

Luca Angeletti, ospite del GFF 2010, rivela difficoltà di budget per la terza stagione di Tutti Pazzi per Amore

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    I tagli al budget in casa Rai mettono a rischio Tutti Pazzi per Amore 3: un colpo al cuore per i fans della serie di RaiUno prodotta da Publispei che ha confermato con la seconda stagione, andata in onda in primavera, il gran successo del debutto. “Non sappiamo ancora nulla, abbiamo appreso cosa sarà dei nostri personaggi, ma non sappiamo ancora se fi farà… fate il tifo per noi” dice Luca Angeletti, noto ai telespettatori come Giulio, paziente marito di Stefania Del Fiore, ospite oggi al Giffoni Film Festival 2010 insieme alla ‘consorte’ Marina Rocco. Un incontro davvero interessante e a tutto campo, dalla politica alla tv, passando per il mestiere di regista.

    Luca Angeletti, ormai noto al pubblico tv per il ruolo di Giulio Pierantoni in Tutti Pazzi per Amore, è stato ospite nella terza giornata del Giffoni Film Festival 2010 insieme alla sua partner fictional, Marina Rocco. Senza giri di parole Luca ha parlato del destino ancora nebuloso della terza stagione di Tutti Pazzi per Amore: “Ci sono problemi di budget – dice Angeletti – ma siamo felici del lavoro fatto finora e vorremmo continuarlo“. Il lavoro degli sceneggiatori, intanto, non si è fermato: “Abbiamo avuto modo di conoscere le linee dei nostri personaggi per la terza serie, sperando che si faccia… Per quanto riguarda Giulio e Stefania…beh, posso dirvi che seguirete la naturale evoluzione della nostra parabola“. E poi, lanciando un sospetto un po’ inquietante aggiunge: “Avete presente Ghost… beh, una cosa del genere“. Panico! Anche lui si ritroverà a fare l’angelo custode come Neri Marcoré? Pare di no, ma non si può mai dire.

    Tutto questo sempre ammesso che questa beneamata terza stagione sia realizzata: “Che dirvi, fate il tifo per noi!” dice Angeletti, lanciando un appello a quanti amano la serie, tra le più innovative della tv italiana. “Se con la prima stagione abbiamo rotto un po’ gli schemi, con la seconda abbiamo ancora di più spinto sul pedale dell’ironia e della contaminazione… la stessa conferenza stampa di presentazione con la realizzazione del flash mob è stata una cosa senza precedenti per la comunicazione anche stampa del prodotto fictional nazionale. Del resto si è anche giocato su quel 2 messo a mo’ di esponente al quadrato… ora non può che esserci la chiusura della parabola“.

    Di certo Angeletti fa trasparire il suo entusiamo per Tutti Pazzi per Amore, serie decisamente ben scritta, ottimamente diretta, fuori dagli schemi classici della fiction domestica e per di più premiata dal pubblico. “Non avrei detto sì a prescindere alla partecipazione alla terza stagione, anche perché perferisco fermarmi un po’ prima della parabola discendente, ma in Tutti Pazzi per Amore c’è un grande potenziale di crescita. Tutti, non solo io, ci abbiamo messo tanto affetto e calore e il pubblico ce li ha restituiti“.

    Ma la vera passione di Angeletti è la regia: proprio a Giffoni era arrivato nel 2004 con un film in concorso realizzato con uan scolaresca di un liceo romano per il quale aveva curato un corso di regia. “Un’esperienza meravigliosa, che contavo di ripetere: qui a Giffoni c’è un’energia particolare, qui c’è lealtà, rispetto, sincerità che spesso nel nostro mondo non esistono. Le loro sono domande ‘pulite’, che mirano a conoscere, mentre noi adulti abbiamo perso questa capacità“. E non risparmia una stoccatina anche ai giornalisti presenti in sala conferenze: “Anche voi finite per domande standard, senza neanche vedere i film o sapere di cosa si parla. E invece con i ragazzi si ha la soddisfazione di poter parlare anche del lavoro sul personaggio: ad esempio quando ho recitato la parte del killer ne Il Capo dei Capi gli unici che mi hanno chiesto come ho fatto a prepararmi per il ruolo sono stati dei ragazzi su internet. Per Tutti Pazzi per Amore, invece, non c’è stato un gran rischio, nel senso che la storia è scritta molto bene: poi io gioco con l’ironia, con la storia, ma su una base già fatta“.

    E in fin dei conti la preparazione di un personaggio è un esercizio di regia per Angeletti: “Io faccio spesso la regia dei mieri personaggi: non sono quello che si può definire un attore accademico e cerco di vivere delle esprienze e di farle rivivere. Ho fatto il regista e la cosa più bella è mettere a proprio agio gli attori perché esprimano tutte le loro potenzialità. In inglese si dice director… ebbene il regista deve dare una direzionea un gruppo. La mia idea è che il regista non debba dire agli attori cosa fare ma chiedere lora cosa farebbero, un modo per scoprire nuove idee e punti di vista cui magari da regista non si era pensato“.

    Progetti di regia, al momento non ce sono, ma ciò non vuol dire che non abbia idea di cosa gli piacerebbe fare: “Vorrei raccontare da regista una storia dai contenuti forti: mi piacciono le storie che raccolgono sentimenti divergenti, mi ispirano film come La Banda o L’Odio di Kassovitx, film che vivono di momenti. Mi piace ricercare quel tipo di incisività… non è importante tanto il plot, ma come si racconta“.

    Ma il cinema, e la cultura, non stanno vivendo un momento esaltante; tutt’altro, come evidenzia Angeletti: “La crisi sta colpendo la cultura, ma non perché i soldi non ci siano: ci sono, ma vengono usati male. Non si scommette sui giovani, sulle tecnologie digitali che permettono di realizzare film dignitosissimi a basso costo. Il vero problema resta la distribuzione: le idee ci sono, le maestranze, di cui fanno parte anche i registi, ci sono, ma poi i film restano invisibili. Internet da questo punto di vista può essere un ottimo strumento di promozione, ma ha anche rischi grandissimi legati all’abbattimento delle barriere tra fruitore e contenuto. Questo non è sano, è come se a teatro lasciassi spazio al pubblico: c’è un codice, qualcuno che fa qualcosa e qualcu’altro che guarda… il problema è l’abuso della libertà di dire la propria. Pur di parlare, la gente su internet dice cose terribili, si arroga il diritto di parlare: il pericolo è di dare potere a persone che non sanno come usarlo“.

    Una situazione che sta degenerando, come in effetti ha dimostrato anche il caso Mauro Marin su Facebook, e che invece sembra non toccare Giffoni: “Qui i ragazzi non sono contaminati dalla cultura tv… oramai noi siamo l’italia di Berlusconi che sta al governo da 20 anni. All’estero ridono di noi, non sempre ovviamente, ma siamo sempre più il paese del GF, dei reality, in cui domina il modello della facile ascesa al successo. Una serie di cose che distruggono la civiltà di un paese, civiltà che consiste anche nel dire semplicemente buongiorno entrando in un bar“.

    Anche per questo spera di andare presto negli States: “Proprio in questi giorni mi è arrivata una proposta da un regista americano per una produzione indipendente. Ovviamente per scaramanzia non ne parlo, ma magari vivrò quello che capita spesso ai giovani registi e artisti italiani, che conquistano la fama fuori dall’Italia e vi rientrano da protagonisti“.

    Per ora però lo rivedremo in tv nella serie Fratelli Detective, su Canale 5, al fianco di Enrico Brignano per la regia di Rossella Izzo. Nella speranza che si faccia la terza stagione di Tutti Pazzi per Amore… gliela faranno fare?