Tutti Pazzi per Amore 2 porta l’Aids in prima serata e vince

Tutti Pazzi per Amore inserisce un personaggio sieropositivo nelle sue storylines e si torna così a parlare di Aids a vent'anni dalla campagna "Se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide"

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    C’è voluta la seconda stagione di Tutti Pazzi per Amore per parlare di Aids e di sieropositività in tv e per di più nella prima serata dell’ammiraglia Rai in un contesto sostanzialmente leggero e per famiglie: una ‘prima volta’ memorabile, che dice molto sullo stato della nostra tv. Un tabù infranto di cui ci aveva già avvisato il Corriere della Sera con un’anteprima delle puntate andate in onda ieri che restano però una goccia nell’oceano. E’ pur sempre un primo passo, premiato tra l’altro dall’Auditel che ieri ha fatto registrare 4.478.000 telespettatori (17,16% di share) per il primo episodio, Bianco Natale, e 3.981.000 (20,42%) per il secondo, Senza Paura. In alto Raoul confessa la sua sieropositività a Cristina, in apertura della prima puntata.

    Dell’Aids e della sieropositività ormai in tv non si parla più da anni: ne sono passati 20 da quella memorabile campagna di Pubblicità Progresso che per la prima volta mise in guardia gli italiani sui rischi dei rapporti sessuali non protetti e sullo scambio di siringhe infette, quando l’eroina mieteva decine di vittime al giorno. “Aids: se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide” lo slogan ormai diventato un modo di dire e paradossalmente parodiato migliaia di volte.

    Poi intorno all’Aids sono circolate solo polemiche legate alla cattiva informazione promossa dalle Istituzioni (indimenticabili le liti per un librettino informativo con Lupo Alberto come testimonial rivolto agli studenti delle superiori), strette tra le pruderie del cattolici integralisti e le ipocrisie di chi l’ha sempre continuata a vedere come una ‘punizione divina’ per i ‘peccatori’, dediti a droghe e sesso, con un ‘occhio di riguardo’ per il ‘dissoluto’ mondo dei gay.

    Infine il vuoto: non sono serviti gli scandali del sangue infetto per spingere a fare informazione corretta, per insegnare ai più giovani le minime norme di sesso sicuro, per spogliare la malattia dalla gramigna dei luoghi comuni. Ci ha pensato una fiction nel 2010, inserendo la malattia in una storyline delicata e straordinariamente ‘educativa’. La sieropositività affrontata con leggerezza (certo, non siamo di fronte a un trattato scientifico), senza nascondere il ‘terrore’ di chi si trova accanto un amore omosessuale, ma trovando nella conoscenza la chiave per uscire dalla paura e abbattere le barriere dell’ignoranza. Un modo attraverso cui si ritrovano vicini anche due dei principali ‘antagonisti’ della serie, i ‘fratellastri’ Cristina - investita dal caso – ed Emanuele, che le prepara un dettagliato libretto con ‘tutto quello che avreste voluto sapere sull’Aids’ e le organizza una cenetta romantica con il suo amore, perché non rinunci ai suoi sentimenti per paura di ciò che non si conosce.

    E meno male che c’è Tutti Pazzi per Amore!