Tutta La Piovra da maggio su RaiSat. Placido: “Una nuova serie? Magari nel napoletano”

Tutta La Piovra da maggio su RaiSat. Placido: “Una nuova serie? Magari nel napoletano”

Tutta La Piovra da maggio su RaiSat

    Tutta La Piovra da maggio su RaiSat. Placido: “Una nuova serie? Magari nel napoletano”

    A partire dal 2 maggio RaiSat riproporrà le dieci serie de La Piovra, da quella storica del 1984 alla più recente, e ormai indebolita, del 2001. Un’occasione per ripercorrere la storia della fiction italiana, che ebbe nelle prime edizioni della saga mafiosa il suo punto più alto per qualità ed ascolti alla fine degli anni Ottanta. In alto la celebre sequenza della morte del Commissario Cattani.

    La prima edizione de La Piovra andò in onda tra il marzo e l’aprile del 1984: la miniserie in sei puntate ebbe fin da subito uno straordinario successo di pubblico che crebbe dai 6 milioni del primo appuntamento ai 15 milioni dell’ultima puntata. Scritta da Lucio Battistrada, Massimo De Rita, Nicola Badalucco su un soggetto di Ennio De Concini e diretta da Damiano Damiani, La Piovra costituì un punto di non ritrono nella storia della produzione fictional nazionale. Era uno dei primi prodotti totalmente italiani, in un periodo in cui la tv, soprattutto privata, programmava centinaia di ore di serie americane. Erano gli anni di Dallas, Dynasty, Falcon Crest, dei telefilm polizieschi sulle “strade della California”, anni dominati da un stile narrativo improntato all’edonismo reganiano. L’arrivo sul piccolo schermo dell’incorruttibile commissario Corrado Cattani, capo della Squadra mobile di Palermo, impegnato nel pubblico e nel privato in una lotta senza quartiere alla Mafia siciliana fu un po’ uno shock per il pubblico italiano che guardò “negli occhi”, forse per la prima volta, la spirale di corruzione, collusione e violenza che caratterizzava il mondo ancora “tabù” della mafia.

    La miniserie non aveva particolari velleità sociologiche o di denuncia, sebbene a tratti il linguaggio utilizzato virasse verso il cinema “impegnato”, ma seppe scegliere un contesto narrativo forte e inedito per la tv italiana, conditi da personaggi “tutti di un pezzo” ben lontani dagli eroi comuni che hanno poi dominato le produzioni nazionali. Di comune il Commissario Cattani e il sanguinario rivale Tano Cariddi (Remo Girone) non avevano nulla e anche per questo sono rimasti scolpiti nell’immaginario italiano.

    Il primo ciclo della serie culminò nel 1989 con il quarto capitolo, quello che vide la morte del Commissario Cattani per mano, ovviamente, della mafia. Una scena che forse oggi può sembrare ingenua ma che scolpì per sempre il personaggio interpretato da Michele Placido nella memoria del pubblico. Le sue ultime parole (“Sono qua”) furono il perfetto epitaffio di un eroe che non accetta e non ammette compromessi, che abbraccia il suo destino in vista di un bene superiore. Inutile dire che la sequenza, che potete rivedere in apertura di articolo, travalica ogni regola di verosimiglianza: nonostante il crivellamento di colpi, Cattani ha il tempo di esalare con calma l’ultimo respiro, una scelta autoriale che sottolinea la natura “epica” – oltre l’umano – del personaggio.
    La quarta serie, che in media raccolse una media di 14 milioni di telespettatori, conobbe il suo picco proprio nell’ultima puntata, quando raggiunse i 17 milioni.

    La sua morte riempì i quotidiani e le riviste, creando una sorta di divismo nei confronti dell’attore (mai davvero uscito da quel personaggio) e del commissario che si era visto solo con i grandi sceneggiati degli anni ’60.

    La Piovra resta uno dei maggiori successi della tv italiana, non solo in termini di audience ma anche di vendite internazionali. L’industria della fiction, che stava cercando un nuova identità con l’avvento della tv commerciale, ritrovò con La Piovra una propria riconoscibiltà. Fu venduta in ottanta Paesi, compresa l’allora Unione Sovietica, un vero evento.

    Il secondo ciclo de La Piovra si apre invece con la quinta serie, cinque puntate in onda nell’ottobre del 1990. Quello che sembrava un limite insormontabile, colmare il vuoto lasciato da Cattani, viene invece superato dal commissario Davide Licata, interpretato dall’indimenticabile Vittorio Mezzogiorno (ora più noto come padre di Giovanna), che riesce a far breccia nel cuore degli italiani dal momento che infonde nella storia la possibilità di una rivincita e di un riscatto. La Piovra inizia a virare, da questo momento in poi, verso il mondo politico, che si sentì colpito da una ricostruzione degli intrecci e degli affari illeciti piuttosto realistica. Il commissario Licata lascia la serie, ma in maniera non traumatica, nel 1992 con la sesta edizione. Da allora si è andati avanti ma senza più tanta convinzione: si susseguono i protagonisti, con Raoul Bova quasi sempre presente (anche in una specie di prequel nell’ottava e nona edizione), e Patricia Millardet a fare da fil rouge. Compare anche Luca Zingaretti, ancora lontano dall’essere il commissario Montalbano in una Sicilia di delitti comuni, nel ruolo dell’antagonista, il boss Pietro Favignana, padre di Tano Cariddi. Ma i tempi sono cambiati e la decima edizione, in onda nel 2001, non ha più nulla del potere evocativo e narrativo delle prime serie: La Piovra si è ormai avviata verso un lungo declino, pronta ad essere sostituita da altri titoli, di cui il recente Il Capo dei Capi, nonostante le profonde differenze stilistiche, narrative, valoriali, è stato considerato una sorta di erede.

    Rivedere tutte le serie, però, è un buon modo per fare un tuffo nel passato e riscoprire la forza narrativa delle grandi storie italiane. Come sintetizzato da Michele Placido, intervistato da Il Messaggero a proposito di questo “omaggio” di RaiSat, “Cattani e gli eroi de La Piovra hanno anticipato quello che hanno fatto dopo poco Falcone e Borsellino“.
    Se mai dovesse tornare un personaggio alla Cattani, Placido lo vedrebbe bene in una versione de La Piovra ambientata nel Napoletano: “Credo ci siano storie straordinarie da raccontare nel napoletano - ha detto l’attore – Vorrei capire cosa è successo e cosa sta succedendo da quelle parti”. Di lavoro per Cattani ce ne sarebbe davvero tanto.

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