Tiraboschi: tv educativa? No grazie, ci sono gli spot

luca tiraboschi, direttore di italia 1 da sei anni, parla dei progetti futuri della rete giovane di mediaset in una intervista concessa al quotidiano La stampa

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    Luca Tiraboschi

    Da addetto alle fotocopie a direttore di Italia 1. Non c’è che dire, davvero un bel salto di qualità nella carriera di Luca Tiraboschi. Le soddisfazioni e le aspirazioni della sua televisione nell’intervista realizzata da Francesco Rigatelli per La Stampa.

    L’intervistatore non perde tempo è già alla prima domanda va diretto al nodo della questione, il palinsesto poco qualitativo di Italia 1, la rete di cui Luca Tiraboschi è direttore da 6 anni. Per programmi come La Talpa, La pupa e il secchione e filmetti vari viene addirittura definito un “terminator culturale”, proprio lui che ha una laurea in architettura, un master di Publitalia e la passione per Italo Calvino e i fumetti. Tiraboschi non si tira certo indietro di fronte a simili critiche, anche perché è sempre bene parlarne, anche male, piuttosto che passare inosservati. In fondo a tirarlo su di morale, se ce ne fosse bisogno, ci pensano i dati Auditel che dal 2002 sono “superiori a dimensione e scopo della rete”.

    In ogni caso il direttore della rete giovane di Mediaset non si sente affatto uno sterminatore di cultura (con Le Iene guadagna parecchi punti a nostro avviso) e sottolinea che “bisognerebbe che qualcuno scrivesse un decalogo su cos’è qualità” prima di affrontare l’argomento. E poi molto sinceramente, senza peli sulla lingua, ammette di non porsi un problema educativo per il pubblico di Italia 1: “qui si fanno trasmissioni in cui mettere pubblicità – ha spiegato Tiraboschi alla Stampa –. Noi garantiamo agli investitori circa tre milioni di spettatori mentalmente giovani”. Lo sapevamo già, sono gli spot a muovere tutto.

    Il 44enne direttore però delude un po’ alla domanda sulla battaglia legale tra Mediaset e YouTube che va avanti da mesi. “YouTube fa sciacallaggio e Mediaset cerca di rallentare la colonizzazione del mercato da parte di internet, assai indietro sui contenuti. Con la tv generalista per 20 anni in Italia si faranno ancora affari”. Ecco questo sembra un po’ antistorico, perché il web non è il futuro, è già il presente, ma giustamente Tiraboschi non può andare contro la casa madre. Neanche quando i dirigenti decidono di scippargli i suoi programmi (come Amici, Zelig e Dr. House) per passarli su Canale 5. Almeno in questo caso può consolarsi con una punta di orgoglio.

    E per il futuro cosa ci riserva Italia 1? Di sicuro tre seconde serate con Piero Chiambretti, una fiction con Teo Mammuccari, un approfondimento al sabato condotto da Giorgio Mulè. Ma tra i suoi progetti c’è soprattutto quello di realizzare una trasmissione di approfondimento giornalistico rivolta ai giovani, tipo Annozero, per la quale non esiterebbe a richiamare Michele Santoro. E a proposito di ritorni, sarebbe gradito anche quello di Fabio Volo: “siamo amici ma,raggiunto il successo, preferisce non confrontarsi con realtà competitive”. Ci pare di carpire una sottile vena polemica.