The Simpsons Movie, di David Silverman

La recensione di The Simpsons Movie, di David Silverman

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    Nati dalla matita di Matt Groening, i Simpson negli States sono talmente popolari che se solo un americano su mille sa quali siano le cinque libertà d’espressione garantite dal Primo Emendamento, uno su cinque conosce i nomi della famiglia più sgangherata d’America, nomi per cui Groening si è ispirato alla sua famiglia (Homer come il padre, Marge come la zia, Lisa e Maggie come le due sorelle, mentre Bart è l’anagramma di Brat, monello).

    Mandati in onda per la prima volta nel 1987, come “tappabuco” del palinsesto all’interno del Tracey Ullman Show, i Simpson acquistarono spazio e ‘dignità’ solo dopo due anni, quando la FOX decise di dedicare loro una striscia ad hoc (in Italia i corti trasmessi dal Tracey Ulman non sono mai stati trasmessi, ma sono scaricabili – legalmente – da questo sito).

    Venti anni e diciotto stagioni dopo, la famiglia gialla più scorretta d’America sbarca sul grande schermo, con un film che è stato preceduto da iniziative pubblicitarie (e aspettative dei fan) senza precedenti. Sulla trama si è detto e scritto di tutto, brevi verbi lo storyline è questo: Homer, previo acquisto di un maiale, si ritrova la casa invasa dai ‘rifiuti’ della bestiola, rifiuti che dopo essere stati in un silo vengono scaricati nel lago di Springfield (già inquinato di suo), causando mutazioni genetiche negli animali e un inquinamento senza precedenti. Dopo aver catturato uno scoiattolo dai mille occhi, il direttore dell’EPA, l’Agenzia di Protezione dell’Ambiente (definita nel film come “l’agenzia di minor successo del governo americano”), convince il presidente Schwarzenegger ad isolare Sprinfield con una bolla di vetro, mentre per Homer le cose si mettono male: il silo con i liquami del maiale, ripescato dal fiume, porta infatti alla famiglia Simpson, ritenuta responsabile di tutti i guai e costretta ad emigrare in Alaska. Ma sarà proprio Homer, dopo molte peripezie, a riportare la situazione alla normalità, salvando addirittura Springfield dalla distruzione totale…

    La pellicola, un must per chi segue religiosamente la serie, ma vedibile e godibile anche da chi è a digiuno o quasi, è ricca di camei, citazioni e “prese per i fondelli” (Tom Hanks, Green Day, il succitato Schwarzenegger, Lisa che predica l’ecologismo proiettando la pellicola “An Irritating Truth”, l’ambiente al centro di un altro film – l’ennesimo – di Hollywood), ed è scorrevole anche se nella parte centrale soffre un po’ di calma piatta: d’altronde, diluire per 80 minuti quello che di solito è concentrato in 20 non è un’impresa facile, ma il risultato, seppur non eccelso, non è deludente. Menzione d’onore alle prime scene del film, dove Homer, dopo aver visto l’adattamento cinematografico di “Itchy & Scratchy” (Grattachecca e Fighetto), si rivolge direttamente agli spettatori (chiamandoli “babbei”), domandando loro perché mai buttare via i soldi per andare al cinema, quando la stessa cosa può essere benissimo vista gratis in tv (subito dopo la scena passa a Bart che sull’ormai celebre lavagna è costretto cento volte a scrivere “Non scaricherò illegalmente questo film”).

    Già, perché vedere questo film? Perché è divertente, irriverente, con una trama scorrevole che sebbene presenti dei momenti di appiattimento totale, riesce a risultare piacevole e a far riflettere. Per carità, visto tutto il battage pubblicitario e la fanfara di contorno, il film rischia di essere una tremenda delusione, non andate a vederlo sperando in chissà quale rivelazione o in quale miracolo stilistico. Divertitevi, mangiate pop corn, ridete, fate anche due riflessioni: se poi cercate di più di quanto scritto sopra, spendere pure i 7,50 euro altrove.