Tg1: patto Pdl-Lega, resta Maccari. Esplode il CdA, Rizzo Nervo si dimette

Tg1: patto Pdl-Lega, resta Maccari. Esplode il CdA, Rizzo Nervo si dimette

Alberto Maccari resta alla direzione del Tg1: si 'avvera' il patto Lega-Pdl per la 'spartizione' delle direzioni del Tg1 e della Testata Giornalistica Regionale

    Alberto Maccari Tg1

    Lorenza Lei ha vinto: grazie al voto compatto dei consiglieri di maggioranza, di area Lega Nord e Pdl, Alberto Maccari resta alla guida del Tg1 con un contratto fino a dicembre 2012, ‘rescindibile’ in qualsiasi momento, senza penali e oneri aggiuntivi, come ha tenuto a precisare il Dg della Rai. Scatenata la reazione del centrosinistra, sia politico che ‘consiliare’: il consigliere Nino Rizzo Nervo (area PD) si è immediatamente dimesso, il collega Giorgio Van Straten ci sta pensando. Dalla sinistra si levano dure accuse sulla gestione dell’informazione, mentre il centrodestra difende a spada tratta la decisione del CdA, ovviamente votata a maggioranza. Garimberti storce il naso: non si dimetterà ma trova la questione Maccari decisamente intollerabile.

    Lorenza Lei ha presentato al CdA di oggi la proposta di un nuovo contratto a Maccari e Lega e Pdl hanno votato a favore: già nei giorni scorsi Giulietti aveva denunciato un possibile accordo tra gli ex alleati per la spartizione delle nomine al Tg1 (a Maccari, caldeggiato dal Pdl) e alla Tgr (andata a Alessandro Casarin, appoggiato dalla Lega) e così è stato. Inevitabile che si scatenasse il pandemonio fuori e dentro i corridoi di Viale Mazzini.

    Aspre le considerazioni del Presidente della Rai Paolo Garimberti che da sempre auspica un nuovo direttore del Tg1 forte e solido, e soprattutto mirava, con il Presidente della Vigilanza Sergio Zavoli, a un nome condiviso, non eletto a maggioranza.

    Il voto di stasera indica che a forza di star chiusi nel Palazzo della Rai si perde la sintonia con il Paese… Le nomine al Tg1 e alla Tgr dimostrano che non si tratta di nomine di emergenza ma di nomine che hanno spaccato il Consiglio e che per questo non possono che incontrare la mia disapprovazione, soprattutto perché il Direttore Generale aveva preso altri impegni al momento del primo interim consegnato ad Alberto Maccari. Ciò che è accaduto oggi è la conferma che questa governance condanna la Rai all’ingovernabilità e che è urgente affrontare il problema delle norme che regolano la vita e l’attività dell’Azienda‘: questa la nota stampa diramata poco dopo il voto da Garimberti che ora auspica urgentemente un intervento del Governo perché si arrivi finalmente a una riforma della governance della Rai.

    La situazione creatasi ha portato immediatamente alle dimissioni di Nino Rizzo Nervo. ‘Pur comprendendone le ragioni – ha commentato Garimberti – penso che sia opportuno continuare dall’interno una battaglia per migliorare la governance della Rai e per consegnare l’Azienda in condizioni più adeguate a chi verrà dopo di noi‘.
    Se Garimberti si rammarica della decisione di Rizzo Nervo, il collega Butti (Pdl) se ne fa rapidamente una ‘ragione’: ‘Difficile, anche sforzandoci, sentire la mancanza di Rizzo Nervo.

    In realtà con il suo comportamento ci ricorda un po’ quei bambini che vogliono decidere le regole del gioco ed il risultato, ma poi una volta perso vorrebbero portarsi il pallone a casa per impedire di giocare. Queste dimissioni sarebbero state un coupe de theatre se fossero arrivate prima, adesso valgono a poco. Ad un mese e mezzo dalla fine del mandato non hanno senso‘.

    Ma pensa alle dimissioni anche Giorgio Van Straten, altro consigliere di centrosinistra, anche se ha rimandato la decisione a domani.
    In tutto questo a preoccuparsi davvero di come potranno andare le cose è il Comitato di Redazione del Tg1, che in primis contesta ‘lo spettacolo desolante offerto dai vertici Rai, dilaniati in dispute che poco hanno a che fare col giornalismo e con il Servizio pubblico‘. Ma i giornalisti del Tg1 ‘aspettano al varco’ il neodirettore, non più ad interim. ‘Ora che il Direttore Alberto Maccari è nel pieno delle sue funzioni ha i mezzi per continuare a realizzare quanto ci aveva comunicato appena giunto in redazione con l’interim. Il cdr del Tg1, dunque, si aspetta l’impegno per la pacificazione della redazione, il rispetto del pluralismo con la valorizzazione di tutte le sue componenti, tanto più dopo l’odierna spaccatura in Cda, il ripristino delle regole, a partire dal recupero del gruppo dei colleghi emarginati, l’ottimizzazione del lavoro, l’equa distribuzione di ruoli ed incarichi che non devono restare concentrati nelle mani di pochi. E un telegiornale completo, che dia voce a tutte le componenti della società… per vincere quella crisi di credibilità, che lo stesso Maccari aveva riconosciuto al suo arrivo, e la sfida degli ascolti che, pur lievemente migliorati, sono assai lontani dalle potenzialità della redazione del Tg1‘.

    Insomma, il Cdr si aspetta che Maccari faccia uscire il Tg dal pantano in cui è sporfondato con la gestione Minzolini (che intanto potrebbe tornare alla direzione reintegrato dal Tribunale del Lavoro).
    La situazione in Rai però è ‘drammatica’: l’obiettivo (più o meno dichiarato) dei consiglieri di centrosinistra è quello di far cadere il consiglio prima della naturale scadenza di marzo. Il punto, però, è che la riforma promessa da Monti è ancora lontana: devono cambiare le regole e il premier vuole finalmente sciogliere il CdA e la Rai in generale dalla politica. Missione quasi impossibile, più del pareggio di bilancio e del salvataggio dell’Euro.

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