Tg1, Minzolini contro tutti: ‘Rimuovermi è una porcata’

Tg1, Minzolini contro tutti: ‘Rimuovermi è una porcata’

Minzolini non ci sta: 'Una porcata la mia rimozione'

da in Augusto Minzolini, Rai, TG 1
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    Augusto Minzolini è sul piede di guerra: la notizia della sua rimozione dalla direzione del Tg1, decisa da Lorenza Lei e sottoposta martedì al vaglio del CdA, fa imbufalire il giornalista, che spinge sul pedale del complotto ‘politico-mediatico’ ai suoi danni. Per me è una porcata, un rituale mediatico giudiziario a sfondo politico, dice Minzolini in collegamento con Tgcom24, come potete sentire nel video in alto. Intanto il mondo politico si divide: se per l’area di centrosinistra non basta la rimozione di Minzolini, ma è necessaria una ristrutturazione profonda dell’informazione Rai, il centrodestra dichiara la propria solidarietà al ‘direttorissimo’.

    Solo martedì ci sarà la ratifica della rimozione di Augusto Minzolini dalla direzione del Tg1: il CdA Rai dovrà vagliare la proposta del dg Lorenza Lei – che ha lanciato la candidatura di Alberto Maccari per un interim alla direzione in attesa dell’individuazione di un sostituto definitivo – e decidere anche il nuovo incarico da affidare a Minzolini, probabilmente destinato al ruolo di corrispondente estero.

    Minzolini non demorde, però: la scorsa settimana è partito il processo penale che lo vede imputato per peculato ai danni della Rai, con l’udienza preliminare nella quale Viale Mazzini si è costituita come parte civile, mentre la prima udienza si terrà il prossimo 8 marzo. Minzolini continua a parlare di complotto politico-mediatico ai suoi danni, definendo una ‘porcata’ quella di spostarlo eventualmente in una sede estera, supportato da colleghi e politici di centrodestra.

    Così vanno le cose in Rai. Minzolini verrà rimosso per motivi politici, come capitò a me – dice Emilio Fede, prossimo al pensionamento dal Tg4 e coinvolto nel processo Ruby – Quando ero direttore del Tg1 mi hanno pregato di accomodarmi fuori, perché Minucci, all’epoca portavoce di Botteghe Oscure, mi aveva chiesto di spostarmi a sinistra e io avevo detto di no.
    Gli fa eco Vittorio Feltri: Quella della carta di credito è una vicenda grottesca, un pretesto per andare contro Minzolini. Ogni volta che cambia governo cambia direttore del Tg1. Queste sono le regole non scritte della Rai.

    Certo cambiarlo con quest’onta della carta di credito mi sembra una scorrettezza inaccettabile, ha dichiarato Feltri nel corso del Tg4 di ieri.

    E mentre l consiglieri di maggioranza Rai Antonio Verro e Giovanna Bianchi Clerici ventilano l’ipotesi di illegittimità per la decisione del dg e parlano di scarsi presupposti giuridici, il presidente della Rai Paolo Garimberti vede di buon’occhio la soluzione prospettata dalla Lei. Ritengo comunque più che opportuno, direi prioritario e fondamentale, un cambio alla guida del principale telegiornale Rai e la soluzione individuata per la transizione è valida e dà ampie garanzie di professionalità, dice Garimberti riferendosi a Maccari, che dovrebbe restare alla guida del Tg1 fino al 31 gennaio. E per placare le polemiche su un interim, dichiara che una scelta di transizione si è rivelata l’unica possibile nelle condizioni date, sebbene si sia cercato di trovare una soluzione stabile per il Tg1.

    In effetti quella dell’interim a Maccari, prossimo alla pensione, è una soluzione che non soddisfa neanche il segretario dell’Usigrai Carlo Verna, preoccupato dalla decisione di lasciare aperta la questione della successione e affidandosi ad un pensionando. D’accordo con lui le forze del centrosinistra: Paolo Gentiloni (Pd) parla di azienda debole e subalterna, Roberto Rao (Udc) chiede un direttore a tempo pieno per il Tg1, l’Idv grida alla solita, insana lottizzazione (probabilmente perché non ha voce in capitolo).

    Insomma, la decisione del Dg Lei scontenta tutti, ma non è affatto strano a casa Rai: ciascuno tira l’acqua al proprio mulino e ci sembra assurdo che siano proprio i politici a ‘lamentarsi’ della lottizzazione, vero principio decisionale della Tv di Stato.

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