Tg1: Alberto Maccari nuovo direttore, Minzolini trasferito

Tg1: Alberto Maccari nuovo direttore, Minzolini trasferito
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    Minzolini rimosso

    Il CdA Rai ha deciso: Augusto Minzolini non è più il direttore del Tg1. L’incarico passa ad interim ad Alberto Maccari, proposto dal dg Lorenza Lei e accettato a maggioranza dal CdA grazie al doppio peso del voto del Presidente Rai Garimberti. Maccari resterà alla guida del Tg1 fino al prossimo 31 gennaio, nonostante il fatto che dal prossimo 4 gennaio sarebbe dovuto andare in pensione. Ora tocca a Garimberti proporre un nuovo incarico per Minzolini: ci si aspetta, però, che il ‘direttorissimo’ contesti la nuova ‘destinazione’ presso il Tribunale del Lavoro.

    Una seduta agitata quella del CdA Rai di oggi, che ha deciso l’uscita di Minzolini dal Tg1. La proposta del dg Lorenza Lei, che ne ha deciso la rimozione di Minzo in seguito al rinvio al giudizio penale sulla base di quanto prevede la legge n. 97 del marzo 2001 sui dipendenti di aziende non solo della pubblica amministrazione ma anche a prevalente partecipazione pubblica. Hanno votato a favore del trasferimento di Minzolini i consiglieri di centrosinistra (Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten, Alessio Gorla) e il presidente Garimberti, il cui voto vale doppio in caso di parità, mentre si sono opposti Antonio Verro, Giovanna Bianchi Clerici, Angelo Maria Petroni e Guglielmo Rositani, con Rodolfo De Laurentiis che ha preferito uscire dall’aula al momento del voto. I quattro consiglieri sono perplessi, di fatto, sull’applicabilità della norma 97/2001 su un ‘dipendente’ Rai.

    Approvato l’interim a Maccari, vicino al Pdl, con un voto ‘traversale’: a suo favore hanno votato Antonio Verro, Gugliamo Rositani, Giovanna Bianchi Clerici, Alessio Gorla e il presidente Paolo Garimberti; contrari, invece, Nino Rizzo Nervo, Rodolfo De Laurentiis e Angelo Maria Petroni.

    Mentre Giorgio Van Straten si è astenuto.

    Ora Garimberti deve sciogliere la prognosi sul nuovo incarico di Minzolini, che deve essere di ‘pari’ rilievo e prestigio: si prospetta un ufficio di corrispondenza estero, ma l”alternativa’ potrebbe dare il via a una causa presso il tribunale del Lavoro sull’effettiva ‘equivalenza’ degli incarchi, come già successo in passato con Paolo Ruffini. Staremo a vedere.

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