Tg italiani come CSI: primi in Europa per la drammatizzazione del crimine

Tg italiani come CSI: primi in Europa per la drammatizzazione del crimine

I Tg italiani inclini non solo alle notizie di cronaca nera, ma anche al trattamento fictional dei casi affrontati

    Un interessante articolo pubblicato ieri da La Repubblica riporta i dati di una ricerca europea sui Tg del vecchio continente: dall’analisi dei dati emerge con chiarezza una peculiarità tutta italiana, l’attenzione ai casi di cronaca nera che dominano non solo per il tempo loro concesso, ma che costituiscono un’anomalia tutta italiana per le modalità con cui vengono raccontate. Sul fronte quantitativo, fa un certo effetto scoprire che nel primo semestre 2010 circa il 10,8% del tempo del Tg1 è stato impegnato in storie di nera a fronte dell’1,8% concesso dalla rete tedesca Ard. Senza contare, come si diceva, il tono della narrazione, più vicina a quella di un rotocalco o di un talk di approfondimento che allo stile di un tg.

    I dati dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza (di Demos, Osservatorio di Pavia e Unipolis) fotografano e ufficializzano una situazione ormai da tempo sotto gli occhi dei telespettatori italiani. L’informazione dei Tg nazionali è sempre più ‘soffocata’ dall’attenzione dedicata ai vari casi di cronaca nera che vengono poi sviscerati (nei casi più eclatanti) per settimane, mesi, anni (basti pensare a Cogne) in centinaia di talk di approfondimento. I dati pubblicati oggi da La Repubblica si riferiscono al primo semestre del 2010: ben 413 gli eventi di nera trattati dal Tg1 a fronte dei 34 di Ard, ai 113 di France 2, ai 159 di BBC One, ai 267 di Tve. Una tendenza le cui radici non vanno ricercate in un maggior tasso di criminalità nel nostro Paese, piuttosto in una precisa scelta editoriale che spinge a ‘sviscerare’ il caso per anni, seguendone le vicende anche lungo l’iter giudiziario. Come sottolinea Repubblica, il caso di un ex tassista che ha ucciso 12 persone ha occupato i tg della BBC per sole due settimane; da noi l’assassinio di Samuele Lorenzi a Cogne tiene banco da oramai 10 anni.

    Una scelta editoriale che si manifesta anche nelle modalità narrative: serializzazione e drammatizzazione sono i tratti salienti del nostro modo di trattare i casi di cronaca nera, che trovano già nei tg quella forma ‘fictional’ che poi esplode nelle trasmissioni di approfondimento.

    Si ricostruisce nei dettagli la scena del crimine, si dipinge la figura della vittima – spesso facendo grossolani errori di valutazione – e il caso di Sarah Scazzi ne è l’ultima, ennesima dimostrazione -, si intervistano amici, vicini di casa, perfetti sconosciuti alla ricerca di tracce che motivino il crimine. Tutti elementi perfetti per una puntata di CSI, un po’ meno adatti ai tempi stretti di un Tg (ma del resto se si evita la politica da qualche parte bisognerà andare), che sempre più spesso fa anche ricorso a una colonna sonora di sottofondo per accompagnare i servizi degli inviati sul luogo del crimine, presidiato per settimane.

    I dati sulla serializzazione dei crimini danno un’idea piuttosto precisa delle strategie editoriali dei Tg: “dal 2005 ad oggi, i 7 telegiornali nazionali, in prima serata, hanno dedicato 941 notizie al delitto di Meredith Kercher Perugia, 759 a quello di Garlasco, 538 all’omicidio del piccolo Tommaso Onofri, 499 alla strage di Erba. Avvenuti 3-4 anni fa. E, ancora, 508 notizie all’omicidio di Cogne, che risale a dicembre 2002” scrive La Repubblica. Un’attenzione particolare viene rivolta ai ‘delitti’ della porta accanto, quelli di cui potremmo essere ‘testimoni’, vittime, informati sui fatti: come la fiction si poneva l’obiettivo – qualche anno fa – di raccontare le storie della gente comune, così i tg indugiano sui crimini di gente comune. Un modo per sollevare il dibattito, scatenare l’indignazione popolare, appassionare il pubblico a storie da feuilleton.
    Ce n’eravamo accorti, ma vederlo certificato da una ricerca europea ha tutto un altro sapore.

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