Strike a deal, una marcia per porre fine allo sciopero degli sceneggiatori

Strike a deal, una marcia per porre fine allo sciopero degli sceneggiatori

lo scorso weekend, 500 “addetti ai lavori” hanno marciato sull’Hollywood Boulevard, manifestando l’urgenza che lo sciopero degli sceneggiatori, che sta paralizzando produzioni cinematografiche e televisive, finisca al più presto

    strike a deal

    Una protesta per porre fine alla protesta: è successo lo scorso weekend, quando 500 “addetti ai lavori” hanno marciato sull’Hollywood Boulevard, manifestando l’urgenza che lo sciopero degli sceneggiatori, che sta paralizzando produzioni cinematografiche e televisive, finisca al più presto. Secondo gli organizzatori, la marcia è stata fatta per sensibilizzare l’opinione pubblica (vicina agli sceneggiatori), su quelle “centinaia di persone che sono senza lavoro a causa sciopero, che oggi marciano compatte per chiedere trattative serie e responsabili”.

    strike a deal

    Alla marcia “Strike a Deal” non hanno partecipato gli sceneggiatori, ma lavoratori che stanno perdendo soldi per numerosi stop imposti a causa dello sciopero, che oggi entra nella sua sesta settimana: oltre ai avoratori di “Ugly Betty”, “Desperate Housewives” e “The Office”, c’erano anche persone che non hanno niente a che fare con la produzione in senso stretto, come ad esempio lavoratori di imprese di catering e servizi di pulizia. Come abbiamo già spiegato, dopo due settimane di trattative, i dialoghi si sono di nuovo interrotti, con le parti (AMPTP e WGA) che si accusano a vicenda di ostruzionismo. I produttori hanno accusato i leader degli sceneggiatori di perseguire “una missione ideologica che guarda solo ai loro interessi, e che le richieste degli sceneggiatori stanno travalicando i motivi per cui si sono messi in sciopero”.

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    Parrucchieri, truccatori, decoratori di set e altri addetti ai lavori hanno marciato perché, a loro dire, la WGA rappresenta 12.000 membri, ma non tutti sono in sciopero: Diana Valentine, supervisore alla sceneggiatura per “Nip/Tuck,” ha spiegato che lei non lavora dal 21 Novembre, e così pure suo marito, attore: “Le parti devono riprendere le trattative, ha spiegato la Valentine, non puoi arrivare ad un accordo se le parti vanno via dal tavolo”. Pam Elyea, la cui compagnia, History for Hire, fornisce lavoratori per film e televisione, ha spiegato che a causa dello sciopero è stata costretta a licenziare sei lavoratori, e che se la protesta continuasse, altri ne seguirebbero.

    Decisamente peggio va a Corrie Levelle, la cui compagnia, Sandy Rose Floral, provvede alle decorazioni floreali dei vari show: la Levelle continua infatti pagare l’affitto dei locali dove sta e dei furgoni che usa per trasportare i fiori, anche se i soldi hanno smesso di arrivare: la donna ha fatto due conti, e ha scoperto che se lo sciopero durasse fino all’estate, sarebbe costretta a chiudere: “Aprile è la mia deadline: poi, dovrei dichiarare bancarotta”.

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    “Non siamo qui oggi per manifestare a favore di nessuna delle due parti, ma per proteggere noi stessi e dire alle parti che devono riprendere le trattative”, ha spiegato Christopher Griffin, che lavora a “Nip/Tuck”. “Chiudetevi in una stanza, buttate la chiave, e rimanete lì finché non trovate un accordo”. “Mentre loro negoziano, ha accusato Elizabeth Tompkins (controllore di produzione per “Get Smart”, film che dovrebbe uscire nell’estate 2008, noi siamo senza lavoro, ma loro prendono i soldi grazie alle repliche dei loro show”.

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