Star Academy: cercasi leggerezza dopo un debutto barocco e fuori tempo

Star Academy: cercasi leggerezza dopo un debutto barocco e fuori tempo
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    Star Academy è appena partito e come tale è inevitabile che la prima puntata abbia potuto risentire dei problemi tipici del debutto, come la ridondanza e la mancanza di ritmo, dovuta da un lato alla necessità di ribadire al pubblico a casa il meccanismo della gara, dall’altra al bisogno di prendere le misure dei tempi e delle dinamiche dello studio. Fatto sta che è proprio la struttura del talent che ci ha ‘spiazzato’, o meglio lasciato la sensazione di uno stile eccessivamente barocco e di una ‘pesantezza’ di fondo determinata da un meccanismo meno fluido e diretto cui ci aveva abituato X Factor. Dal lancio ‘al buio’ dei concorrenti, per i quali è stato chiesto di votare fin da subito senza neanche il tempo di associare nomi, facce e voci, al canto corale, marca distintiva del format che però rischia di rendere tutto molto ‘antoniano’.

    Barocco: questo il primo aggettivo che c’è venuto in mente alla fine della prima puntata di Star Academy (di cui qui trovate la blogcroncaca). Troppi cantanti in scena nello stesso momento, troppi blocchi dedicati agli ospiti (ancora mal gestiti, ma ci sono ampi margini di miglioramento), troppe stonature (ma qui di cero l’emozione ha un peso determinante), troppo grande lo studio (sì straordinario con i suoi giochi di luce, ma dispersivo e confusionario e che, soprattutto all’inizio, ha dato la sensazione di stare a Top of The Pops col pubblico in piedi e vociante ).

    Sentire cantare i talenti in gruppo non aiuta a distinguerne appieno le potenzialità e le qualità, visto che ciascuno deve riuscire ad amalgamarsi con il compagno o i compagni per tonalità e stile, per attacchi e passaggi, con effetti ‘straniamento’ messi in luce dalla stessa Ornella Vanoni, che nelle frizzanti vesti di giudice a tratti non ha fatto rimpiangere Mara Maionchi (con le dovute proporzioni, ovvio).

    Inoltre, a nostro avviso, il meccanismo della votazione a sorpresa ruba tempo, non riuscendo nemmeno a creare suspense, mentre la votazione a base 20 chiede un po’ di tempo per far cogliere al telespettatore il valore del voto di ciascun giudice e dargli modo di individuarne l’effettivo parere. Insomma, a parte l’inevitabile rodaggio, ci sembra che la sintesi di Star Academy possa essere simboleggiata dall’iVote, il complicato dispositivo in dotazione ai giudici per votare, diventato presto’ l’incubo della serata (“La prossima volta fateci votare col microonde, è più semplice” ha detto a tre quarti di serata Nicola Savino, quando ormai pensavamo che l’aggeggio non avesse più segreti per nessuno, neanche per la Vanoni, sempre in difficoltà).
    Dite che siamo troppo legati ancora a X Factor? Beh, può essere.

    Di fatto però una sana e semplice ‘lavagnatta’ (si colga, please, il gioco metaforico) non ha mai tradito… urge un rapido snellimento del tutto, se non si vuol restare schiacciati dal superfluo.

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