Spot nella bufera/1: Coca Cola manda in ‘crisi’ politica ed economia

Spot nella bufera/1: Coca Cola manda in ‘crisi’ politica ed economia

L'ultimo spot della Coca Cola, che ha per protagonista la piccola Giulia di Pisa e la sua ricetta anticrisi, ha fatto imbufalire i commercianti della riviera adriatica e spinto il sindaco di Caorle alla protesta, invitando tutti a bere chinotto

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    La piccola Giulia di Pisa, protagonista del nuovo spot Coca Cola, ha fatto infuriare i commercianti della riviera adriatica. Il suo manifesto ‘anticrisi’ mette a repentaglio i consumi estivi, dicono dalla riviera, e per ripicca il sindaco di Caorle invita tutti a bere chinotto. In alto lo spot incriminato.

    Che la crisi sia una ferita aperta e un tema delicato nel nostro Paese lo testimonia anche questo strano caso di ‘rivolta popolare’ contro l’ultimo spot della Coca Cola, che ha ingaggiato una virtuale bambina di Pisa, l’ormai nota Giulia, per presentare un comodo ‘vademecum anticrisi‘ che però ha fatto imbestialire i commercianti della riviera adriatica, soprattutto i veneti, che attendono con ansia la stagione estiva per mettere un po’ a posto i propri conti.

    L’invito a preferire le lasagne della nonna a una cena al ristorante, di preferire la casa di famiglia ai costosi resort è parso a molti un ‘boicottaggio’ delle località di ferie e una minaccia per gli introiti delle strutture ricettive, che si preparano a un’estate sotto tono.

    E così, mentre i commercianti si ribellano, il sindaco di Caorle lancia la provocazione: “Al consumismo delle multinazionali noi rispondiamo con un chinotto, o con un buon bicchiere di vino. Non metto in discussione la bontà della Coca Cola, ma difendo il nostro prodotto: la genuinità di una vacanza nel nostro territorio“. Bere Chinotto, quindi, vuol dire salvaguardare il Veneto, e la mossa ha preso rapidamente piede, tanto da spingere Coca Cola Italia a fissare un appuntamento con il sindaco.

    Beh, siamo d’accordo con la difesa del prodotto tipico, ma in fin dei conti Giulia non ha poi tanto torto. La sua ‘ricetta per la felicità’ è di una semplicità (e di una banalità, se si vuole) disarmante, difficile non essere d’accordo con lei: che debba essere una multinazionale come la Coca Cola a ricordare agli italiani come si risparmia è un altro discorso.

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