Spot Canone Rai 2012: nell’Italia di Monti, il canone si ‘riscopre’ tributo (video)

Spot Canone Rai 2012: nell’Italia di Monti, il canone si ‘riscopre’ tributo (video)

    E’ iniziata da quache giorno sulle reti Rai la nuova campagna istituzionale per il pagamento del Canone, la tassa più invisa e più evasa dagli italiani, come dimostrano anno dopo anno i dati di raccolta (soprattutto di quella mancata) che gettano nell’angoscia, ma non ancora nella rassegnazione, i vertici di Viale Mazzini. Maltrattato dai politici (che più di una volta di fronte a contenuti, conduttori e programmi poco amati hanno aizzato l’elettorato a boicottarlo), percepito dai telespettatori come un abbonamento, anche a causa di una ‘confusione’ terminologica che ha alimentato l’equivoco, ora il canone ‘torna ad essere’ tributo. Tutta la nuova campagna punta sull’obbligatorietà del versamento: Lorenza Lei non fa sconti.

    Per trovare le origini del cosiddetto ‘canone Rai’ bisogna risalire al Regio Decreto 246 del 1938, ancora in vigore con le necessarie modifiche, che regolamenta ‘gli abbonamenti alle radioaudizioni’ e che obbliga chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni al pagamento del canone di abbonamento.

    In realtà si tratta di una tassa di possesso di un apparecchio ricevente – tanto che negli anni scorsi si parlò anche di un’estensione del canone Rai anche ai Pc e da tempo si parla dell’introduzione del balzello nelle bollette della luce, per limitare l’evasione – che viene però, ancora, diffusamente percepito come un classico abbonamento ai ‘contenuti’ di una piattaforma tv, sensazione acuita dall’ingresso sul mercato tv italiano delle pay tv DTT e satellitari, che ha creato una forma di cortocircuito, tale da spingere gli italiani a ‘mettere sullo stesso piano’ il pagamento dovuto a Sky e Mediaset per i propri contenuti al canone annuale da versare alla Rai, ‘nonostante’ lo ‘scarso’ interesse per l’offerta tv proposta dalla Tv di Stato.

    L’equivalenza ‘Non mi piace, non lo pago’, però, non vale per il Canone: l’equivoco è stato senza dubbio alimentato anche dalle precedenti campagne istituzionali promosse proprio dalla Rai, che ha cercato di ‘attutire’ il valore ‘tributario’ del Canone ‘spacciandolo’ per una sorta di contributo per sostenere un’offerta capace di dare ‘di tutto, di più’, come recitava un vecchio slogan della Rai.

    Ora Lorenza Lei ha deciso di cambiare rotta e di liberare, finalmente, il campo dagli equivoci: di fronte ai bilanci in rosso e ai vertiginosi dati di evasione – che vedono circa il 40% delle famiglie e il 96% delle attività commerciali ‘allergiche’ al pagamento del canone – la nuova campagna punta sull’obbligatorietà del pagamento, senza se e senza ma, e per la prima volta in tanti anni punta sulla sua ‘reale’ identità. Il Canone Rai è un tributo come tutti gli altri: pagarlo non è solo un gesto di civiltà, è un obbligo: questa la conclusione dello spot. Più chiaro di così.

    Sebbene la campagna sia stata ideata in tempi non sospetti, viene da riflettere: la Rai (e la Lei) sono perfettamente in linea con un’Italia che si ritrova in bilancio vecchie tasse, come l’Ici. Nell’Italia di Monti, il canone, quindi, ‘torna’ ad essere tassa: non a caso anche Fiorello, nel dedicare al Governo la sua personale versione de Alla Fiera dell’Est (ribattezzata Alla Fiera del Premier) sollecitava il presidente del consiglio a ‘non dimenticare’ nella lista delle tasse ‘proprio il canone Rai’. Tutto torna, no?

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