Sogno e son desto, Massimo Ranieri su Rai1: ‘Spero di non rivederci tra sette anni ma prima’

Sogno e son desto: su Rai1 l'ultima puntata del 25 gennaio 2014 dello show di Massimo Ranieri

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    Massimo Ranieri

    Sogno e son desto su Rai1. E si vede. Da pochi minuti, Massimo Ranieri ha terminato il suo one man show e già sembra pensare al futuro; dopo aver ringraziato il pubblico e salutato in diretta gli addetti ai lavori ha così annunciato durante la chiusa finale del programma:

    «Speriamo di non rivederci tra sette anni ma prima».

    Ché gli sia piaciuta la diretta, in questi tre appuntamenti al sabato sera, non è un mistero. Lo si può giudicare dalla forza che il cantautore partenopeo ha investito nello show, fatto sostanzialmente di tanta musica, una gran quantità di ospiti - solo stasera sono stati quasi dieci -, e un adattamento televisivo dello spettacolo teatrale curato con Gualtiero Pierce che si può definire riuscito.

    E’ approdato su Rai1 l’11 gennaio, avendo tra i primi “fan” il direttore di rete, Giancarlo Leone, che poco fa ha definito lo show dotato di uno strepitoso Massimo Ranieri: «ha trasformato la sua arte, la sua storia in un inno alla vita. Altra categoria!». Altra possibilità?

    In effetti, a Sogno e son desto abbiamo visto più che una categoria soltanto: la voglia di esserci, di ripristinare il grande sabato sera che la tv aveva una volta. Lo ha fatto con un’interessante novità, e cioè senza nostalgismo, senza l’ombra del passato quanto piuttosto rifiutando la “celebrazione” proposta, ad esempio, da I migliori anni (Carlo Conti, Rai1), ricongiungendo il varietà di vecchia data a sprazzi di teatro, tradizione e musica partenopea, macchietta napoletana variegata, inaspettatamente, alle barzellette recitate a mo’ di Gino Bramieri. Senza nessuno snobismo.

    A colpirci è stata una scelta che, su tutte, reputiamo un elemento vincente del programma televisivo: non far condurre Massimo Ranieri ha avuto il suo grande potenziale; in una tv dove tutti fanno tutto (senza saperlo fare), l’ho trovato di grande umiltà e rispetto per il telespettatore. Non troppo tempo fa, non dello stesso parere, si poté essere per Gigi D’Alessio e il suo show su Canale5! “Chiamato a fare ciò che so fare – ha ribadito più volte Ranieri – ha così aggiunto al bagno di umiltà un bagno di folla, meritatissimo!

    Il vero problema riguarda sostanzialmente le potenzialità a lungo termine di un one man show del genere; dopo la prima puntata, ad esempio, le standing ovation possono apparire rarefatte, “dovute” e rituali, così come. la stessa frenesia della quantità (quanti ospiti!), può sembrare un modo per riempire momenti, altrimenti manchevoli in quanto a qualità di legame tra i diversi blocchi televisivi. E’ più difficile legare con i testi d’autore ciò che si cerca di sublimare, diciamo così, “scavalcando” col “non c’è tempo”.

    Spesso, infatti, vittima e sacrificio di tanta frenesia è stato lo stesso Ranieri, più veloce di Arturo Brachetti a cambiarsi d’abito, più stakanovista di Maria De Filippi – Rai1 ha così sfidato Canale5 – nel proporre un repertorio tanto bello quanto ricco di canzoni. Magari pensare a delle “pillole” in esterna e mandarle in onda in quei momenti di “pausa frenetica”, avrebbe senz’altro giovato al programma.

    Massimo Ranieri, all’ombra di un “presto ritorno”, pare già ricandidarsi, pronto a ritornare, magari “eterno ragazzo” in tv, complice la confezione di Ballandi Enterteinement specializzatasi, negli anni, nella produzione di one man show (Gianni Morandi e il suo Grazie a Tutti o Gigi D’Alessio su Rai1 con Questo sono io).

    Una squadra, del resto, quella di Sogno e son desto che ha potuto farsi forza sulla scrittura di Ivana Sabatini, Andrea Lo Vecchio e Simone Di Rosa, contando sulle musiche di Pinuccio Pierazzoli, le coreografie di Bill Goodson, i costumi di Simonetta Innocenti, la scenografia – forse non a tutti gradevole – di Riccardo Bocchini e la regia di Celeste Laudisio, abituato a prodotti di ben altro genere come l’Isola dei Famosi e Quelli che il calcio, negli anni addietro.

    In sostanza, il problema è questo: avanti il prossimo.