Sky-Mediaset-Governo, guerra di spot

Il Governo ha preparato un decreto legge che recepisce la norma ueropea in materia di tetti di raccolta pubblicitaria, che scendono dall'attuale 18% al 12% per ora, Ma non solo

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    Continua aspra la guerra tra Sky e Mediaset . E come se non bastasse la ‘concorrenza’ tra i colossi dell’offerta pay italiana ogni tanto ci si mette anche il Governo a rendere il clima ancora più rovente. Le ultime due questioni ruotano intorno agli spot tv: da una parte il tribunale di Milano ha chiesto a Sky e Mediaset di trovare un accordo sulla questione dei promo Sky rifiutati da Publitalia ’80, concessionaria pubblicità di Mediaset, entro il 20 gennaio; dall’altra il Governo ha deciso di abbassare il tetto pubblicitario sulle reti pay, portandolo dall’attuale 18% al 12% per ora.

    Partiamo dallo guerra in atto da parte di Sky che si è vista rifiutare da Publitalia ’80 la sua campagna promozionale: ricorsa alla giustizia, ora il Tribunale di Milano ha chiesto alle parti di trovare un accordo entro il 20 gennaio, dopo aver già emesso un’ordinanza che proibiva alla concessionaria pubblicitaria del Biscione di rifiutare gli spot di Sky.

    Un accordo difficile tra trovare visto che in queste ore di è aperto un nuovo fronte di guerra che investe ‘marginalmente’ Mediaset, ma che sancisce una nuova contrapposizione tra Governo e Sky. Dopo la questione dell’innalzamento dell’Iva, dopo i ritardi che ancora costringono Cielo (canale Dtt di News Corp) all’inattività, ora arriva un’altra bordata verso la società di Rupert Murdoch che gestisce la piattaforma satellitare italiana. Si tratta di un decreto legge firmato dal sottosegretario Paolo Romani (prima linea del Governo in merito alle questioni SKy) che sancirebbe l’abbassamento del tetto della raccolta pubblicitaria dall’attuale 18% per ora al 12%. Una misura di certo gradevole per i telespettatori (sempre che non comporti, come immaginabile, un aumento del canon di abbonamento) con la quale il Governo recepisce la nuova direttiva Ue sulla ‘Tv senza Frontiere’.

    Il provvedimento, previsto per la discussione al Consiglio dei Ministri giovedì 17 (e molto probabilmente rimandato a seguito dell’aggressione al premier Silvio Berlusconi, al quale sono stati consigliate due settimane di riposo), colpirebbe anche Mediaset Premium, così come fu per la fine del trattamento di Iva agevolata, ma in maniera senza dubbio minore, visto che già ora non supera il tetto del 12% previsto dalla normativa europea. Senza contare il fatto che Sky nel 2008 ha superato Mediaset nella raccolta pubblicitaria, piazzandosi al secondo posto della graduatoria tra i poli tv italiani.

    Ma tutto questo non basta: come sottolinea un articolo di Repubblica, a fronte del taglio previsto per le pay tv, il decreto amplierebbe il margine di raccolta per le tv free private (vedi Mediaset). Le tv private potranno trasmettere fino al 20% di spot sul monte ore della giornata tv, senza peraltro doversi più preoccuparsi dei limiti finora imposti in merito alla tipologia di promozione, che regolamentavano la quantità di telepromozioni e televendite. Anzi si potrà salire a un 22% di spot nelle ore di maggior ascolto. Letta così la cosa ha una logica ben precisa.

    Sempre nel decreto ‘Romani’ vengono fissate nuove regole per l’inserimento di spot nei film e negli eventi sportivi: per i film viene abbassato il tempo minimo per l’inserimento di spot, che passa dai 45 attuali ai 30 proposti, mentre durante gli eventi sportivi le interruzioni potranno contenere anche televendite, e non solo spot. Si abbassano i tempi minimi per le interruzioni pubblicitarie anche per le trasmissioni per bambini: in quelle che durano più di 30 minuti il numero di interruzioni previste sale da una a due.

    Ma la bordata più bella arriva alla fine: il decreto propone di spostare la ‘giurisdizione’ sulla concessione alla trasmissione satellitare direttamente al Governo, che quindi sarà chiamato direttamente ad autorizzare l’eventuale ingresso di nuove realtà tv. Al momento questa autorizzazione la concede l’Agcom, come ricorda il caso di Cielo. Non sarà un caso che l’autorizzazione per la trasmissione satellitare, ancora emessa dall’Agcom, è già arrivata, mentre il Governo nicchia a concedere quella per la trasmissione sul digitale terrestre. Se questa è liberalizzazione… Sky è già sul piede di guerra.