Sky, Ilaria D’Amico e la campagna anti Premier

Sky, Ilaria D’Amico e la campagna anti Premier

Ilaria D'Amico si scaglia contro il governo di Silvio Berlusconi dopo l'approvazione del decreto legge che raddoppia l'Iva per gli abbonamenti delle tv satellitari e via cavo, portandola al 20%

    Non accenna a placarsi la bufera scatenatasi nel mondo politico e televisivo per l’aumento dell’Iva per gli abbonamenti della tv satellitare e via cavo decisa dal Governo nel decreto anti-crisi. In alto l’attacco sferrato da Ilaria D’Amico ieri pomeriggio durante l’appuntamento con il calcio di Sky e di seguito il primo degli spot anti Premier lanciati dal colosso satellitare.

    Come già spiegato da Fulvia nell’articolo di questa mattina, con il Decreto Legge 185/2008, varato lo scorso 29 novembre, il Governo ha raddopppiato l’aliquota Iva degli abbonamenti alle tv satellitari e via cavo, nonché alle IpTv, portandola dall’attuale 10% al 20% e cancellando così le precedenti agevolazioni riservate agli operatori di tv non analogiche che risalivano al 1995. In quell’anno, infatti, per incentivare la diffusione dei nuovi media, il Governo Dini (legge 507/95) fissò al 10% l’aliquota per gli abbonamenti per segnali criptati, poi precisata nel ’97 a favore degli abbonamenti satellitari e via cavo. Ricordiamo che all’epoca Sky non esisteva e che il mercato vedeva la sola presenza di Telepiù, della quale Mediaset deteneva il 10%.
    Sky giunge in Italia qualche anno più tardi, rilevando le società Telepiù e Stream e iniziando le proprie trasmissioni nel 2003: proprio qualche mese fa sono stati festeggiati i primi cinque anni di Sky Italia.

    Fatta questa piccola precisazione, torniamo all’attualità. La misura, che colpirebbe anche gli abbonamenti della tv digitale terrestre (in pratica i 224.000 abbonati Easy Pay di Mediaset Premium, mentre le carte prepagate del Dtt Mediaset sono già al 20%) sebbene la legge del 1997 non parli del DTT (ancora di là da venire), è stata letta da Sky come un attacco frontale scagliato dal principale competitor tv al momento, proprio quella Mediaset che fa capo (più o meno istituzionalmente) al premier Silvio Berlusconi.
    L’aumento dell’aliquota Iva, sia pur equiparata allo ‘standard’ nazionale, comporterà un aggravIo per le tasche degli abbonati Sky, che potrebbero quindi decidere, dal 1° gennaio, di non rinnovare l’abbonamento. Sono 4.700.000 gli abbonati Sky al momento in Italia che potrebbero veder aumentare la spesa dai 30 agli 80 euro annui: molto dipenderà dalla politica commerciale che Sky deciderà di adottare.

    Se in campo politico l’opposizione ha commentato la misura come l’ennesima dimostrazione dell’esistenza di un conflitto di interessi che non ha eguali nel resto del mondo (per i commenti politici vi rimandiamo al Corriere della Sera), l’Ad di Sky Italia, Tom Mockridge, fa piuttosto un discorso a difesa del ruolo impenditoriale svolto da Sky sul mercato italiano, sottolienando i 5000 posti di lavoro creati (o salvaguardati da Sky dopo lo scioglimento di Telepiù e Stream), gli ampi investimenti sostenuti in questi cinque anni di attività e il tipo di pubblico che Sky attrae, con lo sport e il calcio a fare da traino principale nell’acquisizione e nel mantenimento degli abbonamenti.
    Sebbene non voglia entrare nel merito del conflitto di interessi, Mockridge non si esime da una considerazione di natura politico-economica (come detto anche questa mattina): di fronte a un governo che aveva fatto degli incentivi alle imprese e della riduzione delle tasse un proprio vessillo in campagna elettorale, la decisione di alzare l’aliquota Iva appare piuttosto contraddittoria, anche perchè finisce per colpire una sola azienda. Peraltro in un contesto di crisi internazionale che ha spinto altri governi, su tutti quello della Gran Bretagna, ad abbassare l’Iva (dal 17% al 15%) e non a raddoppiarla.

    Questo il leit-motiv delle dichiarazioni di Ilaria d’Amico e dello spot di ‘protesta’ lanciato da Sky. Nonostante Mockridge avesse anunciato una campagna non anti-governativa, bensì informativa verso i propri clienti per avvertirli degli eventuali aumenti, il primo spot anti premier è già in onda: in esso si invita quanti siano in disaccordo con la misura adottata dal Governo a inviare mail di protesta alla Presidenza del Consiglio.



    Resta però un dilemma di fondo: si tratta della fine di un privilegio o di concorrenza sleale?

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