Sky, il Governo: “Raddoppio IVA imposto dall’UE”

Sky, il Governo: “Raddoppio IVA imposto dall’UE”

Continua la campagna a base di spot di Sky contro la decisione del Governo Berlusconi di raddoppiare l'Iva per le tv a pagamento

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    Giulio Tremonti rimanda al mittente le accuse di concorrenza sleale e a proposito del raddoppio dell’Iva per le tv satellitari e via cavo (in Italia tocca sono Sky e in misura minore il Dtt Mediaset) risponde che si tratta di un adeguamento necessario alle norme dell’Unione Europea. E mentre Sky diffonde un altro spot anti-governo, l’Adiconsum chiede un’Iva al 10% per tutte le televisioni a pagamento.

    Partiamo dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che a difesa della discussa misura sul raddoppio dell’Iva per gli abbonamenti alle tv satellitari e via cavo (contenuta nel Decreto anti-crisi varato lo scorso 29 novembre) chiama in causa l’Unione Europea, che ha chiesto al governo un adeguamento del trattamento fiscale e l’abolizione delle agevolazoni introdotte nel 1995 per favorire la crescita dei new media.

    In effetti, con una nota, il portavoce del Governo europeo ha fatto sapere che se l’Italia non procederà all’adeguamento dell’aliquota Iva verrà aperta a suo carico una procedura d’infrazione. Per l’Unione Europea le aliquote fiscali nel settore delle tv a pagamento non possono essere diverse: pertanto questione chiusa in attesa delle decisioni del Governo Italiano.
    Una lancia a favore del governo Berlusconi la spezza anche l’ex premier, Romano Prodi, che al Corriere della Sera conferma di aver già previsto durante il suo governo di cancellare l’agevolazione del 1995. Una misura che prima o poi, quindi, sarebbe dovuta entrare in vigore, a prescindere dalla presenza a capo dell’esecutivo del principale competitor di Sky.

    Sky, però, non ci sta e lancia un nuovo spot anti-premier (o anti-governo, se si preferisce) nel quale mette in luce le sperequazioni legate all’aliquota Iva, che vedono molti prodotti al 10% (tra gli altri, oltre ai tabacchi, le uova di struzzo e i francobolli da collezione). Nel settore editoriale, poi, carta stampata e il canone RAI godono di un’aliquota ancor al 4%. Sul canone Rai la questione, va ricordato, è complicata, visto che ‘legalmente’ si tratta di una tassa di possesso e non di un canone di abbonamento.

    Sulla stessa scia di Sky, sottilineando i differenti trattamenti fiscali in vigore in Italia, si posiziona l’Adiconsum, che chiede un livellamento generale al 10% per gli abbonamenti tv.
    In un comunicato, l’Adiconsum chiede che le tv a pagamento siano tutte uguali davanti al fisco, indipendentemente dalla piattaforma usata e dalla modalità di accesso al servizio, anche per le tv a pagamento ricaricabile, come il Dtt Mediaset o La7.
    Piuttosto che portare, però, tutto al 20%, misura che scoraggerebbe e penalizzerebbe i consumatori in un periodo di forte crisi economica, l’Adiconsum cerca di estendere il principio dell’agevolazione a tutti. “A quale bene o servizio va applicata l’aliquota agevolata?” si chiede Adiconsum.

    La legge è complessa – spiega – prevede tantissime aliquote, tenendo conto dell’utilizzo del bene. Quasi tutti i ben alimentari sono giustamente al 4% o al 10%. Stesso trattamento per i prodotti legati alla sanità, agevolazioni anche per la ristrutturazione delle abitazioni e l’acquisto della prima casa. Il diritto all’informazione, addirittura, fa scendere l’IVA al 4% per i giornali e notiziari quotidiani, libri, periodici. Anche i canoni d’abbonamento (canone RAI) alle radiodiffusioni circolari in chiaro sono al 4%“. Al 10%, continua Adiconsum nel comunicato, gli spettacoli teatrali (compresi i concerti musicali ed il circo) e dal 2000 anche il biglietto d’ingresso al cinema e agli spettacoli sportivi. “Perché – si domanda concludendo l’associazione – vedere un film, un evento sportivo o musicale trasmesso in televisione deve far pagare ai consumatori l’IVA al 20%? La cultura non è un lusso e occorre pagare le stesse tasse sia se si è in un cinema che in poltrona“. Da qui la richiesta di un’aliquota al 10% per tutte le pay tv.

    Alla proposta di Adiconsum ha risposto immediatamente il sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni Paolo Romani. L’ipotesi di un adeguamento dell’Iva al 10% per tutto il settore televisivo è ”tendenzialmente impraticabile” per due ragioni; la prima è economica: l’obiettio del Governo è reperire risorse; la seconda è politica: “Immaginate cosa accadrebbe se il governo Berlusconi abbassasse l’Iva per la pay per view di Mediaset“, chiosa il sottosegretario.

    Insomma, alternative non sembrano esserci: l’Unione Europea chiede l’adeguamento, il Governo batte cassa e al raddoppio dell’Iva pare non ci sia scampo.

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