Siamo davvero nell’era della “TV Riscaldata”?

Siamo davvero nell’era della “TV Riscaldata”?

Rilancio dell'Articolo di Aldo Grasso sul Corriere della Sera del 7 ottobre 2007

da in Aldo Grasso, Attualità, Mediaset, Palinsesto Mediaset, Palinsesto Rai, Programmi TV, Rai
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    Il Corriere della Sera ha dedicato ieri la prima pagina dello spettacolo a un lungo articolo di Aldo Grasso, uno dei maggiori critici della tv italiana che torna frequentemente nei nostri articoli su Televisionando. Il titolo ha l’inequivocabile sapore di una sentenza della Cassazione, “La Tv riscaldata“. In esso il critico fa un rapido resoconto della situazione dei palinsesti generalisti (soprattutto Rai e Mediaset) a circa un mese dall’apertura della stagione 2007/2008. In estrema sintesi “programmi e conduttori nel duopolio sono speculari per spartirsi l’audience”: Domenica In vs Buona Domenica, Antonella Clerici vs Maria De Filippi, serie tv contro serie tv, senza alcuna innovazione.

    Va detto che la cerimonia della conta degli eterni ritorni ha luogo ad ogni inizio stagione e dell’immobilismo della tv generalista si parla da tempo con cadenza quasi quotidiana. Del resto già a metà settembre Il Messaggero pubblicava un paginone dai toni e dal titolo simili (Minestra riscaldata).
    Ma fa un certo effetto ricostruire il numero di edizioni che i programmi di punta delle emittenti generaliste hanno collezionato al 2007. Sulla scia di un servizio proposto da TvTalk (bellissimo e poco pubblicizzato programma che analizza la tv, prodotto da Rai Educational e in onda il sabato su RaiTre dalle 9 alle 10.30), proviamo a fare un piccolo elenco dei titoli più “longevi” della tv italiana: si va dai 24 anni del Maurizio Costanzo Show ai 21 di Uno Mattina, ai 20 di Striscia la notizia e Chi l’ha visto, ai 15 di Quelli che il Calcio, ai 12 di Uomini e Donne, per scendere agli 8 de La Prova del Cuoco e de Il Grande Fratello (già annunciato il suo ritorno) via via fino alle 6 edizioni di Ballarò e alle 4 di Ballando con le Stelle.
    L’elenco è sicuramente lungo e ciascuno di noi può divertirsi a completarlo. Resta il fatto che, come dice Grasso, la situazione si presenta grave se si è gridato al miracolo per I soliti ignoti di Fabrizio Frizzi, ennesimo adattamento di format straniero, sia per gli ascolti che per il gradimento.

    La raccomandazione del critico è di non confondere l’immobilismo con la “fidelizzazione” del pubblico e la coerenza delle linee editoriali dell’emittente. Sono le idee che mancano, o la forza di portarle avanti e di rischiare, in nome di un pubblico ormai sempre più anziano e riottoso alle novità.
    Ovviamente vi consigliamo la lettura dell’articolo e vi aspettiamo per commentarlo insieme. Pur ammesso che la tv generalista non muoia e rigeneri a forza di eventi drammatici o incontrollabili (dagli omicidi irrisolti alla comparsa dell’antipolitica di Grillo), cosa dobbiamo aspettarci?

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