Sformat di Mariano Sabatini – Volare, fiction su Domenico Modugno, ci costringe alla nostalgia senza scampo

Sformat di Mariano Sabatini – Volare, fiction su Domenico Modugno, ci costringe alla nostalgia senza scampo

La Rai porta in tv Volare - La storia di Domenica Modugno, ennesima fiction dedicata a celebri e amati personaggi storici

    La fiction italiana ha da tempo rivelato la sua vocazione cimiteriale, un’insopprimibile inclinazione al funereo, in virtù della quale va componendo la nuova originale Antologia di Spoon River. Per agganciare, affascinare e tenere in coma farmacologico i telespettatori va bene qualsiasi nome: grandi attori, sportivi, scienziati, personaggi storici. Chiunque si sia conquistato un angolino nel pantheon del cosiddetto immaginario collettivo. La Montessori, il papa buono (“date un bacio ai vostri bambini”), il ciclista Pantani, Walter Chiari, Enzo Tortora… tutte figurine di quell’ album della memoria virtuale che va componendosi senza falle né dimenticanze. E come potrebbero esserci, dimenticanze, se lo sfrenato biografismo rappresenta l’ancora di salvezza di certa produzione televisiva. In alternativa, bisognerebbe scrivere, inventare, rischiare.

    Per Volare. La grande storia di Domenico Modugno – da ieri sera su Raiuno – c’è stato un grande battage pubblicitario, rinforzato dal “passaggio” fornito dal 63esimo Festival di Sanremo. Sul palco dell’Ariston si è esibito Giuseppe Fiorello nei successi del cantautore di Polignano a Mare, addirittura indossando la sua vecchia giacca da sera e con la benedizione in diretta della vedova, Franca Gandolfi. La miniserie, diretta da Riccardo Milani, ripropone lo straordinario vitalismo con cui Mimmo nazionale scalò il successo partendo dal profondo sud, all’inizio facendo la fame e dormendo sui tram, in sodalizio con gli amici Riccardo Pazzaglia e Franco Migliacci.

    Al solito organizzato in flashback, il racconto è intrecciato alla storia d’amore con la futura compagna di tutta una vita, anche lei attrice e soubrette. Voglia di affrancarsi dalla miseria, amicizia, sentimento: mix collaudato di irresistibili attrattive narrative.

    Niente di più, niente di meno. E non è neppure un problema di qualità, perché Fiorellino se la cava, il regista è diligente, la realizzazione negli standard. È la maledizione dell’eterno ritorno, del ricordo da cui è impossibile sottrarsi, a condannare Volare alle spire della nostalgia senza requie. Peccato, perché l’incapacità di uccidere i padri, che possono assumere le fattezze ologrammatiche di modelli artistici, segna la morte certa della creatività.

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