Sformat di Mariano Sabatini – Speriamo che gli estimatori di Benigni non scambino la Costituzione per un’opera letteraria

Successo di Roberto Benigni su Rai 1 che con La più bella del mondo coinvolge 12 milioni di telespettatori

da , il

    Roberto Benigni Costituzione su Rai 1 con La piu bella del mondo

    Mettiamoci d’accordo. Non si può passare il tempo ad innalzare lai contro il servizio pubblico che non fa scelte alte e anzi si lascia andare alla deriva del trash e poi mugugnare dinanzi a proposte eccentriche e coraggiose come quella di affidare a Roberto Benigni lo speciale su La più bella del mondo. L’attore e regista italiano in questo momento più amato a livello planetario ha proposto, ieri in prima serata su RaiUno, una lectio histrionis sulla nostra carta costituzionale, considerata all’estero tra le più ammirevoli per i valori che afferma.

    La lectio magistralis potevano regalarcela Michele Ainis o Giovanni Sartori, sarebbero costati meno alle casse disastrate della Rai, ma di sicuro non avrebbero garantito all’Auditel oltre il 43% di share con 12 milioni di telespettatori. Volendo fare un calcolo della serva, un milione di persone, scusate se è poco, in ascolto estatico per ciascuno dei principi fondativi della Costituzione italiana. Una vittoria assoluta della convivenza civile e consapevole, contro l’offuscamento delle coscienze di chi vorrebbe fare a brandelli – senza troppe cautele né scrupoli – il lavoro dei lungimiranti padri fondatori della nostra democrazia.

    In contemporanea su Retequattro a Quinta colonna, l’intervento di Silvio Berlusconi, uno di quelli che considera la Costituzione un inciampo alle sue mire espansionistiche, si aggiudicava poco più del 7% di share. Se questi fossero i numeri reali per impostare la proporzione tra cittadini di diversa etica, estrazione culturale e sensibilità potremmo dirci soddisfatti.

    Dopo un superfluo “cappello” di veterosatira antiberlusconiana (“ma come si fa a non parlare di lui!?”, si è giustificato il Piccolo Diavolo), inutile perché l’originale ha superato ogni capacità di lettura ironica, Benigni ha servito al meglio le tematiche contenute nella Costituzione, senza intellettualismi, con un immediatezza di linguaggio in grado di coinvolgere i più giovani. Studenti di ogni ordine e grado che i nomi di Calamandrei o Terracini non li sentono nominare neanche a scuola, per l’esiguità del tempo e la vastità dei programmi ministeriali.

    C’è da sperare che, avendo visto Benigni alle prese con la sua interpretazione della Divina Commedia, i meno avvertiti (o confusi dalla dis-informazione connivente) non considerino la Costituzione alla stregua di un’opera letteraria, di mera fantasia. Anziché un testo palpitante che deve continuare ad assisterci nel quotidiano, pur con le contraddizioni che le stratificazioni della mala politica e la crisi di occupazione hanno determinato negli ultimi decenni. La riflessione da fare, che contiene qualche motivo di malinconia, è legata all’urgenza legata a simili operazioni televisive di restauro delle coscienze. Quando non saranno più necessarie potremo considerarci salvi.