Sformat di Mariano Sabatini – Scontro, a Storie vere su Raiuno, tra la scrittrice Barbara Alberti e la sciura Collovati

Scontro a Storie Vere tra tra la scrittrice Barbara Alberti e la sciura Collovati

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    Storie Vere Georgia Luzi e Savino Zaba

    Quest’anno il glorioso Uno Mattina, storico contenitore del risveglio su RaiUno, è spacchettato in tanti segmenti, suppongo per soddisfare ego, esigenze, mire dei vari conduttori ed autori. Georgia Luzi e Savino Zaba, la prima professionalmente molto amata da Mauro Mazza e l’altro proveniente dalla radio e da una collaborazione al Tappeto volante di Luciano Rispoli, presentano con qualche siparietto querulo di troppo Storie vere, dove personaggi noti e gente comune si confrontano con frequenti scivolate nel populismo e altri “ismi” del genere su temi caldi tra società e costume.

    La differenza la fa, come ovvio in programmi con ospiti, chi interviene in studio per raccontare e raccontarsi: la variabile virtuosa o impazzita è rappresentata, cioè, dal vippame che le casse disastrate della Rai riescono a piazzare sulle poltroncine di scenografia. A volte va bene, altre molto meno. Stamattina, dovendo disquisire di nuovi italiani, quelli che il benemerito presidente Napolitano vorrebbe fossero definiti per ius soli (esclusivamente per nascita sul suolo del nostro Paese) e non per ius sanguinis, c’erano l’albanese Kledi Kadiu, la scrittrice Barbara Alberti e una che non so bene che mestiere svolga oltre a quello di straparlare in tv, Caterina Collovati, moglie di cotanto bomber.

    La sciura, abituata forse per deformazione coniugale a menar calci, si lancia in un’intemerata contro gli stranieri, “colpevoli” di pretendere la cittadinanza italiana senza dimostrare di volersi integrare. Con la consueta e fragorosa lucidità, Alberti le ha chiesto quali fossero i criteri per stabilire il livello di integrazione. Davanti al fenomeno complesso di grandi masse umane che si spostano e che, inevitabilmente, andando alle ricerca di un benessere che non hanno a casa loro generano disagio in chi lasciano e in chi incontrano, la scrittrice ha significato una posizione più articolata, carica di sfumature e capacità di leggere la realtà.

    Tra l’altro, se dimostrare di aver assorbito l’italica cultura può dirsi un criterio di avvenuta integrazione, bisognerebbe forse togliere la cittadinanza a Caterina Collovati che toppa la pronuncia latina di ius sanguinis, sanguìnis per lei. Italiani si diventa, anche nascendo in Africa o in Romania. Più difficile è dimostrare di appartenere al genere umano dotato di sensibilità.