Sformat di Mariano Sabatini – Riusciranno i nostri eroi… a non cadere negli stereotipi italioti?

C'è poco da ridere con Riusciranno i nostri eroi il varietà di raiuno condotto da Max Giusti

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    Riusciranno i nostri eroi Max Giusti Laura Chiatti e Donatella Finocchiaro

    La comicità, rispetto alla recitazione drammatica che si affida ai classici e ad autori di certificata resa, è un’arte non per tutti. Chi si prefigge di far ridere dev’essere animato da una certa dose di superomismo (ah, le barzellette di Berlusconi!) e non poche once di presunzione. Quel tanto che basta per darsi l’obiettivo di dare in pasto al pubblico la propria rilettura dell’attualità o dei costumi, senza venir colti da ansia di prestazione.

    Il venerdì sera, per cinque serate, sono previsti su Raiuno gli appuntamenti di Riusciranno i nostri eroi, condotto da Max Giusti, per aiutarci a capire se noi italiani saremo in grado di superare questo momento storico. A giudicare dalla “prima”, c’è da chiedersi in realtà se potremo sopravvivere alla comicità vaccinara di Giusti e dei suoi fiancheggiatori, tipo Enrico Brignano. “Ricordati, fijo, la donna che move l’anca… o è artrosi o poco ce manca!”, dovremmo ridere a battute del genere. Comicità “di peso”, soprattutto per la cintola dei due istrioni, che con il grande Aldo Fabrizi condividono la città di nascita, le latitudine sul piatto della bilancia e nient’altro.

    Italiani mammomi, paponi, giuggioloni, uniti su tutto, tranne che sul calcio… laziali e romanisti, pronti a giurarsela, in pieno luogocomunismo italiaota. Due brave attrici, Donatella Finocchiaro e Laura Chiatti, bellezze con l’anima, sono chiamate a sostenere Giusti. E sì, che ne ha bisogno. I loro momenti, con la reinterpretazione giocosa dell’Italiano di Cutugno da parte di Simone Cristicchi, rappresentano passaggi di qualche pregio dello show, a firma di Giusti, Giuliano Rinaldi, Ivano Balduini, Antonio Losito, Max Orfei, Marco Terenzi. Sarà che abbiamo tutti poca voglia di ridere e, con quello che riportano le cronache, appare un’impresa disperata allestire uno Zelig delle terza età, o quasi. Questo tipo di varietà rischiano, ed è tutto dire, di farci rimpiangere il Bagaglino.