Sformat di Mariano Sabatini – Renato Pozzetto e lo spot brutto e molto poco etico

Renato Pozzetto e lo spot brutto e molto poco etico

da , il

    Renato Pozzetto pubblicità

    Non v’è dubbio che la pubblicità, anima del commercio e sostanza della stessa sopravvivenza televisiva, concorra al flusso quasi indistinguibile della pletorica offerta sul piccolo schermo. Negli anni, i vari anchormen – soprattutto quelli che si misuravano con l’iterazione quotidiana – si sono sforzati di armonizzare i loro programmi con le interruzioni tabellari, nel tentativo di trattenere davanti al video fette sempre maggiori di pubblico, o almeno di contenere gli esodi durante la pausa: Maurizio Costanzo, ai tempi gloriosi del suo show al Parioli, annunciava gli spot al grido di “consigli per gli acquisti”; Gianfranco Funari usava la parola “reclame”; Luciano Rispoli si affidava alla perifrasi “belle immagini, suggerimenti interessanti: la pubblicità!”. Si tratta, infatti, per lo più di belle immagini, messaggi tanto piùefficaci quanto subdoli, realizzazioni di alto livello artistico. Quasi sempre.

    E se non esiste televisione senza introiti degli inserzionisti (vale anche per la Rai, sempre di più), è legittimo aspirare alla qualità, oltre che ad una seria deontologia: non scritta ma tenuta in debito conto. Per i giornalisti il problema non si pone perché a loro è vietato prestare la propria popolarità alla comunicazione commerciale, pena la radiazione. In passato, per aver ignorato la norma, gli stessi Costanzo e Rispoli ebbero problemi con l’Ordine, come anche Alberto Castagna, Giampiero Mughini, Rita Dalla Chiesa, Tiberio Timperi, Massimo Giletti, Paola Saluzzi ed altri. Discorso diverso per presentatori, attori, showgirl, nei confronti dei quali si può sperare solo nella coscienza individuale. Così ci ritroviamo un ricercatore del Cnr (Mario Tozzi) che promuove un collante, o chissà cosa per il terreno, e una pedagogista (tata Lucia Rizzi) che vorrebbe farci credere che una famosa crema alle nocciole sarebbe una merenda salutare.

    Non contravviene a nessuna regola, dunque, se non al buon gusto, Renato Pozzetto che presta voce e volto a uno di quegli orridi marchi che prelevano l’oro in cambio di denaro contante. Simili antri delle perdute speranze, complice la crisi, hanno proliferato in questi anni e sono lì a testimoniare quanto siamo messi male. Ebbene, che il campione di tante risate, all’epoca in coppia con Cochi Ponzoni, sfrutti i residui di quella popolarità televisiva e cinematografica per irretire disgraziati a corto di denaro stride non poco, per non dire altro. Lo spot in questione, brutto e molto poco etico, è stato programmato per tutta l’estate; magari per carpire, confidando nella calura, gli ultimi baluardi di resistenza. Pozzetto va ripetendovi che grazie al proficuo scambio si è potuto permettere una bella crociera. A questo lo hanno ridotto gli anni di inattività? Se solo avesse voluto pensare che chi svende le proprie “gioie” di famiglia aspira a mangiare, a pagare la rata del mutuo o la tassa universitaria ai figli, e certo non al periplo del globo, avrebbe messo meglio a frutto la sua antiquata celebrità.