Sformat di Mariano Sabatini – Raffaella Carrà, 70 anni Nel cuore dei giorni

Raffaella Carrà compie 70 anni e Nel cuore dei giorni, in onda su TV2000, le dedica una puntata speciale

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    TV: SU RAI2 EUROVISION SONG CONTEST 2011

    Si capisce molto della tv non solo vendendola, seduti in poltrona o sdraiati sul letto da casa, anche andandoci dentro. Paolo Taggi mi ha invitato a un incontro televisivo su Raffaella Carrà, che il 18 giugno scorso ha compiuto una bella età rotonda: 70 anni, splendidamente portati. Ascoltando Mirella Poggialini, formidabile critico tv del quotidiano Avvenire, ho capito che la presentatrice non è proprio il mio tipo di donna, iperfemmina, molto costruita. Lo è, piuttosto, Poggialini, capace di portare la sua anagrafe con brillantezza e consapevolezza. L’ho detto a Nel cuore dei giorni stamattina alla conduttrice Monica Di Loreto, su Tv 2000 (142 di Sky e sul digitale terrestre), e lo confermo qui. Ma la grandezza di Raffaella sta proprio in questo; anche chi non appartiene alla schiera dei suoi fanatici estimatori, non può esimersi dal riconoscerne la potenza fuori dal comune. Tanto che è impossibile individuare una sua erede artistica. Forse solo Lorella Cuccarini, in grado di ballare, canticchiare, intrattenere.

    Ma Nel cuore dei giorni, contenitore quotidiano di varia umanità, modulato sull’intero palinsesto – e realizzato con scrupolo nel magnifico centro di produzione su via Aurelia a Roma – prevede molti interventi e situazioni di diversa natura. Prima di entrare ho seguito dal salottino attiguo agli studi la rubrica di Marisa Errico Catone, che poi ho scoperto essere un’ex insegnante di italiano e storia negli istituti superiori. In trasmissione parla con affabilità di rimedi naturali delle nonne: i noccioli di ciliegia scaldati sono un toccasana per l’artrosi cervicale, mentre con i piccioli decotti si ottiene un ottimo infuso diuretico… e via così. Sul taxi che ci riportava a casa ho appreso che Marisa ha una storia incredibile: da piccolina, con il padre e la madre, fu deportata in un campo di concentramento nazista per un errore sul cognome. Ne uscirono dopo nove mesi, stremati, minati nel fisico, salvandosi in modo fortunoso. Marisa ha racchiuso la sua esperienza in un libro, già adottato nelle scuole: Non avevo la stella (ed. Nuova dimensione). Non esiste un erede di Carrà e forse questa tv la rigetterebbe addirittura come corpo estraneo. Per fortuna, però, c’è spazio per donne come la professoressa Errico Catone.