Sformat di Mariano Sabatini – Per un pugno di libri conferma il difficile rapporto dei lettori con la tv

Sformat di Mariano Sabatini – Per un pugno di libri conferma il difficile rapporto dei lettori con la tv

Ma è vero che in tv non c'è più spazio per fare programmi che parlino davvero di libri? Il parere di Sabatini

    Veronica Pivetti Per un pugno di libri

    Quello tra i libri e il piccolo schermo è un rapporto difficile. Ai bei tempi della “tv verità” Angelo Guglielmi, padre nobile di Raitre, ingaggiò una singolar tenzone con lord Corrado Augias, desideroso di proporre in orari degni e non solo per Miriam che si sveglia a mezzanotte il suo Babele, rassegna di novità editoriali e scrittori. Autorevole esponente del Gruppo 63, accusato dal giornalista e conduttore di risentire della cultura dada, Guglielmi riteneva che quello dei libri non fosse un linguaggio connaturabile al mezzo televisivo. Salvo poi proporre sulla sua rete, nel 1994, il magnifico Pickwick di Alessandro Baricco, riuscito per la capacità di fascinazione dello scrittore torinese sulle folle, soprattutto femminili.

    A differenza di Babele, Pickwick si occupava di classici e non di titoli appena arrivati sui banconi delle librerie. Meno marketta, insomma. La premura di Guglielmi (era ancora una tv che si faceva delle domande, senza darsi risposte assolutorie) rimaneva, tuttavia, quella di proporre trasmissioni che parlassero non solo ai lettori abituali. Più o meno in quel periodo, addirittura Mediaset aveva una trasmissione libraria, A tutto volume, condotta prima da Alessandra Casella e poi Daria Bignardi.

    Oggi niente, o quasi. Se si esclude L’Appuntamento – irrilevante declinazione in chiave libresca dei consueti schematismi marzulliani – non ci rimane che il giochino del tardo pomeriggio domenicale su Raitre: Per un pugno di libri, conduttori Veronica Pivetti e il giornalista Piero Dorfles. Due che si sforzano di fare i simpatici, e non c’è niente di peggio.

    Hanno persino una cattedra in scenografia e chiamano all’interrogazione gli studenti, rappresentati delle due classi di liceo presenti in studio, sul libro prescelto. Ad esempio, Il medico di campagna di Honoré de Balzac, di cui si parla in modo poco più che epidermico. Ne parla soprattutto il “logorroico” Dorfles, anche se, in questa edizione, sembra che i giovani concorrenti possano esprimersi più compiutamente; al di là dei quiz sui titoli dei romanzi da indovinare tra l’orrore di maniera (“sono tremendamente facili”) del giudice-arbitro, sussiegoso come nessuno, e gli squittii di Pivetti. Il programma è gradevole, intendiamoci. In quanto a procurare folle di lettori, giovani o vecchi, è tutto da dimostrare, checché ne dica quel complimentoso telespettatore al telefono.

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