Sformat di Mariano Sabatini – Nulla di nuovo a ‘Quelli che il calcio’. Neppure Nicola Savino

Nicola Savino conduce Quelli che il calcio, ogni domenica alle 13

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    Venti anni di Quelli che il calcio, programma inventato e portato al successo da Fabio Fazio. Da quando il conduttore ligure lasciò il timone a Simona Ventura, il contenitore domenicale smise di trattare il calcio come metafora. Smise, anzi, di trattare il calcio, punto. Tanto che anche in questa edizione chi attenda i risultati calcistici può contare sui rari passaggi dalla postazione di Massimo Caputi e Daniele Tombolini, oltre alle voci “radiofoniche” dai campi.

    La novità di quest’anno, partorita dai nove autori (e chissà quanti collaboratori), è l’arrivo di Nicola Savino, il miracolato di Linus e Simona Ventura; nel senso che sembra sempre il sostituto di altri colleghi, o anche solo di se stesso (quando arriverà il Savino vero?), non avendo trovato una sua cifra personale ma affidandosi agli stilemi altrui, tipo gli urli della sua Maestra.

    Dopo la sigla “ullalala/ullalalaaaaa”, lagnosa come non mai, ci è sembrato, infatti, di essere precipitati a Cayo Paloma o Cayo Cochinos, sull’Isola dei famosi. Meno male che i nove autori, per contestualizzare, hanno pensato di dare il benvenuto al presentatore facendo la sua storia e ricordando il monito che lo spinge: “Lavorare partendo dal basso”. Ne ha fatta di strada dagli esordi e “se ce l’ha fatta lui, c’è speranza per tutti noi”, hanno chiosato. Cosa vuoi aggiungere a una tale incontrovertibile verità…

    Partita Virginia Raffaele, i momenti migliori rimangono gli intermezzi comici. Ubaldo Pantani ha proposto un Paolo Del Debbio, arruffapopolo e paraculissimo, da urlo. La sagra del peperoncino calabrese, con un’inviata berciante, ci ha fatto pensare che ci sono tanti usi del peperoncino: introdotto dove serve, può indurre persino qualche sussulto creativo. Dopo vent’anni ci vorrebbe.