Sformat di Mariano Sabatini – Le inchieste dell’ispettore Zen non ha avuto successo perché è una miniserie raffinata

Sformat di Mariano Sabatini – Le inchieste dell’ispettore Zen non ha avuto successo perché è una miniserie raffinata

Le inchieste dell'ispettore Zen chiude i battenti perché è un prodotto di qualità

da in Programmi TV, Sformat
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    ispettore zen

    D’estate è tradizione dedicarsi a letture refrigeranti. E non c’è niente di meglio di un buon libro giallo, magari un classico, per superare la calura sotto l’ombrellone: Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe… o meglio, thriller di nuova generazione, che raccontano la realtà attraverso il filtro del crimine. Lo stesso potrebbe valere per la televisione. Canale 5, la domenica sera, ha recuperato una miniserie in tre sole puntate, Le inchieste dell’ispettore Zen, realizzata nel 2011; basata sui romanzi di Michael Dibdin, scomparso nel 2007. Appena cominciata si è già chiusa, purtroppo: ieri sera, con l’episodio Nido di serpi.

    L’ottimo Rufus Sewell, attore britannico, è il poliziotto Aurelio Zen, di origini venete ma di stanza a Roma. La capitale, con i suoi traffici e i suoi loschi figuri, gli dà molto lavoro e lui, ormai prossimo al divorzio e tornato a vivere della madre Donata, intrigante e non rassegnata a vederlo da solo (Catherine Spaak), si barcamena tra lecito ed illecito sotto lo sguardo del suo collerico capo, interpretato da Stanley Townsend.

    Piace molto alle donne, il nostro Zen, ma lui odia i tradimenti ed ha occhi solo per la segretaria, Caterina Murino.

    Bellissima e sexy. Non cede neppure davanti ai sapienti spogliarelli di una conturbante Valentina Cervi, prostituta di classe. I registi Jon Alexander (Vendetta), Christopher Menaul (La cripta) e Jon Jones (Nido di serpi) hanno firmato questa miniserie pregevole per la misura e il ritmo nel racconto, l’ottimo cast, i casi molto ben intrecciati, la raffinatezza della realizzazione. Aurelio Zen potrebbe legittimamente affiancare le figure di investigatori televisivi più popolari. Sempre che produttori e dirigenti non si facciano ingannare dai bassi ascolti di questa prima emissione. Perché, ormai è chiaro, i prodotti di qualità fanno più fatica ad affermarsi presso il vasto pubblico.

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